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di Antonio Monte

Un tempo il Natale non creava scompigli, teneva unita la famiglia nonostante la povertà, era arricchito dall’entusiasmo e dalla spiritualità.

Il giorno dopo la festività di San Martino iniziava il digiuno mattutino per portare pulito l’animo spirituale alla novena di Natale che iniziava il sedici Dicembre alle cinque del mattino, prima dei lavori del contadino. Pastori, garzoni e contadinelle si recavano in chiesa a intonar: “Tu scendi dalle stelle”.

I giovanotti, ricoperti di sciarpe e cappotti acceleravano il passo al suono delle campane per incrociare lo sguardo delle signorinelle ricoperte il viso dalle mantelle.

Se lo sguardo veniva ricambiato si annunciava per loro la bella giornata.

L’episodio era considerato particolare e faceva dimenticare il lavoro, il digiuno e il temporale. Gli sguardi che s’incrociavano durante le messe generavano la nascita delle promesse e non appena gli amori sbocciavano, nuove famiglie si creavano.

 Per Natale si procedeva alla scorta di verdure coltivate nell’orto e della senape nostrana da cucinare insieme alle anguille del pantano.

Genti segnate dalla povertà utilizzava il baccalà cucinato lesso, condito con olio, aglio, prezzemolo, limone ed era ancor più gustoso del salmone.

Per sgrassar la pancia dai pasticci si condiva con olio, sale e aceto, le alici, le arance fatte a pezzi e l’insalata riccia.

Le massaie preparavano le sfogliatelle cucinate col metodo delle frittelle e quando diventavano dorate col miele di fichi venivano colorate.

Quando a Natale c’era la neve indurita essa veniva mescolata al miele per far la granita.  

Alla Vigilia il più piccino metteva sotto il piatto la letterina, la recitava come fosse un attore per ricevere l’applauso del Genitore e l’offerta di qualche caramella fatta in casa anche quella.

A mezzanotte il Bambinello si poneva nel cestello e chi possedeva il fucile sparava all’impazzata con la porta spalancata utilizzando le cartucce preparate a mano che insieme al rumore dei petardi creavano un gran baccano.

I credenti con gli occhi piangenti rivolgevano lo sguardo verso il cielo per implorare Gesù Bambino di accudire grandi e piccini e ricevere il Suo sostegno a difesa di chi senza chiedere ne avesse tanto bisogno. L’altruismo, la Fede e l’ingenuità erano radicati nell’antica civiltà. La fantasia rinnovava il messaggio e si assisteva al passaggio… della stella… sì, sempre quella, che accompagnò l’antico pastore nella grotta dove nacque il Signore. Il suo alone di luce che addita e par che dica: vai cristiano anche tu a visitare il Bambino Gesù. Lui è là in qualunque ospedale tra chi soffre e sente male. Fra i senza casa e i disoccupati fra il terzo mondo e i menomati.

Fra i vecchi soli negli ospizi, poveri, umili e senza vizi. A costoro porgi il saluto Augurale. Gesù sarà contento e Santo sarà il Natale.

Antonio Monte da Milano

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