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La guerra tra poveri è una questione sbagliata Stampa E-mail
Inserito da Redazione   
sabato 17 dicembre 2011

AmiciziaRiflessioni sulla diatriba tra pro e contro il comitato di accoglienza immigrati






 

Ogni qualvolta il comitato per l’accoglienza per gli immigrati e gli esiliati che scappano dalle guerre del nord africa propone o pubblica un’iniziativa o un comunicato sul nostro portale, quest’ultimo, viene investito dalle “contestazioni” di alcuni nostri concittadini, che accusano e commentano scatenando un circolo vizioso di accuse e ingiurie reciproche.

In realtà penso che tali commenti siano innanzitutto fuori luogo in quanto sono accuse di non “fare”  rivolte a chi, in ogni caso, ha deciso per una volta di “fare” qualcosa che abbia a che fare con il concetto di solidarietà.

In secondo luogo, le critiche sono logicamente e razionalmente sbagliate, tendenti a confondere due questioni, che per chi abbia un minimo di conoscenze dei temi e un barlume di lucidità e raziocinio, non sarebbero nemmeno accostabili, perché muovono da cause simili e speculari.

Da un lato abbiamo, infatti, dei ragazzi che scappano da zone di guerra presenti nel nord Africa. Guerre generate e condotte proprio dalle politiche neo-colonialiste di un occidente in crisi, che cerca di accaparrarsi risorse naturali finite, non sue, tentando di sottrarle anche con le bombe (vedi Libia) a Nazioni e governi sovrani e legittimamente possessori di quelle risorse (petrolio, oro, diamanti); il tutto in nome di una democrazia assolutamente da esportare anche a chi non la vuole. La stessa democrazia che effettivamente sta morendo come idea forma e sostanza proprio nei paesi occidentali, oramai non più sovrani nemmeno all’interno dei propri confini.

Dall’altra abbiamo una serie di cittadini italiani, e in questo caso sangiovannesi, in difficoltà economiche, occupazionali e sociali, che dovrebbero essere sostenuti e aiutati dai servizi sociali della Pubblica Amministrazione (e su questo ce ne sarebbero di cose da dire come sottolineato da qualcuno nei “commenti”) e del Welfare State; concetto che appunto è stato volutamente accantonato dalle stesse idee economiche che oggi, in crisi, muovono “bombe” e destabilizzano aree geografiche alla ricerca di qualche stock di petrolio. Le stesse idee economiche che emarginano e costringono le fasce più deboli della popolazione italiana alla miseria, per garantirsi un serbatoio elettorale ove attingere voti, in cambio di promesse spesso non mantenute, per non dire tradite.

Le stesse idee economiche che dapprima hanno determinato un mondo in cui, pochi Paesi stra-ricchi, legittimati dalla forza bellica e militare, consumano il 90% delle risorse planetarie a discapito di una maggioranza di paesi e individui che muoiono di fame. Popolazioni strozzate dalle logiche del liberismo del PIL che non racconta il benessere, affossate dal liberismo dei mercati autopoietici e deregolamentati, spolpate dal mercato delle banche, del debito e della forza militare. Idee che in una seconda fase, la nostra, stanno producendo, rafforzando e amplificando le stesse differenze (pochi ricchissimi, tanti poveri) all’interno dei propri stati e delle proprie società. Perché, per quanto se ne voglia dire, le ultime manovre economiche  succubi dei dettami neo-liberisti, se non sono un assalto al ceto medio e un tentativo di impoverirlo, non riesco davvero a capire cosa altro possano essere.

Ne deduco che se intere fasce di italiani vivono in condizioni di estrema difficoltà la colpa sia attribuibile a chi è in cima alla scala dei poteri, e al mondo delle differenze e distinzioni che abbiamo aiutato anche tutti noi a costruire subendo senza muovere un dito le logiche dei favori personalistici, degli interessi privati a svantaggio di quelli collettivi. Un mondo cementato dall’egoismo di un sistema nepotistico che premia e ha premiato relazioni personali e raccomandazioni a discapito del merito, del bene collettivo, della razionalità, e della logica solidale che dovrebbe distinguere l’umanità dal mondo animale.

Ritengo, quindi, che queste accuse oltre che fuori luogo e fuor di logica, ottengano il solo risultato di contrapporre gli ultimi, di innestare una guerra tra poveri, cosa deprecabile sempre, figuriamoci oggi in un contesto di crisi storica, geografica, economica, generazionale che tocca tutti, tranne i soliti furbi e i soliti potenti. E chi scrive è un laureato, specializzato e disoccupato, e che ha comunque deciso di non prendere come pretesto discriminatorio la propria condizione per costruire altri muri, soprattutto tra gente in difficoltà e vittima come me delle scellerate politiche economiche e del modo individualista di concepire il mondo.

Purtroppo nella maggioranza dei casi, chiunque sovrapponga le due questioni, finisce con il fomentare la rivalità tra poveri, con l’alimentare pericolose inclinazioni razziste da caccia alle streghe, con conseguenze purtroppo drammatiche come dimostrano i fatti accaduti a Firenze in questi giorni.

Io credo che prima di additare, contrapporre e fomentare, occorra riflettere su quello che ognuno di noi fa e sulle proprie responsabilità. Questo fervore sociale e virtuale andrebbe rivolto non a chi è in difficoltà come noi, anche se di colore diverso, ma a chi nonostante sia responsabile continua ad ingrassare lì, nei piani alti della scala sociale e nelle inarrivabili stanze del potere, non solo politico, ma anche finanziario ed economico. Responsabili che invece continuiamo a difendere a pagare e idolatrare; stiamo parlando di chi ha le maggiori responsabilità della nostra situazione e a cui nonostante tutto affidiamo il compito di tirarci fuori da questo limbo. Stiamo chiedendo all’assassino di risolvere il caso di omicidio, mentre facciamo guerra ideologica a chi come noi ha ben poche colpe.

Il cambiamento può e deve iniziare dal basso, e ben venga quindi il comitato per l’accoglienza degli immigrati, e ben venga un altro comitato per i nostri cittadini più deboli. A mio avviso, il merito che ha questo comitato per l’accoglienza è l’esempio, è la novità, è quello soprattutto di tracciare una nuova rotta fatta di attivismo e non di parole. Una rotta di mobilitazione e non di deleghe, verso cui tutti a vario titolo, in vario modo e per motivi e scopi diversi possono decidere di salpare.

 

Pio Matteo Augello

  

Commenti
Grande...Pio
Scritto da bruno il 2011-12-18 13:03:29
Una analisi perfetta che scaturisce da un cuore, una intelligenza e da competenze altrettanto grandi. 
Verrebbe voglia di aggiungere qualcosa sul senso di abbandono in cui versano molte persone bisognose e 'incattivite' da un sistema politico in mano a bande di miliardari e delinquenti. Persone che hanno vissuto 'il mondo' come nemico e che vivono ogni gesto di solidarietà come un sopruso se non sono loro i beneficiari. Inbozzolati in un lamento continuo e infantile hanno perso ogni speranza e fiducia nel prossimo. Dovremmo parlarne, di questa disperazione e di questo odio infinito che ha ragioni più psicologiche che politiche. Dovremmo capire come fare per ritornare, tutti, alla speranza in un futuro migliore. 
Intanto, grazie a tutti quelli che, in un modo o nell'altro, decidono di regalare il proprio impegno ed il proprio tempo a chi ne ha bisogno. 
Bruno Gorgoglione
Scritto da michelemischitelli il 2011-12-19 18:34:32
http://www.resistenzanazionale.com/tuttiicriminidegliimmigrati/wordpress/?p=3506 
 
Voglio vedere se questo, almeno, me lo pubblicate. Metto questo link solamente per motivare le nostre preoccupazioni riguardanti il tema. Tutto qua
Questo è razzismo!
Scritto da ale il 2011-12-20 11:44:01
Non è vero che metti questo link per motivare preoccupazioni inesistenti, metti quel link perché punta ad un sito razzista. 
 
Chiunque legge i giornali e cerca di informarsi decentemente sa che la maggioranza dei crimini in Italia vengono commessi da italiani. Dalla legge Bossi-Fini in poi l'Italia ha applicato delle leggi razziste, fino ad arrivare al reato di immigrazione, per il quale l'immigrato compie reato semplicemente perchè respira. E' la vittoria dell'egoismo sulla solidarietà, la vittoria di Caino su Abele. 
 
Gli esseri umani non sono bestie da mandare al macello. 
 
Alessandro Rendina
...
Scritto da MatteoFaber il 2011-12-20 11:44:56
Michele quel sito lì è fazioso già in partenza cito testualmente 
 
"Tutti i Crimini degli Immigrati" 
 
Perchè solo gli immigrati commettono crimini o li si vuole sottolineare per dare forza alle proprie tesi rzziste???? 
 
"Nessuna marcetta dei drogatolesi dei centri sociali e nessuna singhiozzo da parte dell’uomo con l’orecchino di perla" 
 
Se sono di sinistra non vuol dire che sono drogato e come se dicessi sei di destra sei un mentecatto, non credi??? 
 
Matteo De Santis 
CASO.
Scritto da Matteo il 2011-12-20 19:04:18
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/dalla_home/ 316604_un_minorenne_picchiato_selvaggiamenmte_da_un_branco_d i_10_ragazzi/ 
 
Non mi dite che anche qui,sono razzisti, e poi, SIETE ITALIANI O COSA? 
Io sono Italiano ed in italia vige
Scritto da MatteoFaber il 2011-12-21 19:49:53
Caro michele per rispondere alla tua domanda sul mio essere Italiano cito (paro paro) la costituzione Italiana: 
 
Art. 2 
 
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.  
 
Art. 3 
 
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 
 
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 
 
Art. 10 
 
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. 
 
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. 
 
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. 
 
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. 
 
Matteo De Santis

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