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“Messaggio rassicurante di una sconfitta” Stampa E-mail
Inserito da Redazione   
mercoledì 27 gennaio 2010

San Giovanni Rotondo NET - Opinionidi Berto Dragano







Quello che è accaduto domenica è un giorno da non dimenticare.

Il giorno in cui gli elettori del Partito Democratico (o almeno parte di loro) hanno affermato con il loro gesto di voto, che la politica, la qualità della politica può essere raggiunta senza le strategie proiettate dai pensatori di partito.

 

Il Popolo ha abbattuto quel muro di ipocrisia partitica fatta di linguaggi, di ragionamenti incomprensibili ai cittadini che hanno desiderio di sentire una politica che sappia parlare al cuore.

 

La vittoria di Vendola insegna che i giochini di partito non riscaldano il cuore, ma esasperano e alienano la partecipazione democratica alla politica.

 

Il caso Vendola è stata una civilissima scossa di indignazione degli elettori pugliesi, degli elettori di un PD con l’elettroencefalogramma piatto, stremato, devastato nell’attesa di una imprecisata scossa. Le 200 mila preferenze vendoliane sono state un battito del cuore di una democrazia che continua ad essere utopia.

 

La vittoria di Vendola è stata una grande festa non solo per i pugliesi, ma anche per tutti quei cittadini che credono a una qualità della politica possibile.

 

Le primarie di domenica non hanno riguardato solo il futuro di una Regione, ma anche di un Partito Democratico spaccato, che può farcela solo attraverso un rinnovamento serio di una classe dirigente che ha dimostrato, in diversi casi, di essere lontana dai cuori e dalla testa di chi immagina un partito che può sfondare al centro senza rimanere scoperti a sinistra.

 

Il PD deve smetterla di predicare bene e razzolare male, ignorando senza mettere in evidenza risorse, che puntano al rinnovamento vero della classe dirigente, della qualità della politica: persone come Matteo Renzi, Michele Emiliano, Debora Serracchiani, Pippo Civati e Ivan Scalfarotto.

 

L’onda Vendoliana è stata una pulsione che ha attivato cuore, anima, cervello e sangue. Un urlo civile, nobile, nobilissimo di una parte del paese che dice: adesso basta, rideteci la libertà, la democrazia reale e partecipata.

 

I Big della real-politik diranno: “non è servito a niente” - “non è stata capita la strategia”.

 

Ma sarebbe dire che a nulla serve respirare.

 

Grazie Nichi per aver dato una lezione ad un PD dormiente.

 

 


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