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sabato 06 agosto 2011

Appuntamento al cinema“London River”

Recensione di Carmela Fabbricatore



 

London RiverPer antonomasia, agosto è il mese in cui il cinema va in vacanza. I multisala riducono le proiezioni, i cinema di paese chiudono per ferie. Poche nuove uscite rilevanti. Così, quel che rimane da fare è recuperare quello che si è perso per strada durante l’anno. Dedicarsi a film passati di sfuggita nelle sale, snobbati e poco considerati dai grandi circuiti distributivi. Non per mancanza di qualità, ovviamente.

Tra gli invisibili della scorsa stagione, spicca London River. Presentato a Berlino nel 2009, la storia ha come protagonisti un uomo (Ousmane) ed una donna (Mrs Sommers) che si recano a Londra alla ricerca dei loro rispettivi figli, di cui non hanno notizie da diversi giorni. Siamo nel 2005 e la capitale del Regno Unito è stata appena scossa dagli attentati terroristici che costarono la vita a 56 persone. La preoccupazione e l’ansia nell’animo dei due genitori è molto forte, dunque. Entrambi si muovono, ognuno per conto proprio, in una città spiazzata dagli eventi, che ha perso tutte le sue sicurezze e i cui ospedali sono sommersi di corpi da identificare. Le loro strade si sfioreranno dapprima, per poi incrociarsi del tutto in una ricerca marcata da apprensione e inquietudine. Sullo schermo si stagliano scene che richiamano alla memoria eventi di un passato fin troppo recente e che non possono causare un senso di triste angoscia nell’animo dello spettatore. Tuttavia, il tema centrale del film è altrove.

Ousmane è di origini magrebine: è un uomo alto, di colore, capelli lunghi, silenzioso e riservato; i suoi occhi esprimono quella saggezza propria di chi è cresciuto secondo i ritmi della natura selvaggia, e non della frenesia umana. Mrs. Sommers è invece una donna britannica di provincia, dedita alla cura della casa e dell’orto, profondamente religiosa e a tratti bigotta. Talmente bigotta da non voler in nessun modo avere contatti con Ousmane, al punto da rifiutare una sua stretta di mano.

I comportamenti pacati e signorili di Ousmane si scontrano progressivamente con la diffidenza immotivata di Mrs Sommers, fin quando quest’ultima non comincerà ad abbassare le difese e ad aprirsi, scoprendo di avere con Ousmane molte più cose in comune di quanto ella stessa era disposta a credere. Nelle tormentate ore che seguiranno l’attentato, condivideranno la sofferenza propria a ogni genitore che non sa se suo figlio è vivo o morto. La storia, narrata in maniera semplice e senza particolari sforzi tecnici, nasconde una densità di contenuti che le immagini secche e perentorie riescono a rendere molto più di mille parole. Come la scena che vede sovrapporsi le reazioni di Ousmane e Mrs. Sommers alla comune disperazione che li assale. Ousmane, che fa del rispetto della natura una filosofia di vita, imbraccia una motosega e si scaglia contro un albero secolare. Nel contempo, Mrs. Sommers con rabbia furente colpisce ripetutamente la terra del suo orto, le lacrime che si mescolano alla pioggia. Segno che tutte le differenze di questo mondo non potranno annullare il destino comune a tutti gli uomini, quello di essere costantemente abbattuti e sovrastati dalla potenza di una natura materna e crudele, capace di donarti gioia infinita e incommensurabile dolore nell’arco di una sola esistenza.


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