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Il ricordo e lo sdegno dei 4Zampisti

Ad un anno dal massacro di sei cuccioli a San Giovanni Rotondo l’Enpa denuncia che i responsabili di quell’ignobile gesto non sono ancora stati individuati e assicuratiti alla giustizia.

All’indignazione del momento non sono seguiti gesti concreti: i barbari, che hanno massacrato sei cani indifesi con una insensata crudeltà, non hanno ancora un nome.

Pubblichiamo di seguito la nota ricevuta dai volontari dell’ENPA in ricordo di quella triste giornata.


Siamo soliti sentire in TV o leggere nei giornali, avvenimenti di cronaca dei più disparati: omicidi, femminicidi, stupri, abusi, bullismo, pedofilia e tantissimi generi di violenza che alcuni individui, non meglio identificati come esseri umani, perpetrano su chi è più debole di loro. Quando un essere vivente cagiona del male ad un altro essere vivente senza che vi sia una mera necessita biologica, come la nutrizione e la sopravvivenza, ma per il solo piacere di commettere un atto crudele e compiacere la sua natura malvagia, beh, abbiamo di fronte un individuo pericoloso o meglio identificato come mostro.

Anche se le sue vittime non sono degli esseri umani ma degli animali indifesi, abbiamo di fronte un atto mostruoso e anche se l’oggetto della crudele uccisione non comporta nella nostra società l’attivazione dei giusti meccanismi di indagine e di giustizia da parte delle istituzioni o delle forze dell’ordine – perché il diritto penale a tal proposito è chiaro (art. 544-bis del codice penale ai sensi del quale: «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni.») ci si trova dinanzi all’azione di un mostro che si trova nel diritto di poter ammazzare degli esseri viventi per divertimento, per vendetta o per semplice follia. E sia chiaro, l’individuo che commette un atto brutale verso degli animali indifesi con il metodo più subdolo e vigliacco della storia ovvero l’avvelenamento, è un essere pericoloso non solo per gli animali ma, come anzidetto, per qualsiasi essere più debole di lui, persino della sua specie.

“Ci dispiace tanto ma alla fine si tratta solo di cani…” queste le parole che si sono sentite lo scorso 2 settembre 2017 da molti nostri concittadini.

In quella data i giovani volontari conosciuti come i “4Zampisti”, dopo un anno di dure battaglie verso un sistema inesistente di lotta al fenomeno del randagismo, comunicati alle istituzioni della città, segnalazioni di violenze su cani, abbandoni e tantissimi cuccioli salvati dalla strada per poi essere diligentemente e responsabilmente dati in adozione, avevano deciso per la prima volta di riunirsi in quella che doveva essere la prima assemblea cittadina. Un evento pubblico interrotto prima che potesse iniziare a causa di una macabra scoperta.

La notte precedente un mostro dalle fattezze umane aveva gettato all’interno di una proprietà privata di un volontario ENPA, posta alla periferia della città, del cibo con dentro metaldeide. Per chi non lo sapesse, questa sostanza conosciuta come “lumachicida” è venduta esclusivamente in agro-farmacie appositamente autorizzate, previo rilascio di prescrizione da parte di dottori agronomi abilitati all’esercizio della professione ed iscritti in apposito elenco. L’effetto della metaldeide è rapido e di estrema violenza: spasmi muscolari, convulsioni, ipersalivazione, tachicardia, tachipnea, congestione e morte dopo atroci sofferenze.

Come etichettereste un “essere umano” capace di cagionare una morte così violenta anche se “solo” ad un cucciolo di cane?

Ma come mai tanta malvagità? Il caso ha voluto che in quella proprietà privata vi erano dei cuccioli regolamentante stallati dall’associazione, alcuni pronti per partire verso le loro nuove famiglie adottive. E sempre casualmente quel vile atto si è consumato la notte prima dell’assemblea cittadina organizzata dall’ENPA.

Come etichettereste un simile gesto? Credo che il termine più appropriato sia quello di “mafioso”. Colpire al cuore i giovani volontari e punirli perché il loro operato risulta alquanto scomodo.

Oggi, a distanza di un anno, l’uccisone di Sweet, Lillo, Rocco, Liv, Faustino e Marta è rimasta impunita.

Oggi a distanza di un anno leggiamo, ancora e purtroppo, che nella vicina San Marco in Lamis viene avvelenato, con la stessa sostanza conosciuta come metaldeide, Marley, un tranquillo e socievole randagio simil-beagle benvoluto da tutto vicinato.

Questi mostri non possono passarla liscia ed è compito delle istituzioni consegnarli alla giustizia. Seppur le loro vittime non sono esseri umani, come anzidetto, il confine tra “compiere un atto malvagio su di un animale indifeso e compierlo verso un uomo, donna o bambino indifeso” è davvero sottile.

Oggi l’ENPA di San Giovanni Rotondo ricorda quel massacro. Forse la città di San Giovanni Rotondo ne ha avrà persa memoria e molto probabilmente le istituzioni l’avranno dimenticato nei giorni immediatamente successivi.

Come si sono concluse le indagini? Come mai questi atti continuano a perpetuarsi senza sosta? Chi ha il compito di difendere gli esseri indifesi?

A queste domande, credo, non ci sarà mai risposta specie se ci si trova in una società non sana.

Di seguito la lettera dell’epoca scritta dall’ENPA di San Giovanni Rotondo dopo l’assassinio dei loro 6 angeli:

“In queste ore sul web girano le foto dei vostri corpi privi di vita, sterminati da una mano più pericolosa e fatale di mille artigli. NO! Amici miei, non era o non erano degli esseri umani. Di umano aveva solo le sembianze.

Avete creduto che si trattasse di una persona che era lì come i tanti volontari che quotidianamente vi portavano del cibo e vi accarezzano. Che da mesi si prendevano cura di voi sin da quando da cuccioli vi abbiamo strappati da morte certa. Vi abbiamo messi al sicuro. Curati e nutriti e molti di voi erano già pronti per raggiungere le vostre nuove famiglie.

Che dirvi… questione di giorni e avreste trovato le vostre anime gemelle come i tanti fratellini e sorelline già partite prima di voi. Ma la vita è beffarda. Ma la morte lo è ancora di più.

Noi vogliamo ricordarvi con queste foto. Vogliamo che la gente guardi per l’ultima volta la grande vita che traspariva nei vostri occhi. La vostra anima.”

 

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