Nella giornata di ieri, gli uomini del Commissariato P.S. di Manfredonia hanno
proceduto all’arresto in flagranza di tre persone ed al fermo di Polizia
Giudiziaria di una quarta persona.
«Verso la metà di Agosto - ha dichiarato nel corso della conferenza stampa il dott. Antonio
Lauriola, 1° dirigente del Commissariato di Manfredonia - dopo aver appreso da
attività info-investigativa che un noto imprenditore di San Giovanni
Rotondo era destinatario di telefonate estorsive, questi veniva contattato
ammettendo la ricezione delle citate chiamate».
Ben presto l’attività investigativa si concentrava verso C.M. e suo
figlio C.M., entrambi di San Giovanni Rotondo già annoveranti pregiudizi
di Polizia specifici a loro carico. Alla classica attività indagatrice si
affiancava quindi quella tecnologica, attivando diversi monitoraggi. Nel
frattempo le telefonate estorsive si susseguivano costantemente, permettendo
agli inquirenti, grazie all’acume investigativo, di addivenire alla targa
dell’autovettura utilizzata dagli estorsori telefonisti per minacciare la
vittima, sempre più sottoposta ad un’enorme pressione psicologica, visto che
gli stessi millantavano appartenenze a clan malavitosi egemoni dell’area
garganica.
«Intimidazioni - ha
continuato il dott. Lauriola - seguite da un pesante danneggiamento ad una
macchina operatrice aziendale, sulla quale era stato perpetrato il taglio di un
radiatore dell’olio allo scopo di mandare a fuoco il veicolo al momento del suo utilizzo; lavoro, questo, effettuato da persone esperte nel funzionamento
di detti veicoli. La vittima, in un profondo stato di agitazione, per le gravi conseguenze
che potevano scaturire da un suo diniego nel pagamento della somma di euro
trentamila, dopo aver temporeggiato per diversi giorni, si vedeva costretta a
contattare colui che, presentatosi come mediatore, null’altro era che il capo
degli estorsori, C.M., esponendogli i suoi problemi nel reperire la somma
richiesta e cercare una dilazione del pagamento, al fine di evitare comunque
ulteriori danneggiamenti alle sue attività».
Questo suo contatto faceva scaturire una serie di scambi di notizie fra i
malfattori che, in linguaggio criptico, comunicavano a mezzo telefono, fissando
un incontro in San Giovanni Rotondo. Alla luce di ciò veniva predisposto idoneo
servizio volto a monitorare visivamente l’incontro, con appostamento nei pressi
dell’abitazione di C.M., luogo presso cui lo stesso C.M. incontrava altri due
complici di San Marco in Lamis, N.F e B.G.
«Palesandosi quindi, certo l’incontro vittima-aguzzino - ha chiarito il commissario Lauriola - veniva
predisposto un servizio di pedinamento ed appostamento mirato sia alla tutela
della vittima che al raggiungimento dei fini istituzionali, cioè l'arresto in
flagranza dei malfattori. A tal fine venivano fotocopiate tutte le banconote da
utilizzare per il pagamento, per un importo complessivo di duemila euro, somma
successivamente riconsegnata alla vittima, che l'avrebbe utilizzata per la
dazione estorsiva. Notato distintamente lo scambio dei soldi si aspettava che
la vittima si allontanasse dalla zona per poter intervenire; subito dopo il
malfattore veniva bloccato all'interno della propria autovettura, senza poter
accennare a qualsiasi tentativo di fuga. Sottoposto a perquisizione personale, veniva
trovato in possesso delle banconote prima fotocopiate, e quindi tratto in
arresto per estorsione continuata in concorso. Nel corso dell’atto, oltre ai
soldi si rinveniva il telefono utilizzato per i contatti con la vittima».
Allo stesso tempo la ricerca delle pattuglie sul territorio finalizzata
all’arresto in flagranza degli altri malfattori, partecipanti a vario titolo
all’evento delittuoso, si concentrava sulla ricerca ed al conseguente arresto
di N.F. e B. G. Per quanto concerne il figlio di C.M. si provvedeva a controllare
costantemente anche i suoi movimenti, per evitare che potesse avvisare i suoi
complici; sopraggiunto a casa, dapprima scendeva dall’auto, ma appena si
rendeva conto della presenza della Polizia tentava di risalire velocemente a bordo
della stessa per darsi alla fuga, evidentemente avendo capito che l’estorsione
non era andata per il verso giusto.
Infine, veniva recuperata la somma di € 2.000,00 (quale prima trance di una
richiesta estorsiva di € 30.000,00), sequestrate due autovetture, quali mezzi
utilizzati per commettere il reato di estorsione, nonché una pistola
d’imitazione “mod.92 F.S.”, priva del tappo rosso, utilizzata per intimidire le
vittime.
«Si ritiene - ha concluso il
dott. Lauriola - che questa vicenda sia solo uno degli episodi estorsivi che
affliggono l’area garganica, che se denunciati, potranno sempre più essere
arginati se non sconfitti definitivamente».
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