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Ritorna in Puglia la Commissione di inchiesta del Senato sulla sanità Stampa E-mail
Inserito da Redazione   
lunedì 07 settembre 2009

San Giovanni Rotondo NET - Opinioni“Il confronto con la Commissione di inchiesta non può che dare maggiore impulso al lavoro da fare in Puglia”

di Gianfranco Pazienza







Fino al 2001 si è chiamata “Commissione di inchiesta sulle opere sanitarie incompiute”. Successivamente, con il senatore Francesco Carella (l'ha presieduta fino al 2006) la commissione ha cambiato nome in: Commissione di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del servizio sanitario nazionale. Ho contribuito a scrivere il disegno di legge che l'ha istituita. Ragionando sul fatto che la sanità, dopo le riforme “federaliste”, era divenuta materia concorrente e la legislazione dello stato cedeva parte delle competenze alle regioni per emanare i piani per la salute e il piano sanitario. Assumendo pienamente l'onere della gestione finanziaria, attribuita, secondo la quota pro capite che lo stato riconosce alle regioni, in base alla popolazione residente.
Il lavoro dei senatori commissari, con gli stessi poteri della magistratura inquirente, vincolati dal segreto istruttorio (vincolo esteso a tutti i collaboratori) diveniva, dunque, quello di collaborare con i governi regionali coadiuvandoli a tradurre, sui propri territori, gli atti di indirizzo contenuti nel Piano Sanitario Nazionale e, soprattutto, a rendere efficace ed efficiente la spesa sanitaria, eliminando gli sprechi.
Il 7 e 8 settembre la commissione si occuperà della Puglia, c'era già stata nel 2005. Il ministro Sacconi negli ultimi mesi ha commissariato tre regioni: Molise, Campania e Calabria, per il loro deficit in sanità La nostra regione, come ricorda il Presidente Nichi Vendola, non è commissariata e l'inchiesta arriva per aiutare a comprendere la legittimità degli atti per l'accreditamento delle strutture private dedicate alla riabilitazione. Immagino: i commissari (di maggioranza e di opposizione) si occuperanno delle scelte (positive) di riduzione del numero di Aziende Sanitarie, accorpate dal Governo Vendola nelle sei province. Si occuperanno della distribuzione dei posti letto e dell'ingerenza dei vari padrini in queste scelte e del sistema della corruzione messo in atto da Tarantini, come indagato dalla magistratura.
Al tempo della mia collaborazione con questa Commissione (dal 2002 al 2006), in Puglia ci eravamo occupati del Piano di riordino della rete ospedaliera e della rete dei servizi sul territorio. In quegli anni la riduzione dei posti letto nella nostra regione era necessaria perché, soprattutto nel Salento, le varie clientele politiche sostenevano l'esistenza in vita di piccoli ospedali che non potevano soddisfare le condizioni di eccellenza che vengono richieste invece ad un Ospedale (uso la O maiuscola). Molti ospedali erano stati inaugurati di recente ma le costruzioni risalivano a progetti di quarant'anni prima. Anche dell'edilizia ospedaliera: gli ospedali riuniti di Foggia mostravano i danni del terremoto che aveva colpito San Giuliano di Puglia.
Oggi la nostra regione può confrontarsi con maggiore serenità (gli scandali sessuali e la moralità non offuscano il buon lavoro e comunque gli sforzi compiuti dalla Giunta Vendola) sul terreno della programmazione e della qualificazione dell'offerta sanitaria regionale, attraverso la qualificazione della spesa sanitaria. Il piano di emergenza urgenza 118 e la re internalizzazione di quei servizi di pronto soccorso, affidati alle cooperative. Il confronto con la Commissione di inchiesta non può che dare maggiore impulso al lavoro da fare in Puglia. Regione impegnata a contrastare l'emorragia della migrazione sanitaria, impegnata a riqualificare l'offerta della sanità pubblica. Anche grazie alla presenza importante di strutture ospedaliere religiose, a cominciare da Casa Sollievo della Sofferenza e il Miulli. Difatti strutture sanitarie integrate con il servizio pubblico. Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, con risultati importanti e riconoscimenti internazionali. La Casa Sollievo proprio grazie alla commissione di inchiesta, negli scorsi anni, ha potuto sostenere un positivo confronto con le autorità nazionali e regionali, per il recupero dei debiti pregressi, impegnata nel piano di ristrutturazione per adeguare agli standard alberghieri ed ospedalieri alcuni dei suoi reparti più storici.

 


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