Serata di premiazione del 5° concorso di poesia online indetto dall'associazione Cambio Rotta
Grande partecipazione di pubblico al chiostro comunale per la serata di premiazione del 5° concorso di poesia online indetto dall’associazione culturale "Cambio Rotta".
Il titolo dell’edizione 2010 era “Mi ritorni in mente”: raccontare sotto forma poetica persone, luoghi e fatti impressi nella memoria.
Ha vinto la poesia “Passato remoto” di Grazia Mazzeo, proveniente da Rocchetta S.Antonio.Al secondo posto “Sotta lu cummone” del sangiovannese Franco Belvito. Terza piazza per la lirica “Rimane” di Lorenzo Morra, originario di Panni ma residente a Foggia.
I tre vincitori sono stati premiati con una targa e un buono libro della libreria Fahrenheit.
Una serata nella quale c’è stato spazio per l’analisi poetica, a cura di Rosa Di Maggio, componente della giuria di qualità assieme a Mara De Felici e Salvatore Ritrovato, e per un ricordo toccante del poeta Giovanni Scarale, con Onofrio Grifa che ha recitato il componimento a lui dedicato.
A presentare la manifestazione Antonio D’Apolito, vice-presidente dell’associazione che ha ringraziato la platea per la grande partecipazione e portato i saluti del presidente Giovanni Piano. Assieme a lui a fare gli onori di casa c’erano Marianna Alicino e Antonio Lo Vecchio, membri del direttivo. Alla cerimonia è intervenuto anche l’assessore alla cultura Carlo Macrini, il quale ha ribadito l’importanza di eventi del genere nel panorama culturale della nostra città.
Oltre ai primi tre classificati sono state premiate le poesie classificatesi dal 4° al 10° posto: per loro il libro/cd “Sto cercando di smettere” dell’artista sangiovannese, e componente del direttivo di Cambio Rotta, Toni Noar Augello che si è esibito con due bellissimi brani tratti dal suo album “Penne e corde”.
PASSATO REMOTO
Discendevamo
il sentiero scosceso tra i rovi:
lei lesta e sicura
come se i piedi fossero memori
d’ogni singola crepa.
Io incespicando tra zolle
d’una terra assetata
che manco cent’anni di pioggia
avrebbe temprato.
Lei col canestrone
Io col panarello piccino.
Rammento
la trepida attesa
di meriggi assolati.
Come grani di rosario
snocciolavo le ore.
Aspettavo
la formula magica,
“Andiamo alla vigna”?
L’abracadabra per
un mondo fantastico:
la Vigna!
Così nonnachiamava
quel moccichino di terra:
dieci viti, un orticello, un pozzo,
un ciliegio e, quattro pietre
d’una bicocca fantasma.
Un niente, ma il tanto
d’un caleidoscopico mondo
che se s’abbarbica al cuore
è destinato a restarci per sempre.
Con la sintassi delle stagioni,
lei piantava, annaffiava, zappava
fingendo che
l’ausilio mio le fosse essenziale.
Mentre io
con storie di tempi remoti,
incredibili,
che parevano roba inventata.
gettavo concime sul mio
orticello semantico.
E quando il sole assonnato
ormai sbadigliava,
tornavamo in paese.
E salivamo:
Io avanti col mio panarello piccino,
lei appresso mani ai fianchi
e canestro sul capo.
Portavamo con noi il lieve gravame
d’una grammatica semplice
che il tempo presente
con le sue astruse pretese,
più non riesce a tradurre.
Grazia Mazzeo
SOTTA LU CUMMONE
Chiagne lu Monumente, stragne le iamme
a lu pisciaredde de na specia de funtana.
Che le vò pigghia na voccia
a mettircila propria di fronta.
Che martirii, arriccia quase lu nase,
accigghija e capuzzeja
penzanne a lu corse antiche
sampe affollate;
all’aruule frisciute belle affilate.
La voria fischa inde le recchije
attraversa belle pulite tutte lu corse,
e chi la farna chiù.
Corre corre, nu minute e stà a pantane.
Lu municipii iè nu chiante,
manca lu sotto e sope
de lu Maiastre Pirre e compagne.
Manchine fronne e ghiante
sotte le pede accumpagnà la passiajata.
Voline sule carte e buste,
rijale de lu pregresse e de l’ome iuste.
Iè finute l’armunija a la ricona
che l’amice sotto l’aruule
a parla pe iore e iore
de pulitica e de cose perdute,
ma utile a farce cuntinuà a campà.
La basulata iè desulata
come le core de nummine arritrate,
sule nonnima iè contente
l’ome le stà vicine
che ce rompe le palle.
SOTTO IL COMUNE
Piange il monumento, stringe le gambe
allo zampillare di una piccola fontana.
Che li venga un accidente
a mettercela proprio di fronte.
Che martirio, arriccia quasi il naso,
acciglia e dondola la testa
pensando al corso antico
sempre affollato:
agli alberi in fila rigogliosi .
La bora fischia nelle orecchie
attraversa senza ostacoli tutto il corso
e chi la ferma più-
Corre corre e in un minuto arriva al lago di Pantano.
Il municipio è una desolazione
manca il passeggio continuo
del maestro Pirro e degli amici.
Mancano le foglie e le ghiande
sotto i piedi che accompagnavano la passeggiata.
Volano in cielo solo carte e buste di plastica
regalo della nostra politica e dell’uomo giusto
è finita l’armonia al riparo degli alberi
a parlare ore ed ore di politica e di cose perdute
ma utili per farci continuare a vivere.
Corso Umberto è desolante
come il cuore di mio nonno costretto a stare in casa
solo la nonna è contenta
perché l’uomo così le sta sempre vicino
annoiato e scocciato.
Francesco Belvito
RIMANE
Rimane
Appiccicata al cuore
La voglia di tornare
Tra i vecchi vicoli
Sempre uguali
Dove l'età
Fugge silenziosa
Tra le case
Zitte e fiere
Addossate ad una ad una
Fra qualche davanzale
Dove sparuti fiori
Si ubriacano di sole
Lorenzo Morra
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