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Inserito da Redazione   
mercoledì 10 agosto 2011

Appuntamento al cinema“Fortapàsc”

Recensione di
Carmela Fabbricatore





 

FortapascNapoli, anni ’80. Sole, mare, pizza e Vesuvio fanno da cornice ad un territorio prigioniero di se stesso. Libertà e democrazia sono concetti astratti. Le istituzioni non esistono, la loro presenza è puramente formale. Unico grande organo regolatore di tutto e tutti, la criminalità organizzata, con i suoi infiniti clan in eterna lotta tra loro.

La Camorra controlla, comanda, ordina, fa giustizia, seguendo le sue spietate regole. Onore e soldi. Che giustificano qualsiasi atto, compreso l’omicidio, veloce ed efficace sistema di regolazione dei conti. I delitti sono all’ordine del giorno, riempiono le pagine dei quotidiani, l’opinione pubblica non si scandalizza nemmeno più.

E così, non ci si meraviglia tanto quando il 23 settembre del 1985, in uno dei quartieri più prestigiosi di Napoli, un ragazzo di ventisei anni viene trovato morto assassinato nella sua Citroen Méhari verde. Finisce nella mischia, è un morto di camorra tra i tanti, di quelli che rimangono nel cuore dei conoscenti, ma di cui dopo un po’ il mondo si scorda. Tuttavia, nessun morto di camorra è “uno tra i tanti”. Nemmeno il ragazzo in questione: Giancarlo Siani, giornalista corrispondente de “Il Mattino”, particolarmente dedito allo scandaglio approfondito dei rapporti tra camorra e istituzioni.

Intuitivo e curioso, aveva aperto la strada ad un nuovo modo di fare inchiesta: staccarsi dall’evento di cronaca in sé, per analizzare e capire le vere ragioni che portavano all’omicidio di turno. Soffermandosi sul  perché degli avvenimenti. Scava in profondità, arrivando a comprendere che gli interessi economici e politici hanno molta più rilevanza di quel che la gente crede.

Ragazzo coraggioso, Siani, che non ha paura a pubblicare le sue scoperte, sebbene sia molto rischioso. Non si può buttare nel dimenticatoio la sua storia. Immortalarla sul grande schermo è un modo per rendergli omaggio e imprimere le sue azioni nella memoria collettiva. Ci pensa Marco Risi, che nel 2009, realizza un film ispirato a questa storia, dal titolo Fortapàsc.

 

Fortapàsc è la trascrizione fonetica di Fort Apache, leggendario luogo del far west evocato per richiamare atmosfere selvagge, primitive e senza regole. Quelle stesse atmosfere che vive il protagonista. In meno di due ore si ricostruisce la storia di Giancarlo, le sue scoperte sul clan di Valentino Gionta, le circostanze misteriose della sua morte, la verità mai venuta a galla sui mandanti. Un omicidio in cui la camorra sembra essere solo il braccio. E l’incapacità (vera o voluta) delle istituzioni di fare giustizia.

Libero De Rienzo, nel ruolo di protagonista, è un ottimo interprete della personalità di Giancarlo, ragazzo genuino dai modi semplici e delicati. Il film riesce a buttare lo sguardo anche sulla vita privata di Siani, mai in maniera invadente, ma mostrandoci quel tanto che basta per farci capire che era un ragazzo come tanti. Gli amici, la fidanzata, la domenica a mare. Il tutto su uno sfondo partenopeo anni ’80 fedelmente ricostruito, molto familiare a chi in quel periodo c’era o lo ha indirettamente vissuto grazie ai racconti dei cugini più grandi.

Perfette e spaventosamente reali le scene che ricostruiscono le feste private dei clan, marcate da quel tipico cattivo gusto, kitsch e pacchiano, in cui l’ostentazione della ricchezza (in particolare dei gioielli in oro) fa da contraltare ad una pochezza intellettiva e umana senza paragoni.

Quando il film si conclude, la riflessione che più ci rattrista è che, in fondo, da allora non è che sia cambiato molto. Le cronache dei giornali continuano a riempirsi di eventi simili. Chissà quante persone come Giancarlo sono passate sotto i nostri occhi nelle immagini sfuggenti dei tg, in maniera così superficiale da non darci nemmeno il tempo di farci caso.

 

 

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