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Inserito da Redazione   
lunedì 20 giugno 2011

Appuntamento al cinema“Il ragazzo con la bicicletta”

Recensione di
Carmela Fabbricatore





 

Fra le novità informative del nostro portale, iniziamo questa settimana con il proporre la rubrica “Appuntamento al cinema” la cui cura è affidata a Carmela Fabbricatore, giovane appassionata di cinema che ha accettato di fornire le sue recensioni per sangiovannirotondonet.it. Un grazie di cuore a Carmela e... benvenuta fra noi!

 

 

Il ragazzo con la biciclettaPremiato all’ultimo festival di Cannes con il Gran premio speciale della Giuria, Il ragazzo con la bicicletta è l’ultima brillante fatica cinematografica dei fratelli Dardenne. Probabilmente, il titolo italiano è molto meno fascinoso dell’originale francese Le gamin au vélo. Qui la parola gamin ha una sfumatura tutta sua, che richiama, sì, il concetto di ragazzo, ma nel senso meno neutro di monello, discolo e irrequieto. In effetti, il protagonista della storia, Cyril, è un dodicenne tutt’altro che tranquillo. Turbato e confuso, fatica a trovare il suo posto nel mondo, perché costantemente rifiutato. Da suo padre in primis, sciatto e negligente, che non vuole saperne di lui, nonostante Cyril lo veda come un pilastro (l’unico) della sua difficile esistenza. In lui ripone tutte le sue speranze di uscire dall’orfanotrofio. Vorrebbe un “per sempre felici e contenti”, una famiglia, qualcuno che lo ami.

Ma le delusioni e disillusioni non mancheranno e lo porteranno a crescere più in fretta del dovuto. Fortuna che c’è Samantha, una parrucchiera di provincia incontrata per caso in uno dei molteplici tentativi di fuga dagli assistenti sociali. Lei saprà donargli tutto l’amore che non ha mai ricevuto ed essere un’educatrice dal polso fermo. Quel che in sostanza si chiama mamma.


Trama semplice ed essenziale, dunque, per un film sofisticato e carico di contenuti. In meno di 90 minuti si toccano temi notevoli come il rifiuto, l’abbandono, la ricerca, la maternità e la paternità, senza mai cadere nella monotonia o nella noia. Merito anche dell’ormai leggendario stile dei Dardenne alla regia, della loro capacità di semplificare, togliere gli orpelli inutili, arrivare dritti al punto, tralasciando le cose superflue e non funzionali alla storia. Non ci sono effetti speciali, o tecniche all’avanguardia. Solo tanta vecchia scuola. Macchina da presa, location e attori. Anzi più che attori, personaggi, con i quali non si fatica ad entrare in empatia. Non sappiamo niente di loro, nulla circa il loro passato, il loro carattere. Riusciamo però a percepire ciò che provano. La loro rabbia, sofferenza o serenità.

Grazie ad uno sguardo ben colto o ad un movimento ben calibrato. Non ci sono sprechi di parole. L’amore di Samantha per questo giovanotto semisconosciuto non è mai amplificato eccessivamente. E’ dimostrato dai fatti, dai gesti, più che dalle parole. Lo si ritrova nella solidità della sua persona, capace di porsi come punto di riferimento autorevole e forte, meritevole di rispetto. Nessuna digressione o sbavatura. Gli elementi chiave sono tutti lì al loro posto. C’è il solo susseguirsi degli eventi a dare ritmo alla storia. Niente musica.

Tante e raffinate immagini. Fotogrammi che potrebbero essere forografie vere e proprie, a dimostrazione del fatto che i Dardenne hanno l’occhio, ovvero quella capacità di cogliere la naturalezza dei visi e, in particolare, degli sguardi così come sono nella realtà. Senza forzature o falsità. Certo, il merito va riconosciuto anche agli attori, a Cécile De France, capace di donare spessore e profondità al personaggio di Samantha grazie al sapiente controllo delle espressioni del viso; al piccolo Thomas Doret, che alla prima esperienza cinematografica ha saputo dimostrare di essere all’altezza dell’arduo compito che gli era stato affidato.

E infine, a Jérémie Renier, collaudato nel ruolo di padre degenere e superficiale già nel precedente (e consigliatissimo) L’enfant, di cui Il ragazzo con la bicicletta sembra rappresentare il naturale prosieguo.

 

 

 

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