L’altra sera ero alla
presentazione del libro di Gennaro Tedesco, “Amaro
Giuliani”, e devo confessare che
fino al momento in cui hanno offerto il proprio contributo i giornalisti Antonio Blasotta, Maurizio Tardio, nonché l’autore Gennaro Tedesco, la serata oltre che interessante mi ha fornito
seri spunti di riflessione sulle recenti, e meno recenti, vicende e dinamiche politico-amministrative
di San Giovanni Rotondo.
Il messaggio, chiaro e
diretto, fatto passare dall’autore del libro nella sua chiosa finale mi ha
colpito per la sua semplicità ed originalità: “Quelli che ho raccolto sono i fatti raccontanti direttamente dai
protagonisti della politica cittadina, sia di maggioranza che di opposizione.
Ciascuno dei lettori può costruirsi le sue interpretazioni, chiavi di lettura
degli eventi accaduti, strategie, tranelli. Questo, attraverso solamente la
voce degli attori politici”. Che dire? Un libro aperto, un libro il cui finale non scritto è stato lasciato
alla libera analisi ed interpretazione del lettore.
Dicevo, fino agli
interventi dei giornalisti il tutto mi è giunto interessante per l’approccio e
per i temi affrontati, suscitandomi anche una certa condivisione dei contenuti
espressi. Condivisione che è venuta meno con quanto, poi, ha sostenuto il
sindaco Gennaro Giuliani nel suo intervento. Anzi, alcuni suoi concetti mi son
parsi talmente “adulterati” e fuori luogo che non appena è stata data la
democratica possibilità di intervento al pubblico ho colto l’occasione per dire
la mia.
Poteva tranquillamente
passare che il sindaco cercasse di disegnare il suo partito, il PD, come un
gruppo che sta lavorando seriamente per il bene della città, che giorno dopo
giorno sta trovando quella coesione che nel recentissimo passato sicuramente
non c’è stata, che gli impegni e le sfide da affrontare saranno l’unica chiave
di lettura per decretarne il raggiungimento degli obiettivi o il fallimento di
uomini ed azioni, ma non poteva assolutamente passare che dal primo cittadino
di San Giovanni Rotondo venisse asserito che, "se dopo un anno aveva cambiato
l’esecutivo, i suoi assessori, questo
era avvenuto perché la città, i suoi cittadini, glielo avevano chiesto!!!"
Potevo aspettarmi di tutto
ma questo no! Il sindaco ha la memoria corta? O tutto ad un tratto ha voluto
rimuovere il recente passato politico-amministrativo?
Ho voluto ricordargli che
le cose non erano andate affatto così; che non
erano stati i cittadini a premere perché la giunta tecnica che lui stesso
aveva scelto venisse azzerata; che, anzi, in quelle settimane di fuoco i
cittadini, gli altri movimenti politici lo hanno supportato ed incoraggiato a
tener fede al suo impegno verso gli elettori confermando nell’incarico i suoi
assessori. Le pagine del portale sangiovannirotondonet.it del periodo sono
ancora in piena evidenza e ne danno prova e testimonianza.
Ho voluto ricordargli che
chi ha voluto il famoso cambio di uomini, l’ingresso dei big della politica sangiovannese, è stato solo ed esclusivamente il
suo partito, il PD, e che non era corretto e rispettoso nei confronti dei
cittadini di San Giovanni Rotondo attribuire loro la responsabilità della
scelta; come mettere le mani avanti e voler dire: “Voi mi avete portato alla scelta di questi uomini, siatene consapevoli
e responsabili”. Senza parole!
In verità la risposta che
ha tentato di dare il sindaco probabilmente non ha convinto nemmeno lui stesso:
ha sostenuto che il PD, avvertendo il disagio e l’esigenza dei cittadini di avere assessori più
presenti ed esperti del “Palazzo”, ha recepito il messaggio della città traducendolo operativamente con il cambio
degli uomini in giunta.
Per evitare
fraintendimenti, volutamente non è stata
posta la discussione sul merito e giudizio del “chi era meglio” ma solo sul “mandante”
(termine appropriato visto che l’azione era nella sostanza punitiva verso la prima
giunta).
Questo approccio della
discussione probabilmente non è giunto a qualche consigliere comunale visto che
nell’intervento successivo al mio ha sostenuto con forza, e stizzito, che “quella non era la sede deputata per
affrontare la questione”.
Ora, con grande imbarazzo
(ma non per me) chiedo: Qual è il luogo, se c’è, per un semplice cittadino dove
poter dire liberamente, democraticamente e con educazione la propria opinione,
se non nelle occasioni pubbliche quale può essere la presentazione di un libro,
soprattutto se poi in tali circostanze sono presenti i rappresentanti della
città?
Per caso il voto di
rappresentanza di noi cittadini dato ai consiglieri è un “biglietto di solo andata”? Una delega “in bianco” senza la
possibilità di un minimo confronto sulle loro azioni? Forse qualcuno la
rappresentanza la intende così, i cittadini no! Spesso sorridiamo del Berlusconi-pensiero,
di colui che non ammette confronti e critiche perché l’unica verità è la sua, ma
qui a San Giovanni Rotondo c’è poco da sorridere… di Berlusconi di sinistra ne siamo
pieni.
Rubando il fraseggio di
Maurizio Tardio mi viene inevitabilmente da dire “Amarezza…amministrazione Giuliani”.
amaro giuliani con molto ghiaccio Scritto da gianfrancopazienza il 2010-06-12 18:38:13mi sono perso l'amaro alla presentazione di giovedì, ma posso recuperare l'effetto benefico dal libro di Gennaro Tedesco. Ovviamente la “questione di amarezza” di cui parla Giovanni Piano è altra cosa. Non tanto perchè il Sindaco possa fare, a ragione, il suo mestiere di politico e riferire degli sforzi e delle energie profuse nel dibattito interno, dando segnali di stabilità, provenienti dal suo partito. Stabilità di cui il governo della città aveva e ha bisogno. Non essendo certo i cittadini i fautori dell'instabilità. Anzi, come dice Giovanni il fatto che il voto non sia un biglietto di sola andata, non autorizza nessuno a cambiare programma o direzione amministrativa, senza quella verifica di trasparenza che lo stesso Gennaro Giuliani aveva offerto durante la sua campagna elettorale. E non sono stati gli elettori a chiedere il cambio della maggioranza. Che ci sia un dibattito, servito con l'amaro, è di aiuto per una amministrazione, soprattutto per la fase di sfiducia generata da quel rimpasto, frutto delle pressioni ben note ai cittadini mediamente attenti e informati. Posso raccontare la vicenda che ha riguardato, con lo stesso copione, la caduta della prima giunta Mangiacotti, alla quale noi come sinistra partecipavamo in giunta e in consiglio comunale. Anche allora il segretario pro tempore del partito di maggioranza, ripreso potere dopo la nostra giunta, è arrivato lì nella chiusa riunione di maggioranza, sparando a zero sulla presunta inefficenza della nostra amministrazione. Quando invece il sostegno popolare non ci mancava. Quindi, perse le loro elezioni, dopo il classico periodo dietro le quinte (12/15 mesi) hanno vouto riprendere la poltrona. Tutto questo allora è avvenuto senza grossi dibattiti, ma l'amministrazione è caduta. Ora si discute, forse l'amaro non aiuta ancora a guarire, almeno l'amministrazione sopravvive. Al contrario, se dovesse cadere, vorrà dire che le azioni interne sono molto svalutate. Ma comunque la trasparenza è di aiuto. E i luoghi chiusi, deputati alla politica, sono troppo stretti per i cittadini e per la partecipazione attiva.
Tutto calcolato... Scritto da maxi il 2010-06-12 19:36:39Tutto previsto e calcolato! ...."sono scesi con tutto il loro peso politico" si diceva.....e meno male! Non voterò più per questo PD..... ANDATE A LAVORARE!!!! Ci avete ingannato per l'ultima volta!
è vero Scritto da simba il 2010-06-12 20:06:53Ero presente anche io. Quello riportato in questo articolo è tutto vero. Siamo la mediocrità della provincia
Scommettiamo? Scritto da aquilasangiovannese il 2010-06-13 10:45:00Il berlusconismo di sinistra, caro Giovanni, non si fermerà di certo qui. Berlusconi dice che non può governare perchè...scaricando le colpe sugli "scissionisti", sull'opposizione, sulla Costituzione. Il s-indaco ha scaricato le colpe prima sui vecchi politici, poi sul PD, oggi sui cittadini (sull'opposizione non potrà mai scaricare nulla vista la poca rappresentatività che la stessa ha nel popolo), domani...speriamo su Berlusconi. Entrambi però non hanno ancora capito che i primi responsabili sono loro. Non basteranno giornalisti schierati ed accontentati per far cambiare l'iidea del popolo che, in silenzio e civilmente, sta mostrando tutto il proprio sdegno verso siffatto modo di intendere la politca. Cmq io scometto che al prossimi incontro pubblico il s-indaco dirà che lo hanno costretto a candidarsi e lui ha accettato per il bene del popolo. Per poi afferma il contrario dopo qualche mese come avvenne nel 2000 quando si dimise da consigliere comunale di opposizione (basterebbe rileggere quell'intervento per capire). Buona domenica e grazie per lo spazio pubblico che offrite (speriamo che il regime non lo oscuri).
Il problema è nel percorso politico Scritto da ale il 2010-06-13 11:38:09Quando è iniziato il dibattito purtroppo ero già andato via e me lo sono perso. Se un consigliere ha detto una cosa del genere è evidente che vive in un altro secolo. Probabilmente l'ottocento. E quale sarebbe il luogo deputato alla questione? La comunità ha diritto di interrogarsi su se stessa in qualunque luogo. Poi è ovvio che il consiglio comunale e la giunta, se vogliono, possono trarne le legittime conclusioni.
Riguardo alla prima giunta Giuliani, io devo essere sincero: non credo che quella giunta potesse esprimere un qualunque cambiamento, anzi, quella giunta era il segnale che non c'erano le condizioni politiche per avviare un cambiamento.
All'indomani delle elezioni, il sindaco poteva avviare un cambiamento unilaterale avviando un conflitto e spaccando il proprio partito oppure poteva avviare una politica del "vogliamoci bene".
La prima opzione avrebbe voluto un sindaco forte, in pieno stile Emiliano ma, Giuliani non aveva le caratteristiche umane e probabilmente neanche la forza politica per fare una cosa del genere. Tralaltro anche in questo caso avrebbe dovuto circondarsi di una giunta politica in grado di amministrare il cambiamento. Una giunta che avesse fatto un percorso politico netto e che avesse ben chiaro il programma da applicare, viste le pressioni alle quali sarebbe stata sottoposta.
Giuliani, invece, ha scelto persone, anche intelligenti e preparate, ma completamente fuori dal contesto politico e senza nessuna esperienza politica e amministrativa. D'altro canto il responso elettorale dava un segnale contrario, i veri vincitori di quella campagna erano quelli che erano caduti nell'amministrazione Mangiacotti, in quanto erano stati tutti riconfermati.
Quindi si era creato il paradosso dove Giuliani aveva promesso di essere uomo di cambiamento e di garanzia e il cambiamento andava praticato con gli stessi uomini della precedente amministrazione.
Così ha scelto una giunta tecnica sperando nel "vogliamoci bene". Invece con quella giunta ha scontentato tutti. Perché, chi ha intenzione di rigenerare la politica non può mettere delle dirigenze che non siano politiche e non può muoversi a rischio zero. Mettere una giunta tecnica ha significato mortificare il percorso politico di tutti quelli che avevano partecipato alla campagna elettorale e l'avevano sostenuto. A che pro un qualunque cittadino dovrebbe militare in un partito se poi a fine campagna ci si saluta con una stretta di mano e la giunta viene tirata fuori dal cilindro? Dov'è il cambiamento? Secondo me, Giuliani doveva scegliere all'interno di chi aveva partecipato alle riunioni e al percorso. Nel consiglio del PD in quel periodo c'erano 80 persone nelle quali si poteva scegliere, persone che si erano incontrate continuamente, avevano discusso e litigato anche ferocemente. Ognuno di loro avrebbe potuto essere una risorsa.
Quell'esperienza di cittadinanza attiva ora è svanita: si dice spesso che i cittadini non si interessano alla politica ma perché dovrebbero farlo se dopo un faticoso percorso quello che vedono sono decisioni arbitrarie e incoerenti col percorso stesso?
Da questo punto di vista è meglio la giunta attuale, non perché io la appoggi, al contrario, però è una giunta coerente con il responso elettorale. Ed è una giunta che se non funziona sarà costretta ad assumersi le proprie responsabilità.
La conclusione che deriva dalla mia personale esperienza è che per creare il cambiamento si deve partire dal percorso politico e permettere alle nuove leve di formarsi, perché il cambiamento non sia una cosa estemporanea, le nuove leve devono essere scelte all'interno di chi ha partecipato al percorso.
-- Alessandro Rendina
Brainstorming. Scritto da antoniocafaro il 2010-06-14 12:10:00Scusatemi, avete il permesso del Prof. Urbano per continuare la discussione? Vi ricordo che ci aveva invitato a sospendere l’adunata sediziosa. Voi la continuate in internet tanto per allargare un tantino la platea? I libri sono scritti per consegnare pezzi di verità alla storia. Quando l’argomento è ancora a cavallo tra cronaca e storia recente può generare polemiche o rigirare il coltello in ferite non del tutto rimarginate. A questo rimedia la elaborazione del lutto (Freud), quando muore un progetto è consigliabile però non razionalizzare troppo il lutto, perché quando vai ad esporre la tua sintesi razionale ad un’altra mente razionale, si genera soltanto un brainstorming. Cosa alla quale non siamo abituati perché questa società ci ha educato a vivere il lutto in forma privata con gli amici più intimi. Antonio Cafaro
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