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sabato 01 maggio 2010
San Giovanni Rotondo NET - 1° MaggioIl discorso del Sindaco Gennaro Giuliani







"Oggi siamo qui per festeggiare la ricorrenza del Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori che intende ricordare l'impegno del movimento sindacale e i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori.
A molti questa festa infastidisce: sono gli stessi che ritengono anacronistico l’art.1 della nostra Costituzione, quello che recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul Lavoro”. Una colonna portante del nostro ordinamento che recentemente è in stato di assedio: sono sempre più numerosi coloro che si ascrivono tra i critici, gli scettici o addirittura i nemici di questo principio irrinunciabile.
Personalmente vorrei piuttosto aggiungere qualche parola a questo indecoroso dibattito: se scrivessimo “Fondata sul lavoro e sul buon senso” forse eviteremmo di assistere al turpiloquio di rappresentanti istituzionali che attaccano frontalmente il mondo del lavoro piuttosto che impegnarsi nelle riforme necessarie a garantirne l’ossequio e la corretta applicazione.
A sentire certuni, novelli cantori della modernissima civiltà dell'ozio, il Primo Maggio dovrebbe scomparire, primo passo per cancellare i temi del lavoro e del suo ruolo nella società contemporanea.
A loro dire, i processi di modernizzazione travolgente avrebbero abolito, assieme alle catene di montaggio, le categorie sociali, per cui oggi saremmo tutti ceti medi, indistinti, opulenti, meno inclini alla comunità ed alla socialità che ha contraddistinto i nostri Padri, capaci di sacrifici per noi oggi inimmaginabili.
Al contrario penso sia doveroso ricordare che è nel lavoro quotidiano di mille intelligenze appassionate, unite dalla voglia di esserci, concretamente, la nostra più concreta possibilità di costruire il futuro.
Ed è proprio il lavoro quotidiano, stabile, quello che garantisce dignità e sicurezza, serenità e capacità di guardare al futuro che, oggi, deve confrontarsi con la flessibilità e la precarietà, due facce della stessa medaglia, due parole che disturbano i nostri sonni: da tempo assistiamo, più o meno inermi, più o meno pazienti, alla disputa su come debba definirsi quella condizione lavorativa sospesa, generata da quel complesso di norme che consente al sistema economico di ricorrere al mercato del lavoro nella più totale libertà.
Da tempo ci hanno convinti che il nostro sistema economico o dispone di lavoro flessibile o muore.
Abbiamo, oramai, interiorizzato e acquisito come elemento incontestabile che un posto di lavoro stabile è un miraggio appannaggio di pochi, al punto tale che abbiamo anche smesso di rivendicarlo.
Di questi tempi siamo costretti a difendere l’esistente!
Non più tardi di due giorni fa ho partecipato ad una trattativa sindacale, nell’ambito della quale il Comune è soggetto committente, nel corso della quale non si è potuto far altro che prendere atto che l’obiettivo di mantenimento dell’esistente è il massimo che si possa sperare di raggiungere: ho dovuto scegliere fra un miglioramento solo ipotetico e assai improbabile oppure la stabilità dell’esistente, in sostanza, scegliere fra il certo per l’incerto!
A questo siamo costretti, lottiamo quotidianamente non per il progresso, non per le legittime aspirazioni al miglioramento, ma per il mantenimento strenuo e feroce dell’esistente.
E anche solo mantenere l’esistente è un obiettivo difficilissimo, a causa di una crisi che non accenna a finire, a causa di un governo impegnato più sui tagli indiscriminati alla scuola, al welfare, agli enti locali, che alla introduzione di misure di rilancio della produzione e degli investimenti, pubblici e privati, o di politiche del lavoro adeguate.
E intanto il dato della disoccupazione è il peggiore mai registrato dal 2002.
La crisi è uno dei tanti temi che domina l’agenda politica da due anni a questa parte! C’era una volta la crisi, prima solo annunciata, poi solo finanziaria (ricordate i mutui subprime rivenduti ai risparmiatori inconsapevoli?), poi divenuta reale nella più totale impreparazione e incredulità del Governo.
Il problema è che si ha l’impressione che il governo non abbia la minima idea di come affrontare questa crisi o, peggio, di come evitare che la ripresa, che da tempo ci dicono essere dietro l’angolo, passi sopra le nostre teste senza lasciare benefici durevoli ai settori produttivi e al mondo del lavoro.
Questi sono i temi sul tavolo dei sindacati e di chiunque abbia a cuore le sorti di questo Paese.
Ma qualcuno potrà obiettare che oggi non c’è più bisogno che i lavoratori tornino alla ribalta con prepotenza. Ma io sono convinto, purtroppo, che non sia affatto finito il tempo delle manifestazioni di piazza: i processi di globalizzazione non hanno esaurito il ruolo dei sindacati, ma anzi ne richiedono l’impegno assiduo nella richiesta di rispetto della vita, sui temi della sicurezza, oltre che salariali o di concessione di diritti.
Assistiamo ad un mondo del lavoro che rivendica non solo protezioni dallo stillicidio di infortuni, non solo un salario dignitoso che sia qualcosa di più di una mancia, ma anche un ruolo nel luogo di lavoro e nella società.
Perché sono loro che costruiscono quel tanto di ricchezza di cui gode il Paese.
A quelli che ci vorrebbero dire che non è più tempo di festeggiare il Primo Maggio perché stanno chiudendo anche le ultime catene di montaggio a Mirafiori, voglio ricordare che esse rinascono – continuamente – nelle cattedrali dei call center di Bari o di Palermo, ad esempio.
In un Paese sempre più precario e sempre meno attaccato ai propri valori, senza i quali non riusciremo a sopravvivere alla globalizzazione.
Ecco perché non si libereranno del Primo Maggio.
E nemmeno dei sindacati che – pur con difficoltà – cercano di rappresentare quell'esercito del lavoro, vecchio e nuovo.
Oggi molti reparti sono nascosti dietro le ombre del lavoro nero e clandestino, oppure sono resi invisibili da contratti individuali piuttosto che collettivi.
No, finché esisterà il lavoro, non si libereranno del Primo Maggio e dei suoi sindacati".


Gennaro Giuliani



Commenti
1 maggio
Scritto da fdicosmo il 2010-05-02 09:57:09
Il Sindaco: "... Assistiamo ad un mondo del lavoro che rivendica non solo protezioni dallo stillicidio di infortuni... " 
 
Alcuni Infortuni Mortali avvenuti alla vigilia del 1 maggio: 
30 aprile  
Proprio il responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione del Policlinico di Bari, Michele Camporeale, di 51 anni, muore in un incidente sul lavoro.  
Vendola: “vorrei gridare la mia rabbia e il mio dolore” “Dobbiamo piangere un altro caduto sul fronte del lavoro, questa volta alla vigilia del Primo Maggio”. Così Nichi Vendola, “mentre compiva il proprio dovere, ciò mi lascia sgomento e ammutolito”, prosegue Vendola. “Ma vorrei invece gridare la mia rabbia e il mio dolore”.  
MELFI (PT) - Un operaio è morto la notte scorsa nel reparto montaggio dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat. 
 
28 aprile  
CERIGNOLA (FOGGIA) - È caduto in un silo pieno di grano ed è morto, Nicola Gadaleta, di 50 anni. 
Tutto ciò ci deve far riflettere: con una buona Formazione e Informazione sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, forse, potremo, almeno, limitare questi eventi luttuosi. 
franco di cosmo.
Scritto da franco63 il 2010-05-03 09:16:47
Le leggi per prevenire gli infortuni sul lavoro ci sono, bisogna solo "aprire gli occhi" ai funzionari "ciechi" e corrotti che dovrebbero farle rispettare!!!!!

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