Settembre è iniziato, la gioia dell’estate
alle spalle e l’aria di scuola si comincia a sentire.
Nelle famiglie si parla di zaini da
acquistare, grembiuli, fiocchi, libri prenotati, quaderni, quadernoni. In altre
si decide l’indirizzo universitario da prendere per il proprio figliolo o
magari ci si prepara ad affrontare i Test d’ingresso. Tutte le famiglie, con la
speranza nel cuore, sognano il proprio figlio intraprendere un percorso
Universitario, nonostante i sacrifici economici che dovrà affrontare.
Oggi più di ieri nelle famiglie si sente
l’incertezza che la scuola trasmette dal punto di vista didattico e
strutturale.
La scuola sta morendo.
La scuola, impoverita e trascurata ogni
giorno di più, sta morendo.
Quella scuola che generazioni di genitori
vedevano come unica possibilità di riscatto o più semplicemente come l’unico
modo per assicurare ai propri figli una vita dignitosa, sta morendo.
Gente semplice o istruita, ricca o
povera, a costo di sacrifici a volte immani faceva di tutto per mandare a
scuola i propri figli, consapevole dell’importanza vitale di assicurare loro
una buona istruzione. Quella scuola, aperta a tutti, gratuita, luogo primo di
conoscenza e convivenza, fonte inestimabile di saperi e di memoria, di uguaglianza
e di amicizia, sta morendo.
Ogni anno migliaia di precari laureati e
specializzati si incontrano al provveditorato, per accettare poche ore
d’insegnamento. Tra attese lunghissime e urla impazienti la cultura e la
conoscenza dei nostri figli muore.
Noi, genitori di oggi, non vogliamo neppure
pensare che si possa rimanere indifferenti.
L’istruzione dei nostri figli e quindi
il loro futuro è messo a repentaglio e con loro anche il nostro e quello del
Paese in cui tutti viviamo: ci ritroveremo forse a regalare la paghetta a figli
ormai quarantenni che si trascinano per casa senza meta?
La “riforma” attuale non prevede alcun
investimento,
solo risparmi e colpi d’accetta, mentre triplicano i finanziamenti – da
544 milioni a 1 miliardo e 600 milioni di euro – alle scuole private.
Verranno a mancare 87.341 dei nostri insegnanti e 44.500 dei nostri bidelli,
delle nostre segretarie e dei nostri assistenti di laboratorio.
Verranno chiuse tante piccole scuole,
ridotti i piani di studio, ridotte le discipline, le ore di laboratorio, le
uscite didattiche e drasticamente ridimensionati gli aiuti ai ragazzi
diversamente abili. Aule che arriveranno a contare 33 alunni, stipati come
sardine senza rispetto di regole e di sicurezza.
La situazione è grave, screditare la scuola
pubblica come sta succedendo oggi, ci porterà ormai in modo inequivocabile ad
un futuro il cui esito pare scontato: due sistemi scolastici, uno privato,
costoso, per i pochi che potranno permetterselo sfornerà la nuova classe
dirigente e uno per molti, pubblico, di serie B che sfornerà insicurezza e
solitudine.
E così anche quel poco di mobilità sociale,
di cui tutti parlano, verrà meno e i figli dei dottori diventeranno dottori e
quelli degli operai resteranno operai precari. Come novanta anni fa, un futuro
triste ma soprattutto inaccettabile in un paese civile e democratico.
Chiedo a voi genitori, insegnanti, è
accettabile tutto questo?
E se non lo è, cosa possiamo fare?
Berto Dragano
(genitore)
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