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Gli effetti della sempre più crescente cementificazione Stampa E-mail
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lunedì 14 giugno 2010

San Giovanni Rotondo NET - Opinioni“Caro Giovanni il mandorlo non fiorirà più”

di
Tonio Tedesco






Gli abbiamo concesso l’ultima fioritura che quest’anno, grazie all’abbondante pioggia particolarmente generosa. Il mandorlo è uno dei simboli della nostra cittadina: lo ritroviamo dalla campagna, fino a Monte Calvo. Ma soprattutto è presente nella parte a sud del paese, dove è in costante movimento la mano cementificatrice dell’uomo.

Il caro amico Giovanni Scarale in un bellissimo articolo sullo Sperone, nell’Aprile del 2009, intitolato “il mandorlo fiorisce ancora” osservava che “nonostante la devastazione dei nuovi quartieri ci sono ancora mandorli”. Forse fra qualche anno Caro  Giovanni “il mandorlo non fiorirà più”.

Dopo lo scippo degli alberi sul corso, carichi di storia, deportati tristemente all’interno del recinto del “Parco del Papa”, a causa di una breve esperienza amministrativa post-fascista, nascosti (quasi morti), relegati vicino ai bagni, stiamo assistendo in questi anni al tentativo di far scomparire qualsiasi traccia della cultura agricola da cui proveniamo. I pagliai rischiano di scomparire. I mandorli sono da ritenere in via di estinzione. In questi giorni decine di mandorli sono stati barbaramente tagliati per fare spazio a nuovi insediamenti edilizi. In Viale della Gioventù (di fronte Eurodespar, Gimpac), era incantevole il bosco di mandorli che oggi non c'è più, per dare vita a case che forse non comprerà mai nessuno.

Continua l’indifferenza.
La parola memoria è spesso usata come sinonimo di storia. Ma la memoria abbraccia e raccoglie il passato con una rete di maglie più larghe di quelle della disciplina tradizionalmente chiamata storia, depositandovi una dose ben più grande di soggettività, di vissuto.

Diceva Kerwin Lee Klein che la memoria appare come una storia meno arida e più “umana”.  Una comunità senza memoria non è una comunità umana, sensibile, riflessiva.
Inutile osservare le condizioni del centro storico (il luogo della memoria) dove la riqualificazione (soprattutto per i cittadini che ci abitano) e la rivitalizzazione del centro storico continua ad essere una promessa elettorale.  Ai luoghi della memoria preferiamo i non-luoghi.

Verso quale sviluppo siamo proiettati? Ci stiamo liberando del nostro passato, perché eravamo poveri ed ignoranti ed ora vogliamo dimostrare che siamo diventati ricchi e colti? Da dove nasce questa passione per il cemento, per le case? Il leggero sviluppo demografico di questi anni, dovuto soprattutto all’aumento della popolazione immigrata, non giustifica questa selvaggia ed incontrollata costruzione di nuovi “anonimi” quartieri dormitorio.

Stiamo costruendo una città bella e vivibile?
Siamo tutti responsabili.

Tonio Tedesco






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