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LibriAmo a cura di Renata Grifa

Mi chiamo Maria. Maria De Santis.

Sono nata piccola e bruna come una susina matura.

Periferia di Bari, anni 80. Maria è una ragazzina cresciuta in quei quartieri dove le famiglie sono intrappolate nelle loro disgrazie, dove i soprannomi che ti danno da bambino te li porti dietro tutta la vita.

Maria è malacarne perché il suo essere ribelle, e forse sempre un passo avanti rispetto alla vita di quartiere, la rende inadeguata al mondo in cui sta crescendo, in lei tutti vedono una ragazzina “col diavolo dentro” .

Tu c’hai il sangue freddo delle lucertole”, cominciò a dire. Parlava con un filo di voce gracchiante. “Anzi, si’ senza sagne proprio, come ‘u pulp. Tu si ‘na mala carna, essa si’, ‘na mala carna”, sentì in dovere di scandire due volte, la seconda più diretta a se stessa.

Eppure tra i vicoli sporchi e le case fatiscenti l’insolenza di Maria spicca come una virtù a cui tenersi ben aggrappati, in una realtà fatta di soprusi e abusi in cui la vita bisogna inventarsela giorno per giorno Maria non è disposta a rinunciare alla propria libertà e al proprio futuro.

Ha intorno a sé una famiglia disgraziata che se da un lato fa di tutto per coltivare l’unico frutto buono del proprio albero, dall’altro sembra essere l’ostacolo principale alla realizzazione personale: una madre debole che ha sacrificato se stessa per i suoi figli e per un marito-padrone la cui violenza continua a essere giustificata perché “lui non è sempre stato così”.

Unico punto fermo nella vita di malacarne è Michele senzasagne, anche lui ragazzo inevitabilmente segnato dal suo stesso soprannome prima che dal suo vero essere.

Attraverso gli occhi adulti di Maria ripercorriamo una vita fatta di tante difficoltà, a dimostrazione di quanto sia difficile il riscatto sociale quando si vive ai margini della società.

Un romanzo ben scritto e una storia appassionante se non fosse solo per un piccolo dettaglio, il tutto è stato già letto e ben raccontato nel romanzo di un’altra autrice italiana che ha fatto dei suoi libri un successo planetario: L’amica geniale di Elena Ferrante.

Se avete letto questo libro non potete fare a meno di notare le troppe analogie che vi sono tra i due romanzi, la trama, i personaggi, chi vive e chi muore, tutto troppo simile per far pensare ad un caso. O forse le storie dell’Italia di quel tempo sono talmente tanto simili tra loro che generano racconti pressoché identici?

Storia di una famiglia per bene è un bel libro se non avete letto altro del genere “saga familiare”, ma se avendolo tra le mani iniziate a indovinare esattamente ciò che succederà nella pagina successiva perché “mi sembra di averlo già letto”, non vi state sbagliando, forse davvero lo avete già letto.


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