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“Dall’Infinito e dalla polvere” Stampa E-mail
Inserito da Redazione   
sabato 23 aprile 2011

Opinionidi Antonio Cafaro





 

L’Infinito, Dio fece l’uomo dalla polvere, lo mise sulla terra e stette ad osservarlo.

Moriva dopo qualche minuto in assenza d’ossigeno; prese atto che l’ossigeno era una risorsa primaria che non poteva lasciare al governo dell’uomo e lo disciolse nell’aria e nel mare.

Poi vide che moriva dopo pochi giorni senza acqua; pensò che neanche questa risorsa poteva lasciare al governo dell’uomo, allora distribuì sulla terra tanta acqua affinché l’uomo ne facesse libero uso.

Infine vide che moriva dopo più giorni senza nutrirsi; quindi sparse sulla terra fonti di cibo affinché l’uomo potesse approvvigionarsi, conservarlo e farne anche libero scambio.

Fatto questo diede a tutto un ciclo vitale governato dal tempo, dalle stagioni, dal clima nel rispetto del principio che tutto era fatto con la polvere e tutto si doveva ritrasformarsi in polvere.

Poi mise tutto sotto la stessa fonte energetica e, per moderarne gli effetti, alternò la notte e il giorno.

“polvere sei e polvere diventerai”

Così fu,  fino a quando l’uomo non cominciò ad esprimere la sua “creatività”.

Dapprima e per molti secoli, fino a quando la sua creatività era basata sull’osservazione diretta e sull’esperienza, le cose andarono relativamente bene.

Poi l’uomo per “creare” usò le sue conoscenze di chimica, di fisica e i sistemi della produzione industriale.

Ben presto la creatività dell’uomo cominciò a mostrare i limiti dell’autore.

Niente di ciò che “crea” l’uomo viene dalla polvere per ritrasformarsi in polvere.

Il ciclo della chimica finisce con rifiuti tossici.

Il ciclo della fisica finisce con scorie radioattive.

La produzione industriale a ciclo continuo, che non risente delle stagioni né della notte e il giorno, produce esuberi e rifiuti industriali. 
 

Feriamo la terra col sudore della fronte: la terra si risana e germoglia il grano.

Feriamo la terra con la scienza e prima che la ferita guarisca n’arriva un altra, e poi ancora una e un’altra ancora e poi un’altra.

Le ferite si congiungono l’una all’altra nel tempo e nello spazio.

La ferita della Russia si è unita a quella dell’America e oggi a quella del Giappone.

La prossima le troverà aperte.
 

Alla giovane mamma col latte radioattivo. Per una Pasqua di questa società che conduca ad un nuovo equilibrio prima che l’uomo trasformi la polvere in sterile cenere.

 

Antonio Cafaro

 

 

 

Commenti
...
Scritto da cactusbike il 2011-04-23 21:12:32
Stupenda lettera!!!! Complimenti dott. Cafaro.

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