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“Libriamo”, a cura di Renata Grifa

Il bambino non è bambino, a Napoli. Il bambino è criaturo. “Teng’ a creatura”, dice la madre e salta la fila allo sportello o lascia l’auto davanti all’asilo.

[…] a Napoli, le creature sono sacre, più sacre che altrove.

Tutto ciò che ha consistenza e significato prende forma attorno alle creature: le famiglie, i quartieri da Forcella fino al Vomero, da Chiaia a Secondigliano.

Per questo il bambino è re di Napoli: l’unico che nessuno abbia mai voluto scalzare dal suo trono. Ma come un piccolo destino dei tempi antichi, ‘o criaturo non gode dei diritti dell’infanzia.


I bambini sono cresciuti, si stanno prendendo tutto. Forcella ha ormai il suo Marajà che regna incontrastato in quella che sembra essere terra di nessuno.

F12 è la loro firma, la firma che lasciano là dove seminano terrore, non temono nulla, tutti devono sapere che loro sono la Paranza e che non hanno paura di niente, uomini-bambini che vivono e spadroneggiano restando fedeli ad unica parola: potere.

La Paranza è più unita che mai, Nicolas, ‘o Tucano, Stavodicendo, ci sono tutti  e non si accontentano più. Vogliono il potere, vogliono il comando e per ottenerlo sono pronti a sfidare chiunque gli si pari davanti come ostacolo. Sfidano la legge e i vecchi clan, stringono patti, creano alleanze al di fuori delle quali non si è nessuno. E suggellano tutto con un bacio al sapore di sangue. Non esistono legami, se “si ‘n higuain”, un traditore, paghi con la vita.

Bambini che sono vite a perdere in una realtà dove non c’è Stato, non c’è istruzione, non c’è un domani “fatemi tanti belli auguri, perché non arriverò a 21 anni…” postava sui social Emanuele brindando al suo diciottesimo compleanno.

E così, con questo Bacio Feroce Roberto Saviano torna a raccontare quella parte di Napoli che non si fatica a credere vera.

Per chi ha amato La Paranza dei Bambini questo è il giusto sequel che ci riporta tra i vicoli di una città in cui il numero dei morti è pari ai proiettili che vengono sparati e ci si chiede se sia davvero possibile che tutto ciò che avviene non possa essere fermato. Un romanzo che sebbene riesca nell’intento di indignare chi lo legge, di certo non sorprende più. Pagine che si accostano sempre più ad un filone narrativo che sembra ormai piegarsi al volere del telespettatore piuttosto che del lettore.

Viene da chiedersi se sia ancora tanto il materiale a disposizione per quella che sembra ormai essere solo la seconda puntata di un lungo copione in cui finzione e verità iniziano a confondersi lasciando solo spazio alla rassegnazione ad una realtà in cui “tutto sommato le cose vanno così”.

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