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… e “Toto Cutugno” stavolta è arrivato primo

Conclusa la tornata elettorale del 26 maggio che ha coinvolto l’Italia tutta per il rinnovo dell’Europarlamento e 3.779 comuni (di cui 136 interessati nel turno per il ballottaggio dello scorso 9 giugno) per le Amministrative, a livello nazionale – tenendo anche conto soprattutto dei voti registrati alle europee – si è evidenziata una tendenza favorevole verso la destra o più in generale verso il centrodestra che ha registrato un saldo positivo nella “conquista” di molti comuni, che però non ha modificato il quadro generale, dove i dati assoluti ci dicono che il numero di comuni amministrati dal centrosinistra è ancora superiore rispetto a quelli guidati dal centrodestra.

Nella lista dei comuni espressione del centrosinistra rientra anche San Giovanni Rotondo, che nel ballottaggio del 9 giugno ha ribaltato i risultati del I turno.

Nella nostra città,  mentre al primo turno si erano recati alle urne in 15.370 elettori su 23.970, al ballottaggio hanno votato in 12.383, facendo registrare un calo dell’affluenza tra i due turni pari al 12,46%.

A sfidarsi i due aspiranti sindaci più suffragati: il candidato del centrodestra Giuseppe Mangiacotti, che partiva con un vantaggio di ben 1.205 voti rispetto al suo avversario Michele Crisetti, candidato sindaco del centrosinistra.

Ad avere la meglio, com’è ormai noto, è stato Michele Crisetti, che ha portato a casa una vittoria netta totalizzando 7.371 preferenze  (60,71%) contro le 4.470 di Mangiacotti (39,29%).

Crisetti, che partiva sfavorito rispetto a Mangiacotti, ha conservato, a dispetto del suo competitor, i voti del primo turno registrando un incremento di 2.601 voti.

Mangiacotti, di contro, non ha conservato le preferenze del primo turno, 6.010 voti.

La natura di questa clamorosa débâcle potrebbe ricercarsi in un calo dell’affluenza che di solito caratterizza il turno di ballottaggio, ma anche in un astensionismo di natura puramente ideologica che potrebbe aver interessato quella parte di elettorato puro di destra, che avrebbe mal digerito questa sorta di “appropriazione indebita” della destra cittadina, a cui si sarebbe aggiunta una grandissima fetta di elettori del Movimento 5 Stelle (che potrebbero non aver creduto che avere due consiglieri in Consiglio Comunale potesse essere una scelta vincente) e qualche centinaio di voti “anti-Lega” di Rifondazione.

Meno convincente l’idea che circola sui social di uno o più traditori da ricercare tra i candidati consiglieri del centrodestra che avrebbero dirottato le loro preferenze sul candidato dell’altra compagine: anche se nessuno aveva un peso specifico all’interno della coalizione tale da far perdere alla destra 1.240 voti, questa supposizione avvalorerebbe i timori della vigilia secondo cui la litigiosità e le incomprensioni che avevano dapprima rallentato e poi sancito la fine delle amministrazione Cascavilla avrebbero puntualmente fatto capolino tra gli attori politici della squadra di centrodestra.

Facendo due conti e considerando i numeri del primo e secondo turno, per vincere, con 1 solo voto di scarto, Mangiacotti avrebbe avuto bisogno di 1.301 voti in più rispetto a quelli ottenuti da Crisetti al ballottaggio (cioè la metà del distacco). In pratica, se Mangiacotti avesse confermato i 6.010 voti del primo turno avrebbe dovuto conquistare la fiducia di soli 61 elettori.

Del resto per stessa ammissione del candidato sindaco Giuseppe Mangiacotti sicuramente sono stati fatti degli errori: «Abbiamo perso, il popolo ha deciso ma tante responsabilità le abbiamo pure noi. Una coalizione che prende al primo turno 6010 voti e non li conferma, vuol dire che ha lavorato poco o male» – come si legge in un post su Facebook, pubblicato non appena i risultati degli scrutini avevano pronunciato il verdetto.

Di sicuro le proposte, anche ben illustrate durante la campagna elettorale del primo turno, non hanno trovato continuità in sede di campagna per il ballottaggio, e l’ultima settimana – che si sa è quella dove si accendono gli animi e non fa sconti allo sfidante – ha visto la coalizione di centrodestra sui palchi urlare e a volte esasperare, ai limiti dell’offesa, il giudizio verso gli avversari politici, orientando il voto degli indecisi in direzione di Crisetti, che invece ha scelto la via della pacatezza e dei toni moderati, anche se non sono mancati nei suoi comizi momenti di tensione e dita puntate pure da parte sua contro gli antagonisti politici.

Dalle parole di Mangiacotti e del suo entourage nell’ultima settimana prima del voto più volte è emersa la certezza di avere la vittoria in tasca, soprattutto quando il neoeletto sindaco, nel corso del comizio del 6 giugno, è stato paragonato dal suo avversario a Toto Cutugno: «Michele Crisetti sei come Toto Cutugno, l’eterno secondo» – il riferimento al famoso cantante sempre perdente al fotofinish al festival di Sanremo e per questo soprannominato “l’eterno secondo” non lascia margine di errore di valutazione per questa battuta, pronunciata troppo presto.

E Crisetti dal palco, durante il suo improvvisato comizio di ringraziamento nella notte del 9 giugno, ha esclamato: «A volte anche Toto Cutugno vince», proprio alludendo a questa etichetta che gli era stata cucita addosso. Quasi a dire: Questa volta l’eterno secondo (Crisetti) ce l’ha fatta, contro ogni pronostico della vigilia.

Sicuramente il risultato sorprendente di questa tornata elettorale ha ribaltato il risultato di una partita che sembrava già vinta ma assume anche un valore simbolico perché posiziona Michele Crisetti sul podio dei sindaci più suffragati, da quando c’è il ballottaggio, anche in relazione ai voti di distacco ottenuti rispetto al proprio avversario.

Al primo posto nella storia delle sfide che resteranno nella storia amministrativa* di San Giovanni Rotondo c’è Salvatore Mangiacotti (centro sinistra) che con 8.594 voti, ma con sole 462 preferenze in più ottenute al ballottaggio rispetto al suo risultato del primo turno, distaccò il suo avversario Matteo Impagliatelli di ben 3.412 punti.
Al secondo posto troviamo Davide Pio Fini (centrosinistra) che con 7.541 voti sui 4.804 del suo avversario Mauro Cappucci fu eletto sindaco con 2.737 preferenze in più e con un incremento di ben 2.667 voti.
Al terzo posto c’è il neo eletto sindaco Michele Crisetti (centrosinistra) che ha ottenuto 7.371 preferenze a fronte delle 4.470 di Giuseppe Mangiacotti, con un distacco di 2.601 voti e un recupero di 2.566 voti rispetto al primo turno.

Da questa analisi però emerge che rispetto alla differenza voti tra primo e secondo turno sul podio restano solo Davide Pio Fini e Michele Crisetti, il quale, se consideriamo che solo due candidati sindaci hanno superato il ballottaggio partendo sfavoriti, è al primo posto avendo recuperato 2.601 voti rispetto al primo turno, seguito da Antonio Squarcella che partiva con uno svantaggio di 252 voti per poi vincere con un margine di 854 voti in più.

 Dopo aver analizzato, senza pretese, gli ultimi dati e quelli che fanno parte della storia amministrativa della nostra città resta il dato di fatto che, conclusa la campagna elettorale, non ci sono più né vincitori né vinti… c’è una squadra che deve amministrare una città con tante criticità e tante potenzialità, creando un clima di collaborazione tra forze di maggioranza e di opposizione, evitando litigiosità in seno al consiglio comunale e impegnandosi per allontanare lo spettro delle elezioni anticipate che ha caratterizzato gli ultimi 30 anni della vita amministrativa di San Giovanni Rotondo. Un triste record evidenziato dal prospetto* allegato:

In 30 anni, quindi solo due sindaci, Davide Pio Fini e Luigi Pompilio, sono arrivati a scadenza naturale del mandato. E questo sicuramente non è un primato di cui andare fieri.


Detto questo… Buon lavoro a tutti!

 
SoniaRitr



* Ministero dell’Interno – Storia Amministrativa del comune di San Giovanni Rotondo




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