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LibriAmo a cura di Renata Grifa

Finalmente ho capito perché Nononno aveva quella passione per buttare via le cose.

In quello che lasciava andare alla gramm’ c’era la nostalgia
per ciò che poteva essere e non era stato.

[…] “Nono’, nonno è ammalato di nostalgia”. Nononna però già lo sapeva, perché ha annuito.

“È ammalato di rabbia. Quanto ben di Dio sprecato,” ha detto,
mentre mi prendeva in braccio, sulla poltrona.
A me tutti sti grandi che mi prendono in braccio non mi sono mai piaciuti,
appena cresco gliela faccio vedere.


È “tra cinquanta case di pietra e duecento abitanti” che Pietro trascorre l’estate del suo undicesimo compleanno. Lasciato il padre a Milano, anzi a “Milanox” come nei peggiori quartieri del Bronx, Pietro viene spedito insieme alla sorellina Nina a casa dei “nononni” per trascorrere le vacanze estive e così, dalla fermata dell’autobus che lo porterà in terra lucana, inizia una narrazione che vi farà perdere la cognizione del tempo.

Saranno proprio gli occhi di Pietro a portarci in giro per un paesino dove sembra che il tempo si sia fermato, dove sembra che nulla sia cambiato e che nulla possa cambiare Poi si è girato verso il quadretto appeso in cucina, e mi ha chiesto di leggere quello che c’era scritto. Io non avevo voglia, ma nonno ha insistito. Così ho letto. «Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né la speranza, né la ragione, né la storia,» ho detto.”, un paesino dove per divertirsi basta ancora un pallone per strada, dove “non succede nulla da cent’anni” fino a quando il piccolo Pietro decide di entrare nella roccaforte della città.

Ed è da qui, dall’interno di cunicoli sotterranei, che farà una scoperta sconcertante, una di quelle scoperte che risveglieranno le coscienze dell’intera comunità di Arigliana.

Per alcuni sarà una minaccia al benessere della cittadina per altri sarà fonte di ricchezza, ma sono solo gli occhi dei bambini che alla fine ci riveleranno ciò che merita di restare e ciò che invece verrà dato via.

Nelle sue avventure Pietro non è mai solo, avrà al suo fianco la sorellina Nina e l’amico di una vita Refè, ma avrà soprattutto la dolcezza di una madre che “è andata avanti nella strada della vita per aspettarci in un posto ancora più bello dove tutti sono felici, e non abita più da noi, un po’ è cambiato tutto”, Pietro la sente in ogni istante della sua vita, anche quando Canetto va a fargli visita e sembra che mordi più forte di altre volte, è grazie a lei che Pietro riuscirà a districarsi nel viaggio più bello e difficile della vita.

E così che arrivati alla fine dell’estate nessuno sarà più quello di prima nel piccolo villaggio di Arigliana, tutti in un modo o nell’altro verranno toccati da questo ragazzino che arrivato in paese con la mente leggera che solo l’estate porta con sé si ritroverà anch’esso ad essere improvvisamente già grande.

Giuseppe Catozzella riesce con questo romanzo di formazione, con uno stile semplice ma non banale, a parlare sia ai ragazzi e sia agli adulti, lasciandoci un bel messaggio di speranza, facendoci aprire gli occhi davanti alle fragilità della vita e ricordandoci che ci sarà sempre qualcuno pronto ad oscurare la nostra capacità di brillare ed è proprio in quei momenti che dobbiamo ricordarci che “Ti insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece”.


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