“Ecco perché ho
partecipato al gesto ‘futurista’ della fontana”
di Gennaro Tedesco
Gentile
Siena,
nella
Sua lettera in difesa della fontana secondo me non coglie assolutamente il
senso dell’azione. Innanzitutto non ha colto che il gesto è stato maturato
all’interno di un ciclo di seminari dove si è discusso di estetica, di centri
storici, di storia, di cinema e di luoghi. Questo lo dico anche a chi definisce
“ragazzi” gli autori del gesto, in realtà parliamo di professori universitari,
registi, giornalisti, critici cinematografici cioè persone adulte che dedicano
la loro vita al pensiero, allo studio, alla cultura. Chi di mestiere fa
prevalentemente il “commentatore anonimo” di siti e social network ne tenga
conto. Le spiego il motivo per cui io ho aderito ed ho partecipato alla
provocazione: per quanto mi riguarda non è importante, anzi è assolutamente
secondario, il valore sia culturale che estetico della fontana. Potrei
esprimere un mio giudizio personale, ma avrebbe poco valore. Quello che invece
è importante è quello che dal punto di vista sociologico rappresenta quella
scultura, il simbolo che nel corso di questi anni è diventata: una sorta di
punta dell’iceberg, forse favorita dalla sua forma, del modo di ragionare da
parte della politica, dei cittadini, un simbolo della poca considerazione della
storia e della memoria di San Giovanni Rotondo.Non è un fatto di destra o di sinistra, anzi è un fatto sia di destra che
di sinistra con qualche piccola distinzione marginale. Corso Umberto I, la
pavimentazione del centro storico, Corso Regina Margherita e molto altro sono
stati violentati, sia dalla destra che dalla sinistra, senza nessun rispetto
per la storia, è questo il punto. La fontana non può rappresentare, come Lei
sostiene, la storia della nostra città ma rappresenta il modo in cui è stata
trattata la storia della nostra città, con quanta leggerezza sono stati
sradicati alberi, chianche e memoria storica in nome di una modernità. Tutto
ciò, forse, per via di una crescita economica che non ha camminato di pari
passo con la crescita culturale. Insomma rientriamo pienamente nei tic degli
anni ’70, che purtroppo a San Giovanni Rotondo non sono ancora tramontati,
l’Italia del boom economico che ha cementificato le coste, che ha favorito
l’anticorodal e ha tolto i paracarri nei centri storici per far girare
liberamente le auto, che ha sostituito il pane e pomodoro con gli hamburger
americani, che ha permesso la nascita di fabbriche inquinanti in paradisi ambientali,che ha spacciato la musica folk per musica
popolare, che ha ubbidito alle indicazioni delle réclames televisive, che ha
abbandonato i libri per concentrarsi negli intrighi amorosi delle soap opere
importante a basso costo dall’Argentina e che si è indebitata per il villino a
schiera e la macchina a rate. L’operazione, diciamo architettonica, che si è
svolta in Corso Umberto I e la relativa fontana ha come aggravante che è
avvenuta nel duemila,quando da anni la
tendenza è rivolta al recupero dei centri storici e ci si impegna nel
promuovere l’architettura partecipata, condivisa dai cittadini, quasi
suggerita. Il nostro borgo antico è in uno stato imbarazzante, è il segno
tangibile del “dramma estetico” in cui viviamo, non mi esprimo sulle nuove espansioni
edilizie o sui tanti abusi edilizi con o senza richiesta di condono. Le
abitazioni nel centro storico sono ristrutturate senza nessuna forma di
rispetto, Largo delle Monache è stata asfaltata ed è un parcheggio, Largo
Piscine è abbandonata( parliamo di due luoghi importantissimi anche per la
diversificazione della proposta turistica, turisti che fortunatamente se ne
stanno nella zona sacra).Il problema,
ripeto, non è la fontana. Se Lei avesse visto la bellezza dei centri storici
che facevano da location ai film che sono stati presentati al Cine Festival del
Gargano, ne sono sicuro, sarebbe venuto con noi ad impacchettare la fontana con
la carta igienica. Quello che ho provato io è stato un grande senso di rabbia.
Le chianche che sono state tolte dal corso, quelle che sono state distrutte in
Via Pirgiano, in Corso Regina e in quasi tutto il centro storico, questa
violenza non può essere risarcita con una fontana, per giunta che continua a
fare riferimento a Giano.Se poi
consideriamo che l’artista, come Lei sostiene, ha dovuto attenersi ad
indicazioni precise per la realizzazione dell’opera il quadro è completo.
Questo, me lo lasci dire, è un paese di ingegneri, architetti e politici di
razza e il risultato è che la nostra è una delle città più brutte del Belpaese
e dove il commissario prefettizio è di casa.
Gennaro
Tedesco
Commenti
... Scritto da andrea il 2009-09-08 09:32:52La mia città è una delle più belle non solo d'Italia, ma del mondo!
... Scritto da Ago il 2009-09-08 15:52:07Aggiungerei tranquillamente anche di tutto il sistema solare, caro Andrea, ma il senso della bella lettera di Gennaro è un altro. E' proprio perchè amiamo tanto la nostra città che stiamo male a vederla maltrattata da una classe politica irrispettosa. Un saluto a tutti.
pienamente Scritto da fini il 2009-09-08 19:47:23condivido pienamente la lettera di tedesco, è come se l'avessi scritta io. nicola f.
Al sig. Tedesco Scritto da libero il 2009-09-08 20:51:38Gentile Tedesco,
Apprezzo il suo intervento chiarificatore. Devo rirgraziarla per questo intervento che, a differenza di certi commenti fuori posto, certamente spinge verso l’alto il libero dibattito mediatico sulla fontana. Per di più, alcuni concetti espressi sul centro storico coincidono perfettamente con il mio pensiero e testimoniano il comune amore per la nostra città. Peccato che poi divergiamo su alcune questioni.
Personalmente non ho potuto seguire il Cine Festival del Gargano, in quanto ero fuori San Giovanni. Ma avverto “a pelle” che si sia trattata di una manifestazione ricca di contenuti e di stimoli per il futuro.
Spiace quindi che detta manifestazione, secondo la mia valutazione, che lei potrà non condividere, sia stata compromessa, seppure parzialmente, dall’inghirlandamento della Fontana con carta igienica (mi riesce difficile parlare di “impacchettamento” che è altra cosa).
Penso che anche questa volta si sia voluto scaricare sulla fontana tutto il “dramma estetico” di San Giovanni Rotondo, quando ci sono una miriade di vere brutture, vecchie e nuove, tra cui alcune da lei elencate, che potevano essere risparmiate alla città e che potrebbero essere eliminate molto più facilmente, senza danneggiare né il patrimonio artistico nè la borsa della collettività.
Tornando a noi, avrei lasciato correre se ci fosse stato un vero “impacchettamento” della fontana con lenzuola, teli di plastica o con altri materiali “nobili”.
Qui siamo lontani anni luce dai “gentili disturbi temoporanei” dell’artista bulgaro Javatcheff Christo Christo, che diede inizio all’impacchettamento prima di oggetti e poi di interi palazzi, anche enormi. Egli, nella sua ricerca di libertà, non risparmiò neppure il Chicago’s Museum of Contemporary, forse perchè era convinto, sulla scia dei futuristi, che la gente dovesse provare emozioni forti fuori di musei.
Se ci fosse stato questo spirito, avrei considerato l’azione di impacchettamento della fontana, civile ed inoffensiva, tale da poter assurgere essa stessa a dignità d’opera d’arte, seppure effimera e criticabile.
Invece si è scelto l’uso della volgare carta igienica, segno di massimo disprezzo per la fontana e per ciò che essa rappresenta.
Non sta a me spiegare la differenza che passa tra la critica, sempre ammissibile, ed il disprezzo.
Non voglio certo riprendere lo stesso discorso. Chi vuole intendere, intenda.
Voglio, inoltre, fare qualche puntualizzazione su quanto lei afferma.
Dal suo discorso si deduce che la fontana sia diventata la “punta di iceberg del modo di ragionare da parte della politica, e dei cittadini, un simbolo della poca considerazione della storia e della memoria di San Giovanni Rotondo”. Io dico, invece, che è stata fatta diventare tale. Sono due cose molto diverse. Lei stesso non dà tanta importanza a ciò che la fontana era, ma a ciò che essa è diventata in questi ultimi anni. Dovrebbe convenire, per coerenza, che faccio bene io a chiederne il ripristino dello stato iniziale!
Al riguardo, non dimentichi il lavaggio del cervello effettuato da una claque di persone legate da uno stesso filing che ad ogni occasione ripetevano lo stesso ritornello contro la fontana, arrecandole i noti guai. Sono stati loro la vera “punta di iceberg” di quanto lei afferma, non la fontana.
Non dimentichi neppure che alla cerimonia di inaugurazione della fontana e dell’arredo di Corso Umberto I c’era una folla straripante e festante.
Non è difficile dirottare l’opinione pubblica con metodi che ricordano il martellamento mediatico utilizzato per far entrare un determinato prodotto nel DNA del consumatore.
Sono metodi con cui talvolta i pochi riescono a prevaricare la forza della ragione dei tanti. E questo non vale solo per la fontana. Vale per tutto.
Passiamo al secondo punto. Quando lei dice «si continua a far riferimento a Giano», vuole intendere che la sua presenza sia un falso storico e che ciò giustificherebbe la distruzione della fontana?
Se questo dovesse essere il motivo del fastidio da lei avvertito, osservo che non c’è solo la storia documentata. La storia di un popolo non può prescindere dalla tradizione, che affonda radici in tempi molto lontani. Amare la tradizione vuol dire anche rispettare la memoria dei Padri che, nel caso specifico, ci hanno tramandato, anche per iscritto, notizie della remota presenza di un tempio dedicato al dio Giano, qui a San Giovanni Rotondo.
E i Romani, allora, cosa dovrebbero fare? Distruggere tutti i monumenti in cui compare la Lupa con Romolo e Remo? E i libri sulla Storia di Roma? Li mandiamo tutti al rogo?.
Per questo ho detto che la fontana rispetta la storia e la tradizione.
Da ultimo, convengo con Lei che abbiamo in paese architetti ed ingegneri valenti. Aggiungo anche artisti e scultori.
Il comune emani dei bandi ad hoc per i soli scultori sangiovannesi, per la realizzazione di nuove opere da dislocare nei vari punti della città. C’è tanto altro spazio a loro disposizione!
Per rendere bella una città si deve costruire, non demolire, per non rischiare di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.
Da parte loro, gli artisti diano prova del loro valore, se non l’hanno già fatto e stiano pur certi che, con l’educazione che hanno avuto, le persone come me sapranno rispettare ed apprezzare in ogni caso la loro libertà creativa.
Il fatto che la fontana monumentale, del valore di svariate centinaia di migliaia di euro, sia è stata commissionata ad un artista forestiero, non può in alcun modo giustificare una eventuale proposta di buttarla a mare. Sarebbe uno schiaffo al maestro De Tommaso e alla città.
Gli artisti sangiovannesi dovrebbero stroncare sul nascere una simile proposta, per solidarietà, e perché un domani qualcosa di simile potrebbe capitare anche a loro, qui o altrove.
Giulio Giovanni Siena
ineccepibile!!! Scritto da scarale il 2009-09-09 06:51:01Complimenti sig. Siena. Il suo messaggio di rispetto per la nostra città arriva nella giusta maniera a noi cittadini che vogliamo intendere. Purtroppo gli scienziati di turno non mandano mai giu' nulla
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