L’opinione di Mara De Felici
sulla lettera di Antonio Marino
Caro Antonio,
si possono fare molte riflessioni
rispetto alle cose che scrivi. Io partirei dalla crisi dei partiti e dalla loro
profonda trasformazione.
Mi limito ai 2 maggiori: PDL e
PD. Nel primo la democrazia e la partecipazione sono inesistenti né richiesti:
la linea la dà il leader e il “ personale politico” è sceltoin base alla totale adesione alla sua volontà
e non è certo richiesta particolare preparazione ( i fatti recenti sono eloquenti).
Il PD è da una vita in “fase di
transizione” quindi senza una identità precisa ma quello che è certo è che ha
tagliato i ponti con l’eredità del passato, soprattutto (e questo è il suo
limite più grosso, almeno a mio parere) con la grande risorsa della militanza.
Si è parlato di partito leggero che non ha bisogno di impegno militante (per
intenderci dell’ incredibile disponibilità di tante persone che prendevano le
ferie per fare le feste dell’Unità, che facevano la vendita porta a porta del
giornale, che se eletti davano i soldi al partito).
Si è ritenuto che tutto questo
potesse essere sostituito dai social
network, dalle mailing list, da qualche primaria, giusto per fare un po’ di
movimento…E i risultati si sono visti!
Se a questo aggiungiamo i troppi casi di
corruzione, clientelismo emalaffare e
una legge elettorale che impedisce ai cittadini di scegliere i propri candidati
per cui gli eletti sono decisi dai vertici dei partiti, credo non sia difficile
comprendere il disamore per la politica e il distacco dall’impegno… per altro
non favorito dai partiti stessi, come dicevo prima.
Per venire a noi. Non posso
essere d’accordo quando dici che il PDdeve scegliere perché il popolo sovrano ecc ecc… (guarda che è lo stesso
argomento che usa Berlusconi: il popolo ha scelto e quindi ha dato una delega
in bianco agli eletti. Si tratta di un argomento molto pericoloso). I cittadini
hanno votato prima di tutto il sindaco e il suo programma (ammesso che esista);
certo i partiti di governo devono vigilare, verificare, ma non possono
pretendere di imporre la propria volontà. Per altro, di acqua ne è passata
sotto i ponti (non sotto i nostri però…); oggi si parla di bilancio sociale e
partecipato, di scelte condivise dalla cittadinanza, modalità molto diverse
rispetto alpartito che decide, forca e
disfa.. Purtroppo siamo benlontani da tutto ciò ma questa è la direzione.
Vorrei poi farti notare che i
voti per Gennaro li hanno sudati molte persone che, senza avere stellette,
cariche, né essersi candidati, hanno lavorato per lui senza volere nulla se non
la soddisfazione di aver contribuito ad eleggere un sindaco dal quale ci si
aspettavauna prospettiva di sviluppo
governato e di qualità per il paese. Una politica insomma che ti facesse
sentire parte di un progetto e di una comunità che costruisce il proprio futuro.
Ma, ed è già successo, appena si
raggiunge l’obiettivo, questi “ portatori d’ acqua” vengono allontanati e
guardati con sospetto poiché, proprio perché non pretendono nulla, vogliono
però capire, sapere, partecipare, insomma, disturbare un po’ il manovratore e
per questo danno fastidio. Spero di essere riuscita a chiarire almeno un po’
perché la non partecipazione non è sempre dettata da disinteressema al contrario dal fatto che le esperienze
fatte sono state molto ma molto deludenti. Per altro non abbiamo gettato la
spugna ma cerchiamo altre alternative… E’ l’ ottimismo della volontà, Bellezza!
Infine i giovani: concordo con
te, devono avere le loro opportunità ma, dico la verità, forse per i cattivi
esempi che hanno avuto, non mi sembrano molto meglio deipadri! Mi auguro di sbagliare.
Mara De Felici
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