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giovedì 06 ottobre 2011

Lettera alla Redazione«Ci vorrebbe un diversamente abile a famiglia per provare a capire in che condizioni siamo costretti a vivere, nell'indifferenza totale della gente»





 

E' un tardo pomeriggio di inizio autunno mentre mi accingo a lasciare lo studio dentistico di corso Nazionale, con la speranza che il mio mal di denti che mi ha tenuto sveglio per un'intera notte sia un lontano ricordo. Nemmeno esco dal portone e intravedo un giovanotto sulla carrozzina elettrica che si agita e si sbraccia, nel limite delle sue possibilità fisiche, contro un'auto celeste.

«Che succede?» - gli chiedo.

«Succede che mi sono rotto le palle – mi dice con un tono piuttosto alterato - di passare la maggior parte del mio tempo libero ad aspettare che arrivino i proprietari di auto che puntualmente parcheggiano davanti lo scivolo per i portatori di handicap. La mia vita è un inferno».

Cerco di approfondire questa storia, curioso come sono. Nel frattempo i commercianti e residenti della zona si attivano, si suddividono i compiti, come un piccolo microcosmo autogestito ed organizzato che periodicamente recita sempre lo stesso copione. E' stupefacente: alcuni iniziano a citofonare agli studi professionali della zona, altri si precipitano nel vicino negozio di alimentari dove spesso si recano a far la spesa gli automobilisti distratti, una badante solidarizza come può imprecando in mezzo la strada, la commerciante dirimpettaia, infine, chiama la Polizia Municipale.

«Ogni volta è la stessa storia da 6 o 7 anni - mi dice Matteo D'Addetta, 44 anni, affetto da emiparesi spastica dalla nascita, impiegato alla Casa Sollievo della Sofferenza dopo gli studi in giurisprudenza -. Ogni volta, puntualmente. Delle volte mi viene persino voglia di starmene a casa e di rinunciare ad uscire, anche perché spesso nemmeno riesco ad uscire di casa a causa delle auto che ostruiscono il passaggio e delle condizioni del manto stradale. Per non parlare di viale Kennedy, entrambi i lati, di viale Aldo Moro e di viale Cappuccini, tutte le passerelle per disabili sono sistematicamente occupate dalle auto, spesso dei residenti e io sono costretto a circolare su strada anche se questi mezzi non sono idonei per farlo. L'unico luogo che posso frequentare liberamente è corso Umberto I° e piazza Padre Pio».

Arriva la polizia municipale, due giovanotti volenterosi che dopo qualche saluto affettuoso – ho come l'impressione che si vedano spesso con Matteo - si attivano per fare il loro dovere. Ad uno di questi chiedo che cosa si può fare per segnalare questa ed altre passerelle. «Purtroppo il codice della strada non prevede nulla di simile e spesso gli automobilisti sono talmente distratti da ignorare completamente le pedane per disabili», mi risponde cortesemente.

Chiedo a Matteo il resto del copione e nel frattempo mi siedo; è già passata mezz'ora. «Adesso succede che gli fanno la multa e, se riescono, portano via l'auto con la rimozione coatta. E io non mi muovo di qui finché tutto questo non avviene». La sua non è una vendetta, è una battaglia culturale, mi viene da pensare, Matteo ha il coraggio di un rivoluzionario. «Non lo auguro a nessuno, ma come dice sempre mia madre – mi confida - ci vorrebbe un diversamente abile a famiglia per provare a capire in che condizioni siamo costretti a vivere, nell'indifferenza totale della gente».

Intanto è già passata un'ora, io e Matteo abbiamo parlato del più e del meno: della nostra vita e del nostro lavoro, ci siamo persino scambiati il numero di telefono con la promessa reciproca di rivederci. Finalmente arriva il carro attrezzi per la rimozione del mezzo e dopo alcuni minuti arriva anche il proprietario dell'auto. Matteo lo accoglie con un energico: «complimenti!», ironico. Lui si scusa, visibilmente imbarazzato e mortificato ma Matteo non sembra intenzionato a perdonarlo, almeno per il momento.

E' arrivato il momento di salutarci, è passata un' ora e mezza. «Allora Matteo, ci rivediamo per un caffè al bar?» gli faccio. E lui, ridendo di gusto, mi risponde: «sperando di trovare lo scivolo del marciapiede libero!».

Vado via col magone in gola, ma con una bella lezione di vita e con la consapevolezza, d'ora in avanti, che devo prestare attenzione a come parcheggio l'auto.

 

 

Lettera firmata

 

Scivolo bloccato

 

 

Commenti
Scritto da giovane il 2011-10-06 13:40:11
sono una disabile e sono indignata e scocciata perchè da 25 anni combatto giornalmente con gli insensibili. bellissimi i cartelli posizionati vicino i posti riservati!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
IL PARADOSSO
Scritto da proda il 2011-10-06 20:13:16
Credo che tutti i cittadini abbiano notato i cartelli aggiuntivi messi sotto i cartelli di parcheggio riservato ai disabili, recitanti il seguente messaggio: Vuoi il mio posto? prenditi anche il mio handicap!. Noi automobilisti siamo talmente miopi da non vedere il cartello "riservato a disabili" e per farcene accorgere devono aggiungere cartelli per sollevare, oltre che la nostra vista anche la nostra coscienza. 
Tutto questo per mancanza di senso civico e rispetto altrui.  
E bene... questi segnali oltre che toccare le coscienze di noi automobilisti hanno toccato anche la coscienza di qualcuno a cui non vanno giù ed ha ingaggiato i suoi avvocati e portato alla ribalta nazionale il comune con i suoi cartelli a tutela dei diversamente abili. Infatti è di oggi il servizio sul TGCOM, che potete leggere al link qui sotto. 
P.S.: per rispetto dei diversamente abili alcuni tagliandini per le auto andrebbero rivisti, vedo molta gente abilissima che gli usa, e non tutti sanno che sono fruibili solo quando il diversamente abile è a bordo o prossimo ad essere a bordo.  
 
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/calabria/articoli/1023604/cartello-stradale-offende-disabili%3Cbr%3Eun-papa-presenta-una-denuncia.shtml
polemica strumentale ed odiosa
Scritto da antoniolovecchio il 2011-10-06 20:23:14
La polemica sul cartello è a mio avviso priva di ogni fondamento. La ritengo talmente inutile che ho deciso di non pubblicarla neanche. La scritta prima cosa non offende nessuno e poi deve servire da deterrente per i tanti incivili della nostra città (in primis al tizio che ha ostruito il passaggio al buon Matteo). La polemica scaturita non ha ragion d'essere: quei cartelli sono in ogni parte d'Italia, mi stupisce come questo presunto signore si sia sentito offeso qui a san giovanni...se lo leggeva nella sua roma magari lo avrebbe digerito meglio. E poi trovo molto strano che a difendere questo signore sia un tale Giacinto Canzona, pseudo avvocato già noto come procacciatore di notizie BUFALE!!se andate su questo sito vi fate un idea di questo millantatore: http://www.malainformazione.it/schede/75/index.htm?c1262418311 
Ogni occasione purtroppo è buona per farsi pubblicità nella nostra San Giovanni. Io li avrei mandati a quel paese senza remore, questi due avvoltoi da strapazzo!!! 
 
antonio lo vecchio
La civiltà
Scritto da michelemischitelli il 2011-10-06 20:42:53
Provo disgusto solamente a leggerle certe cose. Irritanti! Il senso civico in quel paese ancora non sanno dov'è di casa. E siamo quasi nel 2012. Gli automobilisti di San Giovanni Rotondo sono molto indisciplinati ed arroganti alla guida, specialmente alla sosta (sostano in doppia fila, sui marciapiedi, agli angoli delle strade e, come in questo caso, anche davanti le passerelle). 
E' diventata una cosa allucinante guidare l'auto dentro San Giovanni Rotondo. Vergogna!  
 
 
Michele Mischitelli 
 
 
P.S. A proposito di viabilità, l'amministrazione attuale ancora non ha dato nessuna risposta su futuri provvedimenti che saranno adottati. Attendo risposte.

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