«L’uomo non compie forse un duro servizio
sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra e come il
mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d’illusione e
notti di affanno mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: “Quando mi alzerò?”. La
notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una
spola, svaniscono senza un filo di speranza. Ricòrdati che un soffio è la mia
vita: il mio occhio non rivedrà più il bene».
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 146
(147)
R. Risanaci, Signore, Dio della vita.
È bello cantare inni al nostro Dio, è dolce
innalzare la lode. Il Signore ricostruisce Gerusalemme, raduna i dispersi
d’Israele. R/.
Risana i cuori affranti e fascia le loro
ferite. Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome. R/.
Grande è il Signore nostro, grande nella
sua potenza; la sua sapienza non si può calcolare. Il Signore sostiene i
poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi. R/.
Seconda Lettura
Guai a me se non
annuncio il Vangelo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo
ai Corìnzi
1 Cor 9,16-19.22-23
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per
me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio
il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto
alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è
stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare
gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi
sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto
debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti,
per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per
diventarne partecipe anch’io.
Canto al Vangelo
R. Alleluia, alleluia.
Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie.
R. Alleluia.
† Vangelo
Guari molti che erano affetti
da varie malattie.
Dal vangelo secondo Marco
Mc 1,29-39
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga,
subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni.
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei.
Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed
ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti
i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta.
Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non
permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era
buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli
che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero:
«Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi
vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle
loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Guarire annunciando il Vangelo
Giobbe, dinanzi alla sua condizione di
malato caduto in disgrazia, dopo aver perso tutti i suoi beni e i suoi figli,
non maledice Dio, come suggerisce la moglie, ma accetta il dolore. Tutto è dono
per Giobbe e come si accetta il bene, bisogna accettare anche il male (I
lettura). Così come Paolo accetta, oltre alla missione di annunciare il
vangelo, anche tutti gli oneri di un così grande impegno. Non ne fa un motivo
di vanto ma di servizio (II lettura).
Anche Gesù Cristo vive la sua missione
di liberazione dalle tante schiavitù, come la malattia, il demonio, il peccato
senza perdere di vista la priorità dell’annuncio. Per questo è venuto e da
questo non è distratto nemmeno dal successo, dalla folla e dalla popolarità
(Vangelo).
La più grande guarigione avviene lì
dove viene annunciato il Vangelo.
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