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Il delicato accostamento tra “mercati e tempio” Stampa E-mail
Inserito da Redazione   
martedì 09 febbraio 2010

San Giovanni Rotondo NET - Federico Massimo Ceschin“Il nuovo pellegrino si mette in viaggio non solo per motivi religiosi in senso stretto, ma dall’incedere della quotidianità alla ricerca di radici condivise, di sé stesso, della sua interiorità a prescindere dalla fede”

di
Federico Massimo Ceschin






Non è semplice parlare di "Turismo Religioso". L'accostamento tra mercati e tempio è sempre stato oggetto di ampi dibattiti che rischiano ogni volta di urtare qualche sensibilità e di prestarsi a interpretazioni indesiderate.

Persino Opera Romana Pellegrinaggi, da par suo, rifiuta questa etichetta preferendo proporre "itinerari dello spirito", che meglio rispondono alla sua missione di evangelizzare attraverso lo strumento del pellegrinaggio e a promuovere quei valori che esaltano la dignità dell’uomo ed il suo essere creatura di Dio.

D'altra parte in questi ultimi anni assistiamo ad un andamento particolarmente positivo dei viaggi legati a luoghi ed eventi religiosi: si stima siano oltre 300 milioni le persone nel mondo che compiono pellegrinaggi di cui 35-40 milioni in Italia, con numerose autorevoli fonti che registrano San Giovanni Rotondo meta prediletta soltanto dopo Roma.

Non è quindi innaturale che una serie di operatori del comparto turistico guardino con grande attenzione ai 19 milioni di pernottamenti prodotti dai pellegrinaggi, il 6% dell’intero comparto turistico nazionale ed un movimento stimato quasi 5 miliardi di euro.

Ciò accade, a mio parere, per la mutata figura del pellegrino stesso: il "turismo religioso" odierno abbina sempre più spesso fede, storia e cultura in una nuova forma che nasce dall’incrocio tra spiritualità pura e ricerca di benessere dal carattere più ampio e trasversale. Il nuovo pellegrino si mette in viaggio non solo per motivi religiosi in senso stretto, ma dall’incedere della quotidianità alla ricerca di radici condivise, di sé stesso, della sua interiorità a prescindere dalla fede.

Un processo che risponde - del tutto inconsapevolmente - alle esigenze delle città e dei territori, chiamati ad abbracciare nuovi modelli di sviluppo sempre più "immateriali", orientati alla cultura e al turismo, che costituiscono uno dei fattori più rilevanti dell’attuale economia globale, basata soprattutto sulla circolazione di informazioni. La strada della riqualificazione culturale e turistica dei luoghi poggia proprio sul recupero delle radici e delle identità locali, su progetti che siano fondati sull’individuazione di valori condivisi e sulla valorizzazione dei simboli della comunità.

La Montagna Sacra del Gargano, come la Capitanata - ma si potrebbe dire per larga parte dell'intera Puglia - ha in questo senso uno straordinario patrimonio di tradizioni e di fede che possono renderla luogo unico ed inimitabile: un vero e proprio vantaggio competitivo in questo mondo ormai globalizzato.

Gli strumenti a disposizione per promuovere questo patrimonio sono svariati e ciascuno sceglie di utilizzare quelli più coerenti alle proprie esigenze e ai propri obiettivi.

Per gli enti locali, uno dei modi più immediati per mettersi in mostra è quello di ospitare o realizzare “eventi” utili a svelare il proprio unicum di beni architettonici, artistici, storici, culturali, tradizionali e religiosi. Tali eventi offrono un’importante occasione di rilancio e riposizionamento strategico di immagine, se ben organizzati e se fondati su elementi quali l’unicità e la qualità. Ed è innegabile che costituiscano una potenziale fonte di risorse per il territorio in termini economici, occupazionali, turistici e socio-culturali.

Sarebbe indispensabile comprendere che l'evento di questi giorni del "Bambinello" di Betlemme a San Giovanni Rotondo, così come quello di San Severo, non nascono dalla volontà di avvicinare nuovi visitatori alle meraviglie di Capitanata. Ma ciò non significa affatto che non avrebbero potuto rappresentare una splendida occasione per farlo, se solo avessero trovato nelle istituzioni un migliore supporto in termini di comunicazione e promozione, almeno presso mercati di prossimità.

Trovo mirabile, in questo senso, lo stand ed il materiale illustrativo proposto dall'assessorato al Turismo della Regione al recente JOSP Festival di Roma per valorizzare la Settimana Santa.

Forse siamo ad un punto in cui non è più interessante chiederci se questi eventi possono cambiare l'idea di sviluppo del territorio: se comprendiamo che nascono per rispondere ad una missione pastorale e ci dimostriamo capaci di accompagnarli con grande rispetto sostenendone la programmazione, potremo dirci già dentro una rivoluzione di grande impatto per il territorio.

 


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