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la libertà è partecipazione
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Date: 2007/06/24 10:32
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By: Gianfranco Pazienza
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Status:
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A partire dall'utilizzo di sangiovannirotondonet.it, la tribù degli irriducibili, ovvero delle persone più desiderose di confrontarsi sui destini della propria colletività, si può ritrovare a discutere in una stimolante e più accogliente piazza virtuale. Quanti si sono cimentati e si cimentano con la comunicazione politica, per esempio dei Tha tze bao, sanno bene che per verificarese il messaggio contenuto nel manifeso esposto nella piazza frequentata dalle persone bersaglio di quel messaggio, gli autori hanno l'esigenza di tastare il polso alla piazza. Ovvero registrare le reazioni e in che modo i contenuti sono stati recepiti ed elaborati.
Questo modello, con le dovute attenzioni e aggiustamenti, può essere utilizzato dai soggetti sociali, economici, del mondo del lavoro, politici e associativi, attori locali che si preoccupano di dedicarsi al bene comune della nostra città, per applicarlo operativamente ad una pratica di partecipazione e per elaborare collettivamente un modello di sviluppo locale. La partecipazione può diventare lo strumento per verificare in diretta la validità dei contenuti elaborati, ed offrire alla città un percorso di succeso agli investimenti sociali ed economici. Ma anche concentrare gli sforzi lavorativi e dell'impresa di quanti, con il proprio lavoro e la propria attività, sanno di dovere contribuire alla vita dinamica di San Giovanni Rotondo che ha necessità di una nuova ambizione di crescere. Crescere non vuol dire solo accrescersi e impastare metri cubi, ma soprattutto maturare la propria offerta di prodotti e servizi. Per cominciare, da quelli dell'accoglienza, anche in campo sanitario, e tutti quelli necessari a migliorare globalmente la qualità della vita e della nostra relazione con l'ambiente. Da sola la politica non può farcela? Direi di no, è troppo spudoratamente chiusa in se stessa, timorosa di cedere il passo ad ogni sforzo di innovazione. Anche chi ha le mani in pasta nella gestione amministrativa, si arrocca dietro il proprio interesse particolare e resta li, inamovibile. L'unico modo per liberare il sogno di qusta città, permettendole di volare come ha saputo fare con il messaggio straordinario contenuto nell'Opera di P.Pio, è quello di chiedere alla politica di interpretare questo nostro sogno collettivo, altrimenti di liberarcene con la partecipazione. E di farlo ogni qual volta il sistema (che non è solo quello politico, ricordate cosa non si era determinato nella nostra città dal giubileo in poi, ed esploso fragorosamente il 2003 con l'arrivo taumaturgico del nuovo Vescovo D'Ambrosio, in coincidenza con il crollo dei vari sistemi di potere?) diviene un sistema di potere nauseabondo. Buon dibattito, gianfranco
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