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Partecipazione, trasparenza, meritocrazia: appello alla città Stampa E-mail
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giovedì 27 gennaio 2011
San Giovanni Rotondo NET - Opinionidi Antonio Marino







I CIRCOLI COSTITUISCONO LE UNITA' ORGANIZZATIVE DI BASE ATTRAVERSO CUI GLI ISCRITTI PARTECIPANO ALLA VITA DEL PARTITO

In un momento delicato come questo, con una crisi economica così violenta che si è abbattuta su tutti i settori in Italia e nella nostra città, l'ultima cosa che ci si aspettava era una rottura all'interno del gruppo consigliare del PD che ha portato alla crisi politica di questa amministrazione e del partito. Una crisi che nasce da lontano, che nasce principalmente nel partito.

Facciamo un po' di storia:

Per statuto entro il 30 settembre 2009 dovevano essere celebrati i congressi di circolo che avrebbero portato all'elezione dei segretari di circolo in tutti i Comuni e dei delegati provinciali e regionali. Molti circoli in Italia (soprattutto al nord) hanno celebrato i loro congressi cittadini con più o meno partecipazione, ma la stessa cosa non è accaduta in tanti comuni (soprattutto al sud) dove i circoli locali non sono mai nati ed il nostro circolo non fa eccezione. Il 25 ottobre 2009 nasceva ufficialmente il PD nazionale con l'elezione di Bersani a segretario ma tanti circoli non si costituivano - nessuna elezione, nessuna assemblea, nessun congresso.

E' un problema noto che le dinamiche di voto a sud di Roma funzionino diversamente rispetto al resto del paese, ci riferiamo al voto di scambio, all'uso di truppe cammellate che puntualmente compaiono nei momenti elettorali e alle modalità con cui si acquisiscono le tessere (si comprano a chili). Alla luce di questo si comprende che, naturalmente, sarebbe stato inutile celebrare i congressi - ma sarebbe stato bello comunque partecipare ad un momento di confronto collettivo in cui esprimere le proprie posizioni. Siamo una fotografia esaustiva del partito nazionale (o forse è quello nazionale che riflette i circoli locali). Ci si impone sempre con la forza dei propri pacchetti di tessere materialmente possedute da pochi ELETTI che decidono quale deve essere la politica sul territorio. Poche sono le occasioni per gli iscritti di partecipare alla vita e alle scelte del partito. Manca un dibattito vero, manca un confronto, mancano le occasioni per confrontarci e manca una rappresentazione del partito ai cittadini (chi siamo, dove andiamo e cosa portiamo).

Ironicamente si risponderebbe “UN FIORINO!” ma non basterebbe a dare una risposta alle domande.

Qual'è il prezzo che gli iscritti e la società civile simpatizzante del PD devono pagare per avere una risposta a queste domande? Dal 14 ottobre del 2007 si sono perse tante speranze di vedere nascere un partito aperto, senza le vecchie dinamiche verticistiche dettate dalla nomenclatura e il PD è andato via via esaurendosi perdendo pezzi importanti lungo il percorso. Semplici cittadini che vedevano nel PD una speranza di politica nuova oggi si sono allontanati delusi da una classe dirigente autoreferenziale che non dà spazio ad alcuna partecipazione. Partecipazione che oggi si è esaurita facendo piovere critiche sul PD dall'interno e dall'esterno. Il partito che ha inventato le primarie in Italia e che è destinato a perderle perchè sbaglia i propri candidati o non capisce la propria base. Una classe dirigente che vuole andare al centro per opportunità elettorali con una base che guarda a sinistra. Non si può guidare una macchina sapendo che lo sterzo è scollegato dalle ruote. La macchina andrà sempre per conto suo.

Accade a livello nazionale ed accade a livello locale.

L'attuale crisi politica del gruppo dirigente del PD Sangiovannese ha dimostrato ancora una volta la incompatibilità di carattere e di principi che gli attori politici del nostro paese hanno tra loro. E dimostra anche l'inesistenza di un arbitro (il partito) in grado di riportare la discussione su un piano strettamente politico. Qui non si discutono le ragioni che hanno mosso il dissidio, né si vogliono fare inutili appelli al buon senso. Quello che si mette in discussione è la modalità con cui la nostra classe dirigente gestisce il partito, politici navigati la cui enorme esperienza dovrebbe essere un punto di forza del partito e dovrebbe fungere da volano per il suo rilancio. Niente di più falso, i rancori passati e presenti tra i nostri rappresentanti sono tanti e tali da lacerare profondamente ad ogni occasione di discussione l'unità del Parito. Ed emergono a volte con violenza mostrando quanto di peggio esiste nella politica locale.

Vendette trasversali e rappresaglie personali che si consumano sotto gli occhi di iscritti e simpatizzanti inermi.

E' stato già detto in altre occasioni che i nostri politici di grande esperienza dovrebbero guardare altrove, pensiamo alla Camera o al Consiglio Regionale o ad incarichi prestigiosi. Più volte è stato affermato che il nostro paese meriterebbe di essere rappresentato a livelli istituzionali più alti ma anche qui si è visto che i rancori portano alla sconfitta. Sconfitta che busserà sempre alla porta finché non vi sarà una gestione tesa all'unità e non al possesso del partito, finché non si lavorerà alla costruzione dei presupposti e non si darà voce alla base dalla quale parte una forte richiesta di ascolto. Se non si darà ascolto a tali richieste non potrà esserci futuro per il PD a San Giovanni Rotondo.

La gestione discutibile del circolo del nostro paese è sotto gli occhi di tutti. I pochi eventi pubblici sono legati ad appuntamenti strettamente elettorali, non c'è confronto tra le parti e manca un dialogo, il nostro circolo non è neanche censito sul sito del PD nazionale (esiste quello di Carapelle, di Bovino, Biccari...). Non si vuole colpevolizzare nessuno, la responsabilità è di tutti, il clima di silenzio, la paura di confrontarsi e di esprimere liberamente le proprie opinioni, le smanie dittatoriali di alcuni, attanagliano tutte le componenti.

Si è consumato un tradimento, è stato tradito lo spirito partecipativo con cui nasceva il PD, sono state tradite tutte quelle persone che sono nate politicamente con il PD (i cosiddetti “nativi PD”), che hanno creduto al suo codice etico e al suo manifesto dei valori, che per la prima volta si avvicinavano alla politica e che, scandalizzati, sono scappati via.

E' da qui, da queste considerazioni che nasce l'esigenza forte di voltare pagina. E' necessario rilanciare il partito sul territorio, portare la discussione su un piano di concretezza, parlare della realtà e dei problemi che affliggono i cittadini, riportare il partito al centro della politica. Basta con l'appartenenza a questa o a quella corrente, basta con i capibastone a cui “rispondere”, basta con le truppe cammellate da richiamare nei momenti più opportuni, basta con gli ordini di scuderia e soprattutto basta con l'indifferrenza, siamo uomini liberi e liberamente dobbiamo agire. E' necessario l'avvio di una nuova fase congressuale per dare nuovo slancio alla partecipazione dei cittadini alla vita del partito democratico, ridare un ruolo al circolo locale. Dobbiamo aprirci alla società civile, confrontarci, elaborare progetti per la città, proporre soluzioni ai problemi e metterle in atto. Necessita al PD e necessità soprattutto al paese.

Noi possiamo farlo, abbiamo il dovere di provare, abbiamo gli strumenti. Questo vuole essere un appello rivolto a tutti gli iscritti ed i simpatizzanti che hanno voglia di partecipare, aderire e dare il proprio contributo all'apertura del nostro circolo ad una nuova forma di partecipazione che vada verso la società, verso l'esterno e verso il paese. Qui non si chiede la rottamazione, non si chiede all'attuale classe dirigente di fare un passo indietro ma gli si chiede di fare un passo in avanti, abbandonare le logiche di potere finora seguite e contribuire al rinnovamento del circolo seg uendo un percorso realmente democratico, trasparente e meritocratico, apriamo un tavolo di discussione alla partecipazione e al contributo di tutti, resettiamo il nostro modo di pensare. Un grande partito, quale vuole essere il PD non può seguire le vecchie dinamiche di potere. Oggi Romano Prodi, sulle primarie di Bologna, su Repubblica scrive: “.....quando si offre alla società la possibilità di essere coinvolta nelle scelte, la risposta è positiva. È un dato da cui partire, anche per opporsi alle derive populiste e per costruire un rapporto migliore tra il sistema politico-partitico e i cittadini”. Questo dev'essere il PD.

I partiti sono chiamati dall'art. 49 della costituzione a garantire le relazioni tra cittadini e istituzioni. Questo dev'essere il PD.

Lo statuto del PD recita: ”I CIRCOLI COSTITUISCONO LE UNITA' ORGANIZZATIVE DI BASE ATTRAVERSO CUI GLI ISCRITTI PARTECIPANO ALLA VITA DEL PARTITO”.

E' giunta l'ora di attuarlo.

 

Antonio Marino


Commenti
CONDIVIDO TOTALMENTE
Scritto da rilio il 2011-01-27 16:06:00
Mi complimento con Antonio per la sua analisi limpida e cristallina. Penso personalmente che questo sia lo spirito giusto per affrontare i mille problemi che attanagliano il PD sangiovannese. 
Maurilio Impagliatelli
Domanda all'amico rilio:)
Scritto da andrea il 2011-01-27 22:52:32
Maurilio.. ma tu che sei un dirigente dei giovani del PD voterai PD o il sindaco appoggiato dalla lista quadrifoglio? :PPPPP  
con affetto
Scritto da rilio il 2011-01-27 23:54:41
Andrea mi sembra che la risposta te la sei data da solo, anche se attualmente non sono un dirigente del PD. Comunque il voto è segreto potrei votare anche LEGA NORD chi lo sa!?!?!?!
PD-PDL-IVD-UDC-PKK ECC.
Scritto da nif il 2011-01-28 04:28:56
Da sempre, con l'avvento della democrazia nella Nazione, l'unico scopo dei partiti (ivi compresi quelli che appoggiavano la lotta armata degli anni 70/80) è sempre stato quello di occupare le poltrone del comando per arricchirsi mungendo i contribuenti. Intere famiglie di politici, per generazioni, hanno "campato" di politica, in ogni partito, dai comunisti ai socialisti, ai democristiani ecc. e chi paventa un cambiamento, in fin dei conti si comporta peggio del suo predecessore. Basta guardare in Puglia, ove il governatore Niki V. malgrado assolva tale compito da diversi anni, nonostante abbia un bilancio sanitario catastrofico, non è stato capace suo malgrado di ridurre il numero delle migliaia di dipendenti comunali, provinciali, regionali, per non parlare delle centinaia di dirigenti ( in Italia strapagati e mai responsabili quando sbagliano) presenti in tutte le amministrazioni. COME CAMBIARE?Inasprendo le pene giudiziarie, ed applicarle agli uomini politici colpevoli di corruzione e qunt'altro di sporco ci sia nella politica (IVI COMPRESO LO SPERPERO DI DENARO PUBBLICO), senza distinguere però tra uomini politici di destra e di sinistra. Sarà mai possibile? Sicuramente no! E allora di che parliamo? Ovviamente di niente. 
ASSOCIAZIONE UOMO E SOCIETA'
ad Antonio
Scritto da pieropelù il 2011-01-28 16:05:31
Gent.mo Antonio, ero in fondo alla sala la serata dell'assemblea ed ho apprezzato molto il tuo intervento che, purtroppo, credo rimarrà una goccia nel deserto perchè il partito è ormai il loro e si fa come dicono loro. Avrai saputo che chi non fa parte della premiata ditta deve fare le valigie. Voglio darti un consiglio da amico: VATTINN !!! Fai come hanno fatto tanti altri (e non la considerare una sconfitta, anzi)
per PIEROPELU'
Scritto da rilio il 2011-01-28 16:35:01
Non penso che la migliore soluzione sia quella di abbandonare il partito, anzi credo che sia giusto esprimere le proprie idee liberamente come ha fatto Antonio. Dice un famoso detto: "Acqua cheta rompe i ponti". 
 
Maurilio Impagliatelli
...
Scritto da pato il 2011-01-29 15:50:44
Tutti abbiamo una sorta di legno storto nell'anima...sono con chi esprime il desiderio di esporre le proprie convinzioni in tutta libertà di pensiero. AL giovane Maurilio voglio dire di fare un pecorso politico congruo con le sue convinzione (perchè lo reputo capace)...e se vole fare vita politica non deve nascondere il suo pensiero politico,anche in termine di voto.

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