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LibriAmo a cura di Renata Grifa

“Qualcuno ci cerca, Freddy?”

“Cercano me. Non sono una brava persona, e c’è sempre qualcuno
che mi sta alle calcagna. E dal momento che stiamo insieme,
finisce che cercano anche te.”

“Cioè?”

“Non importa che tu capisca. Se c’è qualcosa che devi capire bene, te lo spiego.
Adesso finisci il caffè, e datti una mossa. Ecco la seconda chiave dell’albergo.
Quando arrivi a casa, cambiati.
Mettiti una camicetta, una gonna, e un paio di scarpe con i lacci.”


Bang Bang, he shot me down Bang Bang my baby shot me down
potrebbe senz’altro essere la giusta colonna sonora per un noir che ci catapulta nell’America corrotta e infida degli anni 80 dove uno psicopatico appena uscito dal carcere di San Quintino arriva a Miami per nulla intenzionato a cambiare vita.

“Perché comprare finto struzzo, quando con due o trecento dollari in più ti prendi un portafogli di vera pelle di struzzo?”

Un thriller che vede l’intrecciarsi delle vite di tre personaggi ciascuno disperato a modo proprio. Lui, gangster che sogna la tranquillità della vita domestica ma che non riesce a tenersi lontano dalla malavita di cui Miami è piena, lei escort sognatrice e finta ingenua e Hoke, detective che pensa di godersi il meritato riposo in un anonimo albergo di città e che invece si ritroverà suo malgrado a deve far i conti con le conseguenze di un omicidio per dito rotto.

“Hombre duro,” disse Freddy. Infilò la banconota nella mano dell’uomo e gli chiuse le dita intorno.

“¡Despotico!” assentì lo sfregiato, e gli altri tre cubani se la risero. Freddy attraverso la semioscurità del salone verso gli ascensori.

Davanti alla 809, estrasse la pistola, bussò alla porta, e si appiattì contro il muro.

Un noir che scorre bene tra inseguimenti, calcoli e pugni ben assestati, sullo sfondo di una Miami crudele e al tempo stesso seducente.

Insomma un classico della “crime story” americana che a distanza di più di vent’anni (la prima edizione è del 1984, ambientato quasi negli stessi anni del telefilm cult Miami Vice) riesce ancora a tenere il lettore incollato alla pagine, sebbene la storia non lascia spazio a colpi di scena eclatanti resta di per sé coinvolgente: si sa come andrà a finire, ma rimane comunque la curiosità di arrivare all’ultima pagina.

E non ci si meraviglia se leggendolo tornano alla mente scene di film cult alla Quentin Trantino, che pare sia stato ispirato proprio da questo autore per uno dei suoi massimi capolavori, Pulp Fiction “Non è un film noir, io non faccio del neo-noir. Penso che Pulp Fiction sia molto vicino alla crime fiction di questi ultimi anni, in particolare a Charles Willeford”.


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