Sono d’accordo con Gianfranco Pazienza: è
giusto che il PUG sia noto, discusso e condiviso dai sangiovannesi. Non è
sfiducia nei confronti degli amministratori; tutt’altro, è fiducia che essi
possano trovare un modo per fare partecipi i cittadini. Il PUG non è solo una
questione tecnica, riflette l’immagine e la coscienza che una città ha di sé. E
noi che immagine abbiamo di San Giovanni Rotondo? Proviamo a riflettere
partendo dalla storia.
Padre Pio ha dato una svolta alla storia di
San Giovanni Rotondo, ma è vero che San Giovanni Rotondo esisteva anche prima.
Che cos’era ‘prima’? Come ha attraversato gli ultimi mille anni della sua
storia (quelli attualmente documentabili) prima dell’accelerazione
novecentesca, fra crescita economica e sperequazioni sociali, sviluppo
demografico-urbanistico e spaventosa emigrazione? Forse è stato un fiorente
centro commerciale? o un avanzato polo pre-industriale? o un importante snodo
strategico militare? o il capoluogo-capitale di qualche irriducibile ducato?
No, San Giovanni Rotondo, che oggi è un paese pieno di contraddizioni e di
buone potenzialità (come ha dimostrato il recente festival del Cortometraggio),
fu un piccolo e povero borgo di contadini. Un borgo come tanti. Come Pietrelcina,
per esempio. Che male c’è? Dobbiamo vergognarci di avere avuto fra gli antenati
contadini, braccianti, pastori, minatori, piccoli artigiani? La storia di San
Giovanni comincia in pieno Medioevo. In un periodo di relativa stabilità,
all’indomani della riforma cistercense. Le prime carte parlano di confini da
delimitare e da rispettare, di proprietà private, di decime e franchigie, di
divisioni sociali, gelosie e sospetti. C’era poco da ridere. Comandavano i
conti e gli abati. Invece di preoccuparci di sapere se i pre-Sangiovannesi
abbiano partecipato alla guerra di Troia, dovremmo conoscere qual era il PIL
(si fa per dire) del Casale Sancti Iohanni Rotundi ai tempi di Federico II.
L’affermazione popolare della figura di
Padre Pio, nel corso del Novecento, ha avuto effetti importanti sulla coscienza
storica e culturale del paese. L’effetto più evidente è stato quello di mettere
in secondo piano o addirittura di rimuovere le radici più profonde del paese,
alla ricerca di origini favolose e di qualche pezza di nobiltà stracciona.
Illusioni che si concretizzano, per esempio, nella mitizzazione di un paese mai
esistito chiamato Pirgiano, di tale fascino da soppiantare il venerando nome di
un’antica via, Chjazza ranna.
Padre Pio si ferma a San Giovanni Rotondo
proprio perché è un paese di gente umile e onesta, non di boriosi ignoranti.
Gli piace il silenzio, la posizione appartata del convento dei cappuccini, la
schiettezza dei rapporti, e forse anche il vento rude e sferzante, cummare
vòria, che gli ricorda un po’ la sua Irpinia. Qui ha modo di coltivare il suo
misticismo. Sì, San Giovanni Rotondo fu scelto da un grande mistico. È un
onore. Oggi, San Giovanni ha ancora qualcosa di mistico? Un nuovo Padre Pio, se
capitasse da queste parti, lo sceglierebbe ancora?
Ma torniamo alla storia. Che memoria e
rispetto San Giovanni Rotondo ha del suo umile passato? Ben vengano canti e
balli, e qualche pubblicazione dilettante (cui ho dato anch’io un modesto
contributo)! Le tradizioni popolari si onorano anche con studi, saggi, musei,
convegni internazionali, e soprattutto con un’etica fatta di umiltà e
laboriosità, onestà e senso della verità, arguzia e disponibilità. Non
confondiamo l’etica con la morale. L’etica è fondata sul lavoro non sulle
regole, quindi si impara stando a tavola, mangiando quel che c’è, e non
leggendo il galateo, aspettando il cameriere.
Perché la ristrutturazione del Corso
Umberto I attira tante polemiche? Perché è significativa di questo malessere.
Essa si realizza in due fasi: pars
destruens, superamento di un’antica idea di corso inteso come fascia di
sutura fra il vecchio centro e il nuovo quartiere ottocentesco, e insieme come
luogo di passeggio, incontro e ritrovo, all’ombra di alberi sempreverdi e non
fruttiferi; pars costruens,
trasformazione del corso in una sorta di spazio-vetrina, con sradicamento degli
alberi e piastrellamento con materiale edilizio extralocale. Come ogni progetto
architettonico-urbanistico, tale ristrutturazione può essere analizzata in
termini simbolici. Diciamone qualcuno:
a) lo sradicamento degli alberi è l’ultimo
e il più doloroso atto di rimozione dei nostri rapporti con la terra. Gli
alberi, con l’ombra protettiva delle loro fronde, confortano sia chi lavora la
terra, indurito da campi spogli e assolati, sia chi lavora in città, al chiuso
di un ufficio o di un negozio;
b) la scelta di piastrellare con materiale
edilizio non locale è il frutto di una deliberata ignoranza della nostra storia
e della struttura geologica del nostro territorio. Non c’è paese istriano,
dalmata e pugliese, che non cerchi di valorizzare le sue chjanche. Noi no, le togliamo. È incredibile? No, è l’indizio del
rapporto conflittuale con il nostro passato di cui ho parlato prima;
c) nella costruzione e nella
ristrutturazione di un edificio vi è sempre una intentio, cioè un discorso simbolico da fare. Prendiamo la chiesa
di Renzo Piano. Nulla è lasciato al caso, dalla scelta della pietra al numero
degli ulivi. Ora, il nuovo corso Umberto che cosa ha guadagnato dalla perdita
della umile, sobria identità precedente? È diventato la Via Condotti di San
Giovanni Rotondo, uno spazio di consumismo lussuoso e abbagliante? Quel che è
chiaramente visibile, infatti, sono le facciate in rovina degli edifici (quando
parte il piano di restauro?). Oppure doveva diventare il “salotto” bene della
nuova borghesia? Un salotto senza panchine, senza aiuole, mah, ho i miei dubbi.
Forse ci si aspettava che lo slargo davanti al Municipio diventasse una sorta
di Piazza Venezia?
d) infine, veniamo al gioiello di questa
ristrutturazione. Il nuovo Corso è una lunga striscia che mette in
comunicazione Piazza Padre Pio con la fontana che affaccia in Piazza Europa:
sul piano storico-simbolico, il nuovo corso connette sacro e profano, devozione
e storia. Ma da lontano, la fontana appare come un masso enigmatico e informe;
da vicino, quasi sempre spenta, serve da occasionale pattumiera dei passanti
(non che manchino, nei paraggi, cestini dei rifiuti!). In verità, la fontana
sfoggia icone e miniature della storia di San Giovanni Rotondo. Dico “storia”,
ma il termine è improprio. Studi seri dimostrano che Pirgiano è solo fantasia,
e che il culto di Giano sul Gargano (importato, a quanto pare, dai romani, cioè
non autoctono) era meno importante di quello per Calcante e Podalirio. Ma è
improprio, per non dire dissacrante, anche l’accostamento di Giano e Padre Pio.
Ora la costosa fontana è solo un documento antropologico di questi anni:
rappresenta il modo in cui alcuni sangiovannesi credono che debba essere letta
e raccontata la storia del loro paese. Una commissione scientifica di esperti
(studiosi seri, professori universitari, professionisti di cui San Giovanni non
manca) ha seguito e approvato il progetto? La riorganizzazione di uno spazio
comune doveva essere preceduta da un dibattito e da un confronto sereno e
democratico. Il Corso riguarda tutti, non solo una maggioranza (che poi sarebbe
diventata minoranza). Invece è stato tutto deciso dall’alto. Il risultato è
sotto gli occhi di tutti. Spreco di soldi, e fine della storia.
Ora, tale questione si pone anche per la
rivalutazione (e il risanamento) del centro storico. Attenzione a non lanciarsi
in programmi festivalieri. La bellezza di un quartiere antico qual è quello che
ha San Giovanni, paese non del rango di Venezia, per intendersi, ma neanche di
San Gimignano, è la semplicità e la sobrietà. Niente murales, per favore! Rendiamo il centro abitabile, ripariamo i
vicoli con le chjanche, ripuliamo i
muri, uniformiamo gli infissi e i portoni: si diano regole chiare per il
restauro degli esterni e degli interni, così come si danno in altri paesi
d’Italia, e si diano facilitazioni per l’apertura di botteghe, esercizi
commerciali, sedi culturali. Riportiamo nel centro storico l’aria vissuta e
respirata per secoli dai nostri antenati, prima che arrivasse Padre Pio,
quell’aria che probabilmente incantò anche Padre Pio.
Salvatore Ritrovato
Commenti
... Scritto da GIOforleo511 il 2009-09-13 10:04:41Non fa una grinza, ma il problema è che fare ora. Rifare il corso, ripiantare gli alberi e abbattere la fontana mi pare un'ipotesi poco praticabile, anche perchè, a mio parere, ora le priorità dovrebbero essere altre (il PAI, per esempio).
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Per favore connettiti al sito o registrati.
Le news inserite su questo portale possono essere pubblicate su altre testate a condizione che ne venga di volta in volta citata la fonte www.sangiovannirotondonet.it