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La raccolta differenziata non è fatta di slogan

“Rifiuta l’indifferenza. Differenzia i rifiuti” è lo slogan della raccolta differenziata promossa dal mese di aprile dall’amministrazione comunale di San Giovanni Rotondo, che ha soppiantato un altro slogan a forte impatto: “Noi siamo per la differenziata” che invece aveva caratterizzato, nel maggio 2014, il lancio del “porta a porta” su tutto il territorio cittadino da parte della precedente amministrazione.

“Differenziamo per differenziarci” è il monito che chiude la lettera indirizzata dal sindaco e dall’assessore all’ambiente a tutti i concittadini per presentare il nuovo piano di raccolta differenziata.

Tante belle frasi ad effetto ma a dire il vero ciò che ha davvero “differenziato” l’intero servizio fin dal suo nascere sono stati una serie di problemi e criticità che, nonostante i cambi amministrativi e il passaggio da una società di raccolta ad un’altra, purtroppo si ripresentano puntualmente.

La raccolta differenziata nella nostra città troppo spesso ha dovuto fare i conti con l’inciviltà di taluni cittadini e con la superficialità con cui è stato, a volte, gestito il servizio, con il ritardato pagamento degli stipendi degli operatori ecologici e con impegni disattesi, con numeri verdi a cui non risponde nessuno e centri di raccolta perennemente chiusi, con isole ecologiche sequestrate ed eco-stazioni rimosse in tutta fretta, accompagnate dal più persuasivo degli slogan: “Vergognatevi”.

Troppo spesso non è stata garantita in questi anni la corretta distribuzione della fornitura dei sacchetti previsti, troppe volte i cittadini, che già pagano la tassa sui rifiuti, hanno dovuto farsi carico dell’acquisto di materiali che dovrebbero essere forniti dal Comune attraverso la ditta appaltatrice del servizio.

In questi giorni è ripresa la fornitura dei sacchetti per la raccolta dell’organico e del multi-materiale presso l’ufficio informazione in piazza Don Bosco; distribuzione che sarebbe dovuta avvenire a domicilio di ciascun utente già a fine maggio, visto che con la consegna del kit per la nuova raccolta differenziata, partita il 3 aprile, erano stati recapitati 8 sacchetti per la plastica e 24 per l’umido: quindi una fornitura per sole 8 settimane e non per 3 mesi come invece si legge a pag. 33 della guida alla raccolta differenziata.

Ma ciò su cui oggi vogliamo attirare l’attenzione non sono i disservizi legati a tempi e modi della distribuzione ma il tipo di sacchetti consegnati.

Nello specifico avremmo delle perplessità sui sacchetti dell’umido consegnati con il kit e quelli in consegna in questi giorni.

A pagina 5 della Guida diffusa dalla Tekra si raccomanda di utilizzare solo sacchetti compostabili e la normativa europea, che descrive i requisiti di qualità dei sacchetti compostabili da utilizzare per la raccolta dei rifiuti organici, è chiara e non lascia dubbi sulla conformità.

Tali buste dovrebbero essere certificate come biodegradabili e compostabili (cfr. sul punto l’art. 2, comma 1, del d.l. n.2/2012, che parla di “certificazioni rilasciate da organismi accreditati”, quali ertiquality/CIC, Vincotte etc.), tuttavia i sacchi consegnati per la raccolta del rifiuto organico sembrano non rispondere ai requisiti indicati dalla normativa e a prima vista sembrano non conformi allo standard UNI EN 13432/2002.

La normativa comunitaria con le norme: UNI EN 13432, UNI EN 14995 e  UNI 11451/2012, dà indicazioni sulla degradabilità dei componenti e sulla idoneità dei sacchetti destinati al conferimento della frazione organica; tali norme stabiliscono che le buste biodegradabili e compostabili per essere idonee allo scopo devono necessariamente avere almeno uno dei simboli sotto riportati:

Solo le buste che riportano tali simboli sono garantite da appositi enti che rilasciano opportune certificazioni a fronte di scrupolose verifiche che toccano tutti i processi produttivi di filiera, dalla materia prima al prodotto finito.

Nel caso specifico, sui sacchetti distribuiti nella nostra città manca la predetta certificazione, il relativo logo e la dicitura: «Sacco biodegradabile e compostabile conforme alla norma UNI EN 13432/2002. Sacco utilizzabile per la raccolta dei rifiuti organici». Ogni altra dicitura dà un’informazione sbagliata e disorienta l’utilizzatore finale del prodotto.
Sui sacchetti distribuiti con il kit c’è il logo della Tekra e la scritta “RACCOLTA DIFFERENZIATA – RIFIUTI ORGANICI”, sui nuovi, invece, a caratteri cubitali la scritta “UMIDO”; su entrambi l’elenco di ciò che può essere conferito. Come se tali indicazioni fossero sufficienti a stabilire la conformità di dette buste.

Ad una valutazione più attenta ci si rende conto che le buste consegnate non hanno né il caratteristico odore dei sacchi compostabili e nemmeno la superficie vellutata al tatto, che li contraddistingue.

Così il dubbio comincia a diventare certezza.

Intanto, tutta la cittadinanza nell’utilizzare buste non idonee al conferimento della frazione organica e quindi non compostabili crea, suo malgrado, danni enormi all’intero ciclo della differenziata e all’ambiente: infatti il successo della raccolta differenziata non dipende soltanto dalla corretta separazione dei diversi tipi di rifiuti, ma anche dal giusto sacchetto utilizzato.
Analogo discorso vale anche per la raccolta della carta e del vetro che, per una corretta ed efficace raccolta differenziata, dovrebbero essere conferiti direttamente nei contenitori in dotazione senza utilizzare buste di plastica (abitudine assai diffusa nella nostra città, tra l’indifferenza di chi dovrebbe far rispettare le più elementari regole)…ma questo è un altro discorso troppo ampio per essere affrontato in questa sede.

La normativa vigente tende a ridurre l’utilizzo delle buste di plastica, prediligendo la diffusione degli imballaggi ecosostenibili.

I sacchetti “ecologici” sono entrati a far parte dell’uso quotidiano, molti però utilizzano i termini “biodegradabile” e “compostabile” come fossero dei perfetti sinonimi.

Ma non è così!

Secondo la normativa una sostanza per essere biodegradabile deve decomporsi almeno del 90% in meno di 6 mesi; la decomposizione avviene ad opera di microrganismi che portano alla formazione di sostanze naturali, come acqua o anidride carbonica.

Per considerare un materiale ecologico non basta che sia biodegradabile, deve essere anche compostabile.

Per avere la certificazione compostabile, un materiale deve disintegrarsi in meno di 3 mesi e non essere più visibile; il tutto deve avvenire in ambiente controllato. La degradazione del materiale compostabile, che non contiene sostanze tossiche, può avvenire naturalmente o industrialmente e produce Compost.

Stabilite le differenze tra le due tipologie di buste è evidente che gli scarti alimentari e organici possono essere conferiti esclusivamente all’interno di buste biodegradabili compostabili e mai nelle comuni buste di plastica biodegradabile.

È bene, inoltre, precisare che:

  • I sacchetti biodegradabili non sono di origine vegetale, bensì chimica, e quindi, anche se in misura minore rispetto ai vecchi sacchetti di plastica, sono da considerarsi inquinanti.
    Il loro processo di smaltimento è molto lungo, perciò, anche se si dissolvono naturalmente grazie all’azione di microbi, del calore e dell’umidità, detto processo potrebbe non completarsi in tempo utile per un loro corretto trattamento assieme alla frazione umida.
  •  I sacchetti compostabili invece sono ottenuti da sostanze vegetali, il materiale più utilizzato per la produzione di bio-plastiche è il Mater-Bi, un derivato del Mais.
    Trattandosi dunque di prodotti di origine vegetale, il processo di smaltimento è molto più semplice e l’impatto ambientale davvero molto ridotto.
  • Il sacchetto compostabile permette di creare un rifiuto umido omogeneo dove contenitore e contenuto hanno gli stessi tempi di biodegradazione (poche settimane). Questo quindi rende più efficace la raccolta differenziata dell’umido e garantisce sempre elevati livelli di qualità anche per il Compost (cioè un terriccio usato come fertilizzante) ottenuto.
  • Le buste biodegradabili non sono compostabili e quindi non vanno utilizzate per il conferimento dell’organico, ma vanno buttate nella plastica.
  • Per la raccolta della frazione organica è necessario utilizzare solo sacchetti biodegradabili e compostabili certificati, come le due buste raffigurate nella foto che riportano tutti i marchi di conformità per quanto riguarda i criteri di biodegradabilità e compostabilità.

  • È evidente che tutti gli altri sacchetti non sono compostabili.

Certo che se ci fosse una seduta di Question Time aperta ai cittadini, avremmo potuto presentare la nostra interrogazione in Consiglio Comunale, ma siamo certi che, sicuramente, tutti i soggetti coinvolti avranno modo di leggere e rispondere ai nostri dubbi e nel caso le nostre perplessità si rivelassero veritiere di porre tempestivamente rimedio a questo spiacevole incidente di percorso.

Ora però chiediamo agli enti coinvolti di non perdersi in chiacchiere sterili e di non dare per scontato, che la nostra sia una critica distruttiva; noi non stiamo puntando il dito contro nessuno, semplicemente non siamo rimasti “indifferenti”: abbiamo espresso un dubbio legittimo e abbiamo messo a disposizione tutte le informazioni in materia che siamo riusciti a reperire.

Nella Guida (pag. 35) si legge: “ogni tuo suggerimento è prezioso” noi abbiamo dato il nostro, ora a voi il compito di fare chiarezza e stabilire le responsabilità (probabilmente anche penali).

Nel caso in cui quanto segnalato venisse confermato, considerato che oltre ad essere stati danneggiati i cittadini, che eseguono scrupolosamente la raccolta differenziata e pagano per ricevere il miglior servizio disponibile, a nostro avviso è stato danneggiato anche il Comune che ha investito ingenti risorse su questo servizio e sarebbe a sua volta parte lesa e vittima esso stesso di eventuali irregolarità.

Di sicuro il conferimento, da parte di cittadini negligenti, di materiale organico in sacchetti non adatti prevede ammonimenti e sanzioni, ci chiediamo se siano state previste sanzioni anche per chi dovesse distribuire sacchi non conformi .

Noi intanto porteremo all’attenzione degli organi di polizia, controllo, igiene e ambiente, quanto qui descritto, invitandoli a fare le dovute acquisizioni e analisi al fine di fornire a tutta la cittadinanza risposte certe in merito alla natura delle buste in questione.

In attesa di riscontri da parte degli organi competenti, non utilizzeremo i sacchi consegnateci, perché nel nostro piccolo vogliamo salvaguardare l’ambiente, e vi invitiamo a fare lo stesso affinché lo slogan “Rifiuta l’indifferenza. Differenzia i rifiuti” non sia solo una trovata pubblicitaria ma un modus operandi.


SoniaRitr

 

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