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Terminati i funerali in una chiesa di San Pio gremita

Una folla immensa e commossa, ha presto parte questo pomeriggio nella chiesa di San Pio, alle esequie di Monsignor Michele Castoro, vescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, scomparso sabato dopo una lunga battaglia contro la malattia.

C’erano tutti: autorità civili, militari e tutti i vescovi di Puglia. Presente il Presidente della Regione Michele Emiliano, numerosi consiglieri regionali, i sindaci della Diocesi tra cui Angelo Riccardi e Giuseppe Nobiletti, primi cittadini di Manfredonia e Vieste, oltre che al sindaco di San Giovanni Rotondo Costanzo Cascavilla. C’erano i vertici della Casa Sollievo della Sofferenza; tantissimi sanitari, tra medici e infermieri. A celebrare la messa il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin mandato da Papa Francesco in persona, a testimonianza del grande legame tra il Pontefice e il nostro Arcivescovo.

La bara di legno chiaro, con una semplice croce sopra come da volontà di Castoro, è arrivata attorno alle ore 15 nella chiesa di San Pio dopo i due giorni trascorsi nella cattedrale della sede vescovile di Manfredonia.

La fede era la sua vita, il suo volto nonostante fosse piegato dalla malattia era sempre sereno” così nella sua omelia il cardinale Pietro Parolin. “Aveva parole di ringraziamento per tutti, dando prova di grande generosità e solidarietà. Ne avevo apprezzato la finezza d’animo, la mitezza e la mansuetudine. Il suo coinvolgimento e la dedizione all’Opera di S.Pio era totale, un esempio per me che l’ho conosciuto. Un’esistenza totalmente condotta come servizio d’amore, nel segno del dialogo e dell’approccio fraterno con tutte le realtà che incontrava. Ha saputo cogliere dentro, incarnando quella dimensione della vicinanza che Papa Francesco definisce indispensabile per lo svolgimento dell’esercizio sacerdotale e pastorale. Michele Castoro ha compiuto un cammino operoso verso di Dio, per saziarsi nella contemplazione del volto di Cristo nel suo avvicinamento alla vita eterna. Il Santo Padre ha voluto essere presente, tramite la mia persona, in questa dolorosa giornata, esprimendo la sua personale vicinanza a tutta la comunità”, ha concluso il Segretario di Stato vaticano.

Alla fine della celebrazione è stato letto il testamento spirituale di Mons. Castoro da parte del vicario don Stefano Mazzone, unitamente alle sue ultime volontà. Toccante il passaggio sulle sue origini: gli insegnamenti cristiani ricevuti in famiglia, l’amore per i genitori, i fratelli e le sorelle. I primi passi verso il sacerdozio, il seminario e l’ordinazione nella cattedrale di Altamura. “Ho amato la Chiesa più della mia vita. Mai potrò riuscire a dire compiutamente il mio grazie al Signore per la luce della maternità ecclesiale. Tutto ciò che ho fatto nel mio ministero pastorale non è stato altro che un modo per ringraziare Dio di quanto mi ha donato attraverso la Chiesa. Quanta immeritata grazia, quanti doni immeritati sono usciti dalla mano del Signore per me. Da parte mia non voglio lasciare questa vita terrena portando rancore per nessuno, e davvero posso dire di non provarne per alcuno. Continuo il mio cammino in ‘nomine Jesu’ finchè Egli vorrà, pronto a servire i miei fratelli sulla terra, ma anche a far fiorire questo servizio in una lode eterna al cospetto di Dio. Il nome di Gesù mi accompagna e mi custodisce nei giorni del mio pellegrinaggio terreno”.

Infine sono state lette le ultime volontà terrene di Mons. Castoro: la donazione dei suoi organi, qualora fossero ancora in buono stato, per aiutare i più bisognosi; il desiderio di essere sepolto nella nuda terra; una messa in suffragio nella sua Altamura; la donazione dei suoi paramenti nelle varie diocesi dove ha prestato servizio.

Un lungo applauso ha accompagnato il feretro all’uscita dalla Chiesa di San Pio per l’ultimo viaggio verso la natia Altamura.

“Ho avuto la fortuna di essere stato anche suo amico personale, e mi reputo indegnamente anche suo figlio spirituale” ha dichiarato ai nostri taccuini alla fine della celebrazione un commosso Giandiego Gatta, vice-presidente del Consiglio Regionale. “Una persona eccezionale, per tutta la comunità diocesana rimarrà un vescovo indimenticabile. Ha lasciato una profonda impronta di se, è stato il buon pastore per tutti. Era un elemento di grandissima coesione sociale, aveva una capacità di raccordare tutti con la sua umiltà e la sua discrezione. Un sorriso disarmante che faceva venir meno ogni forma di disagio nei suoi interlocutori. Rimarrà un figura indelebile nella memoria e nel cuore di tanta gente, un faro e una guida per tutti noi. Ci mancherà”.

 

 

 

 

 

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