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«Ricordare non favorisca rancore ma dia speranza per un mondo migliore»

A 15 giorni di distanza dal Giorno della Memoria, un’altra solennità civile nazionale italiana riporta alla memoria lo scenario di orrori perpretati dal regime comunista di Tito fra il 1943 e il 1945, con il suo carico di morte, di crudeltà inaudite, di violenza ingiustificata e ingiustificabile.

Il dolore, la violenza e l’odio di una delle pagine più buie della storia nazionale non devono cadere nell’oblio e devono essere di monito alle nuove generazioni affinché questi orrori non si ripetano mai più e si possa costruire un futuro dove la violenza e l’odio siano solo un amaro ricordo.

Dal 2004, il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo: il giorno dedicato alla “memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”, come cita la legge 30 marzo 2004 n. 92 che l’ha istituita.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel ricordare le vittime delle foibe mette in guardia dai rischi che derivano da ogni forma di nazionalismo e di odio etnico. «Il Giorno del Ricordo è stato istituito dal Parlamento per ricordare una pagina angosciosa che ha vissuto il nostro Paese nel Novecento. Una tragedia provocata da una pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalistica»…«Le stragi, le violenze, le sofferenze patite dagli esuli giuliani, istriani, fiumani e dalmati – ha concluso il Presidente – non possono essere dimenticate, sminuite o rimosse. Esse fanno parte, a pieno titolo, della storia nazionale e ne rappresentano un capitolo incancellabile, che ci ammonisce sui gravissimi rischi del nazionalismo estremo, dell’odio etnico, della violenza ideologica eretta a sistema».

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