“Immaginiamo e
chiediamo una casa comune abitata, ma non occupata, dagli iscritti al partito. Immaginiamo
un vero Partito Democratico ed è per questo che ci stiamo dentro”
A
seguito del Congresso cittadino del Partito Democratico di San Giovanni Rotondo
avvenuto il 12 novembre 2011 riportiamo il testo dell’intervento di Bartolomeo
Berto Dragano che esprime la posizione dell’associazione “Noi Semplicemente
Sangiovannesi”. “Io penso che un
uomo senza utopia, senza sogni, senza ideali, vale a dire senza passioni e
senza slanci, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e
raziocinio. Una specie di cinghiale laureato in matematica pura”
Questo
pensiero di Fabrizio De Andrè, mi aiuta a cercare di delineare le motivazioni,
le scelte fatte ai margini di un partito politicamente chiuso.
Ma
soprattutto mi aiuta a sognare un Partito Democratico che come obbiettivo
principale abbia la voglia di rafforzare, rendere viva la parola DEMOCRAZIA.
Viene
facile, oltrechè spontaneo, misurare i progressi dell'azione politica del
Partito Democratico di San Giovanni Rotondo semplicemente rievocando gli
argomenti già oggetto di discussione nel corso del precedente congresso cittadino.
In uno scenario sensibilmente diverso – allora il Partito Democratico governava
la città e aveva la maggioranza assoluta in Consiglio comunale – i sintomi
della febbre erano già evidenti: “La
discussione nel partito, ancora oggi, è ridotta ad una pura disputa fra due
opposte correnti – si diceva allora – e
non è ancora ripresa in merito ad una visione di città, alla programmazione,
mentre alcune discussioni rilevantissime sui grandi temi di questa città
vengono tenute sospese, prigioniere di un conflitto che non sembra sedarsi”.
Ma
la città può aspettarci all'infinito?
“Le grandi
questioni possono rimanere nel cassetto fino a che non si risolvano le dispute
interne al Partito Democratico?”.
Era,
quello, un partito avvelenato da una conflittualità inestinguibile, refrattario
alla partecipazione ed al confronto perché capace di riunirsi solo per
designare i suoi membri alle cariche che esso stesso liberava con la forza,
ostaggio dei consiglieri comunali che ne invocavano l'intervento solo quando non
vedevano soddisfatte le loro istanze, refrattario ad ogni confronto ed
allergico ad ogni discussione che minava l'autorità dei capibastone.
Da
allora, da quando in quel congresso si raccontava di un governo cittadino
paralizzato dai conflitti interni al Partito Democratico, molte cose sono
cambiate: travolta l'amministrazione comunale dagli impeti distruttori dei
capibastone, il Partito, senza batter ciglio, ha preso nuovamente a lavorare
per la costruzione di un nuovo cartello elettorale, nel convincimento che
l'allontanamento di traditori e ribelli avrebbe sedato la conflittualità e
restituito al partito attrattività nei confronti dei giovani, dei lavoratori,
delle categorie produttive, del terzo settore.
Un
maquillage che ha riportato il notevole risultato di aver composto una
coalizione tanto solida numericamente, quanto fragile nel suo impianto
programmatico ed alla quale la credibilità personale di un degnissimo e
autorevolissimo candidato sindaco ha consentito di arrivare ad un soffio
dall'impresa di restituirle il governo di Palazzo San Francesco.
Adesso,
all'opposizione in Consiglio comunale, fuori da ogni altro consesso
politico-istituzionale, si invocano costruzione e ricostruzione: ma ha senso
rilasciare un ulteriore titolo “edificatorio” a chi ha dilapidato questo enorme
patrimonio di consenso e credibilità costruito negli anni? E' lecito attribuire
qualche responsabilità al locale gruppo dirigente del partito dimostratosi, in
tali frangenti, del tutto incapace di alcuna autocritica o di alcun ripensamento?
E' ragionevole pensare che, in assenza di un radicale cambiamento, il partito
continuerà a ripetere gli stessi errori già commessi nel passato e che, anzi,
proprio il convincimento diffuso che nulla sarebbe cambiato rispetto al passato
ha prodotto il crollo alle ultime elezioni comunali?
Pare
evidente che dopo aver cercato il cambio della prima giunta Giuliani, il
percorso si è concluso con l’implosione della seconda giunta e la conseguente
perdita delle elezioni comunali cedendo la città al centro destra.
Ripartire,
la parola d'ordine!
Ripartire
da una seria analisi dei numerosi errori commessi in questi anni. Lo
scioglimento del governo cittadino doveva essere – e deve esserlo ancora - un’occasione
per riflettere, discutere, pianificare il futuro del Partito democratico. Le
“due vite” dell’amministrazione scorsa sono una base di partenza per il
rilancio della politica e per il cambiamento delle regole: la prima
amministrazione Giuliani è stata fortemente osteggiata ed ha avuto vita breve anche
perché il Pd con i suoi organismi non è stato messo nella condizione di
funzionare.
Quello
che succede attualmente a livello nazionale ci deve far riflettere. Il fermento e il sano confronto tra i modi di
interpretare il PD sarà sicuramente utile alla crescita democratica del partito
e avrà ripercussioni utili per vincere e per governare, in modo maturo,
finalmente, il nostro paese.
E’
indispensabile riattivare un rapporto vero con i militanti, gli iscritti, gli
elettori rendendo reali ed aperti i luoghi della democrazia con l’obbiettivo
comune, nello stare nel Partito Democratico, di fare un partito e di farlo
democratico. Immaginiamo e chiediamo una casa comune abitata, ma non occupata,
dagli iscritti al partito, è necessaria una nuova stagione politica, di
legalità e regole, di coraggio. Immaginiamo
un vero Partito Democratico ed è per questo che ci stiamo dentro.
Il
Partito Democratico ha partorito negli ultimi decenni una classe dirigente che
deve aiutare le successive generazioni a gestire al meglio i propri incarichi,
consigliandola, non sbarrandole la strada.
Non
crediamo ad una campagna di rottamazione perché i giovani sono migliori, ma
crediamo che sia necessario rottamare modalità e sistemi consolidati di fare
politica.
La
sfida più urgente è quella di far prevalere la buona politica, quella che
risponde soprattutto alla necessità che i giovani possano trovare risposte
concrete, etiche e trasparenti a diritti primari, come quelli del
riconoscimento del merito, del lavoro e della costruzione di un futuro non più
ai margini.
Non
vogliamo più prendere parte ad un rito, ma partecipare all'insegna di un
concetto principale: la condivisione. Preferiamo le relazioni alle gerarchie,
le reti alle piramidi, perché tutti quelli che hanno qualcosa da dire (e si
sentono di dirlo) possano farlo.
L’ambizione
finale è quella di sentire un PD che parli ai cittadini e militanti
coinvolgendoli attorno ai temi dell’Onestà, della Partecipazione,
della Democrazia e del Rinnovamento meritocratico.
Se
questo è il luogo e il tempo da cui ripartire, da qui va generata anche la
possibilità che alcune parole, nonostante tutto, qui e ora, tornino ad avere
pieno diritto di cittadinanza nel vocabolario della politica.
Due
in particolare: entusiasmo e speranza di un rilancio politico di
cambiamento.
Una
sfida aperta da fare insieme, con l'orgoglio delle nostre radici, tra
sangiovannesi di oggi per i sangiovannesi di domani".
Ed
è per questi motivi che “NOI” non abbiamo partecipato a questo congresso con
l’intenzione di presentare mozioni ma come cittadini, militanti iscritti in un
Partito Democratico realmente libero e vincente.
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Ma è vero rinnovamento Scritto da MatteoFaber il 2011-11-15 09:01:02 Complimenti per le belle parole usate in questo comunicato, solo che vedere la realtà fa pensare che nel PD di S.G.R. i fatti vedono poco le parole. Votare Mangiacotti come segretario del PD non ha tanto l'aria di chi vuole rinnovarsi, di chi vuole crescere, ma solo di chi vuol portare avant la tradizione del numero delle tessere. Scusatemi ma per me il PD di S. Giovanni ha fallito nuovamente Matteo De Santis |
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