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Arresti in flagranza per estorsione Stampa E-mail
Inserito da Redazione   
sabato 28 agosto 2010

San Giovanni Rotondo NET - Arresti a San Giovanni RotondoVittima un imprenditore di San Giovanni Rotondo







 Nella giornata di ieri, gli uomini del Commissariato P.S. di Manfredonia hanno proceduto all’arresto in flagranza di tre persone ed al fermo di Polizia Giudiziaria di una quarta persona.

«Verso la metà di Agosto
- ha dichiarato nel corso della conferenza stampa il dott. Antonio Lauriola, 1° dirigente del Commissariato di Manfredonia -  dopo aver appreso da attività info-investigativa che un noto imprenditore di San Giovanni Rotondo era destinatario di telefonate estorsive, questi veniva contattato ammettendo la ricezione delle citate chiamate».


Ben presto l’attività investigativa si concentrava verso C.M. e suo figlio C.M., entrambi di San Giovanni Rotondo già annoveranti pregiudizi di Polizia specifici a loro carico. Alla classica attività indagatrice si affiancava quindi quella tecnologica, attivando diversi monitoraggi. Nel frattempo le telefonate estorsive si susseguivano costantemente, permettendo agli inquirenti, grazie all’acume investigativo, di addivenire alla targa dell’autovettura utilizzata dagli estorsori telefonisti per minacciare la vittima, sempre più sottoposta ad un’enorme pressione psicologica, visto che gli stessi millantavano appartenenze a clan malavitosi egemoni dell’area garganica.


«Intimidazioni
- ha continuato il dott. Lauriola - seguite da un pesante danneggiamento ad una macchina operatrice aziendale, sulla quale era stato perpetrato il taglio di un radiatore dell’olio allo scopo di mandare a fuoco il veicolo al momento del suo utilizzo; lavoro, questo, effettuato da persone esperte nel funzionamento di detti veicoli.
La vittima, in un profondo stato di agitazione, per le gravi conseguenze che potevano scaturire da un suo diniego nel pagamento della somma di euro trentamila, dopo aver temporeggiato per diversi giorni, si vedeva costretta a contattare colui che, presentatosi come mediatore, null’altro era che il capo degli estorsori, C.M., esponendogli i suoi problemi nel reperire la somma richiesta e cercare una dilazione del pagamento, al fine di evitare comunque ulteriori danneggiamenti alle sue attività».

Questo suo contatto faceva scaturire una serie di scambi di notizie fra i malfattori che, in linguaggio criptico, comunicavano a mezzo telefono, fissando un incontro in San Giovanni Rotondo. Alla luce di ciò veniva predisposto idoneo servizio volto a monitorare visivamente l’incontro, con appostamento nei pressi dell’abitazione di C.M., luogo presso cui lo stesso C.M. incontrava altri due complici di San Marco in Lamis, N.F e B.G.


«Palesandosi quindi, certo l’incontro vittima-aguzzino
 - ha chiarito il commissario Lauriola -  veniva predisposto un servizio di pedinamento ed appostamento mirato sia alla tutela della vittima che al raggiungimento dei fini istituzionali, cioè l'arresto in flagranza dei malfattori. A tal fine venivano fotocopiate tutte le banconote da utilizzare per il pagamento, per un importo complessivo di duemila euro, somma successivamente riconsegnata alla vittima, che l'avrebbe utilizzata per la dazione estorsiva. Notato distintamente lo scambio dei soldi si aspettava che la vittima si allontanasse dalla zona per poter intervenire; subito dopo il malfattore veniva bloccato all'interno della propria autovettura, senza poter accennare a qualsiasi tentativo di fuga. Sottoposto a perquisizione personale, veniva trovato in possesso delle banconote prima fotocopiate, e quindi tratto in arresto per estorsione continuata in concorso. Nel corso dell’atto, oltre ai soldi si rinveniva il telefono utilizzato per i contatti con la vittima».


Allo stesso tempo la ricerca delle pattuglie sul territorio finalizzata all’arresto in flagranza degli altri malfattori, partecipanti a vario titolo all’evento delittuoso, si concentrava sulla ricerca ed al conseguente arresto di N.F. e B. G.

Per quanto concerne il figlio di C.M. si provvedeva a controllare costantemente anche i suoi movimenti, per evitare che potesse avvisare i suoi complici; sopraggiunto a casa, dapprima scendeva dall’auto, ma appena si rendeva conto della presenza della Polizia tentava di risalire velocemente a bordo della stessa per darsi alla fuga, evidentemente avendo capito che l’estorsione non era andata per il verso giusto.


Infine, veniva recuperata la somma di € 2.000,00 (quale prima trance di una richiesta estorsiva di € 30.000,00), sequestrate due autovetture, quali mezzi utilizzati per commettere il reato di estorsione, nonché una pistola d’imitazione “mod.92 F.S.”, priva del tappo rosso, utilizzata per intimidire le vittime.


«Si ritiene
- ha concluso il dott. Lauriola - che questa vicenda sia solo uno degli episodi estorsivi che affliggono l’area garganica, che se denunciati, potranno sempre più essere arginati se non sconfitti definitivamente».

 


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