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Terminato il restauro, l’antico organo a canne torna a far sentire la sua voce

La Chiesa di San Leonardo Abate dispone di un organo monumentale sin dal 1694, come è dato rilevare da una scritta posta sulla parete del­la cantoria a sinistra:

D. O. M.

ORGANUM HOC AD NOVEM REGISTRA ANIMA CHORI

AD DEUM LAUDANDUM SUPER HOC FORNICE

SPECTATOR UT CERNIS REPOSITUM FUIT

ANNO DOMINI MILLESIMO SEXCENTESIMO NONAGESIMO QUARTO

EX DOTALI IMPENDIO HUIUS SANCTAE PAROCHIALIS

L’antico organo, recentemente restaurato e riportato all’antico splendore, sarà il protagonista assoluto del Concerto inaugurale, in programma per mercoledì 19 giugno 2019, alle ore 20.00, nella Chiesa Madre di San Giovanni Rotondo.

Durante la Santa Messa delle ore 19.00, che precederà l’evento, il nostro Arcivescovo Padre Franco Moscone benedirà l’Organo Monumentale e riconsegnerà simbolicamente alla collettività questo incredibile strumento musicale, dall’indiscusso valore sia liturgico che culturale, creato dall’ingegno dell’uomo per celebrare la grandezza di Dio.

Per il primo concerto, dopo il restauro, l’esecuzione dei brani sarà affidata all’organista Pasquale Impagliatelli accompagnato dal flauto di Nunzia Barbano e dalle voci della Corale Polifonica Vicaria di San Giovanni Rotondo, diretta sempre dal M° Impagliatelli.

Ad arricchire il programma artistico la presenza di Matteo D’Apolito (basso) e Marika Franchino (soprano).

I saluti di Padre Franco e dell’organaro Francesco Zanin apriranno la serata musicale della Parrocchia di san Leonardo Abate, gli onori di casa saranno affidati a don Giovanni D’Arienzo, parroco della Chiesa Madre e promotore del restauro.

foto Michele Martino

L’organo monumentale è collocato sulla Cantoria in una cassa di risonanza con prospetto di canne a tre campate. La campata centrale è a sbalzo.

La facciata della cassa armonica è rivesti­ta da cornici e cimase a rilievo in oro zecchi­no, che impreziosiscono lo strumento e gli conferiscono monumentalità.

La tastiera è composta di 45 tasti a scavezza (o in sesta). È dotato di 12 registri (di cui tre aggiunti nell’ultimo restauro), per un totale di 500 canne, munito anche di pedaliera con 13 pedali con unione della tastiera fissa al pedale e viceversa.

L’organo, di autore ignoto, già restaurato in ogni sua parte da una ditta specializzata e restituito alla sua originale funzionalità senza alterarne le caratteristiche, costituisce nelle solennità l’anima chori ad Deum laudandum.
L’antico strumento
, il cui primario ruolo è il servizio alla liturgia, viene usato anche per concerti.

Si tratta, dunque, di uno strumento di indubbio valore storico ed artistico, molto stimato ed apprezzato ancor oggi da maestri d’organo di fama, che trova la sua collocazione nel cuore dell’ampia Cantoria, che misura metri 10,50 in lunghezza e metri 3,00 in profondità.

Vi si accede da una scalinata che si apre sulla parete sottostante. Di questa cantoria un cenno particolare merita la balaustra, che si spiega in lunghezza da una parete laterale all’altra, ed è alta m. 1.50.
È in pietra locale, composta di transenne decorate a robusti viticci, e di pilastrini con rilievi decorati e figure di Santi, fra cui l’Arcangelo San Michele che calpesta Satana. Si richiama a quelle transenne che ora fanno da paliotto all’altare maggiore. La bella balaustra dev’essere stata eseguita nella seconda metà del secolo XVII.

Il motivo decorativo delle transenne e i rilievi sui pilastrini testimoniano la valentia delle botteghe di scalpellini locali, che ne sono gli autori, capaci di fornire sculture di sicuro pregio artistico.

Gli ultimi lavori di restauro sono stati eseguiti dall’organaro friulano Francesco Zanin.

Quella di Francesco Zanin è la più antica bottega d’organi in attività in Italia, dove l’arte e la passione per la musica, nonché l’arte di costruire e prendersi cura degli organi, si tramandano ininterrottamente di padre in figlio.
La passione della famiglia Zanin per gli organi è nata quasi duecento anni fa ed è giunta ora alla settima generazione.

«Il restauro è attività ad alta specializzazione, che richiede abilità e conoscenze specifiche. Le parti antiche, non importa quanto danneggiate dai tarli, dall’ usura, corrosione o vandalismo, devono essere perfettamente restaurate e rese funzionanti, ​conservandone al massimo l’originalità. Il processo di restauro rappresenta anche una opportunità unica ​e irripetibile per ottenere informazioni importanti sulla prassi costruttiva degli autori antichi». – così l’organaro Francesco Zanin sintetizza il proprio lavoro.

Sarà proprio Zanin a tenere, martedì, 18 giugno 2019 alle ore 20.00 nel Salone parrocchiale, una conferenza sui lavori di restauro effettuati.

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