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LibriAmo: un anno di libri

31 dicembre 2018.

Fine anno, tempo di brindisi e di bilanci.

Cosa lasciate a questo duemiladiciotto e cosa portate nell’anno che verrà?

Nell’ultimo appuntamento dell’anno vi lascio un libro per ogni mese, una frase per ogni libro ed un grazie per ogni persona che insieme a me si è emozionata per un pensiero su carta, ha riscoperto la bellezza delle parole e la magia della pagina scritta.

Grazie a chi è passato di qui per caso o a chi semplicemente ci ha osservato da lontano.

Se anche solo uno di voi ha abbracciato un libro grazie a Libriamo posso dire che è stato certamente un duemiladiciotto da non buttare via!

B Anno a voi!

Renata



1

Per l’uomo che non ha più niente di umano.

Stanotte guardiamo le stelle – Alì Ehsani

“ci parla di emigrati usa spesso la parola disperati, ma quello che invece penso  oggi […] è che non c’è niente di più simile alla speranza nel decidere di emigrare: speranza di arrivare da qualche parte migliore”.




2

Premio Pulitzer. L’America, gli schiavi, gli spirituals nei campi di cotone.

La Ferrovia sotterranea – Colson Whitehead

Si sedevano una accanto all’altra, Cora con un libro di storia o un romanzo, e Molly a sfogliare una fiaba. Un giorno, mentre stavano per entrare, le fermò un carrettiere.
“Il padrone diceva che l’unica cosa più pericolosa di un negro con la pistola”… …“è un negro con un libro in mano. Allora mi sa che lì dentro c’è un bel mucchio di polvere nera, eh!”



3

Semplicemente perché è un bel libro!

L’arminuta – Donatella di Pietrantonio

Ripetevo la parola mamma cento volte, finché perdeva ogni senso ed era solo una ginnastica delle labbra. Restavo orfana di due madri viventi. Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni. Ero figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze. Non sapevo più da chi provenivo.




4

Per la purezza dei bambini.

Il mare dove non si tocca – Fabio Genovesi

Anche quando da grande diventavo il capitano di una nave,  che era il sogno numero uno della mia classifica. Mi ero pure preparato una bella risposta, quando qualcuno veniva da me nella sala di comando e mi chiedeva “Ma capitano, come è possibile lei guida una nave e non sa nuotare?” E io con un sorriso pieno e sicuro da capitano “E perché, scusi, quelli che guidano gli aerei sanno volare?”




5

Il libro che non mi è piaciuto.

La ragazza con la leica – Helena Janeczek

Così, osservandola, Ruth aveva avuto un’intuizione: guardala, aveva pensato, questa piccola donna che attrae tutti gli sguardi, questa incarnazione di eleganza, femminilità, coquetterie, di cui nessuno sospetta mai che ragiona, sente e agisce come un uomo.




6

Perché l’ho comprato a Dublino!

Dubliners – James Joyce

Attendeva paziente, quasi allegra, senza nessuna ansia, mentre i ricordi cedevano il passo a speranze e progetti.

Speranze e progetti talmente complessi che non vedeva nemmeno più i cuscini bianchi su cui fissava lo sguardo, né si ricordava di cosa fosse in attesa.




7

Poesia moderna. Parole sempre vere. Ama.

Milk and honey – Rupi Kaur

soprattutto ama /come fosse la sola cosa che sai fare / Alla fine tutto questo / non conta nulla /questa pagina / su cui indugi / la tua laurea / il tuo lavoro / il denaro / nulla ha importanza /tranne l’amore e il contatto umano / chi hai amato / e con quanta profondità hai amato /Il modo in cui hai toccato la gente intorno a te / e quanto le hai dato




8

Per chi ama lo stile americano, da non perdere.

Tra loro – Richard Ford

Devo aver cominciato a sentire che l’assenza di mio padre non era l’eccezione ma la regola.

La gente viene e va.  Forse stavo diventando più consapevole di lui come di qualcuno che non c’era,  e meno consapevole di lui nei giorni e nei momenti in cui era davvero presente.

La stabilità diventò una cosa che ti creavi tu.  Questa può essere stata la seconda lezione che mi impartì.




9

Quel che poteva essere e non è, un libro intimo, toccante, vero.

Il giro dell’oca – Erri De Luca

Non lo sai dire, non sai dire “mio”, lo hai detto piano, una veloce sillaba di passaggio. Mio: è una dichiarazione di affetto, di certezza, di vincolo di sangue. Se sei Mio padre, devi dire Mio figlio. Fai sentire nella voce la lettera maiuscola.

Figlio Mio. Hai ragione non lo so dire, non mi viene di sbattere la emme, staccarla forte dalle labbra. E’ una labiale imbarazzante, mi ricorda mamma, una parola che non esiste più. Anche l’altra labiale, la pi di papà non esiste, ma non mi imbarazza. Invecchi perdendo qualche dente e labiali.




10

Per capire un po’ quello che stiamo vivendo, in un modo poco matematico e molto romanzato, ma senza dubbio realista.

Middle England – Jonathan Coe

Siamo completamente e irrimediabilmente fottuti. Corriamo di qua e di là come polli decapitati.(…) Chi si aspettava un esito simile. Nessuno sa cosa sia la Brexit. Nessuno sa come attuarla. Un anno e mezzo fa la chiamavano Brixit (…)Non capisco come è possibile che abbiano demolito tutto. Costruzioni che erano qui da tanto tempo (…) Ma quel maledetto enorme centro commerciale… E tutte quelle case. Se non c’è la fabbrica, come fa la gente a trovare i soldi da spendere nei negozi?». E poi «dove le fanno allora le automobili?




11

Vincent.

Lettere a Theo – Vincent van Gogh

“E allora vado fuori di notte a dipingere le stelle, e sogno sempre un quadro come quello con un gruppo degli amici vivi”. Questa speranza di dipingere il cielo stellato non lo lasciò mai.





12

...è quel che porto nel prossimo anno, una frase, un pensiero, che serva come esempio da oggi ai prossimi trecentosessantacinque giorni:

“Esserci è il nostro compito facciamolo al meglio”

- Voglia di Vita -


















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