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Il Natale dei fratelli Cristiani Iracheni Stampa E-mail
Inserito da Redazione   
mercoledì 28 dicembre 2011
Chiesa irachena bombardatadi Salvatore Trotta





 

Mentre è ancora vivo l’eco delle stragi di Cristiani nel giorno di Natale in Nigeria non diversa è la situazione dei Cristiani Iracheni. Per noi il Natale è sinonimo di gioia e consumismo, per i Cristiani Iracheni non è sinonimo di festa ma di paura e apprensione, essi vivono con perenne angoscia e paura, sono vittime di persone senza coscienza e sensibilità.

Nell’anno che sta per finire si sono avuti  gravi e violenti episodi come l’uccisione di una coppia di sposi cristiani, ammazzata davanti ai figli, il rapimento di  un cristiano, fortunatamente poi rilasciato, per non parlare dei tanti negozi gestiti da cristiani attaccati dopo che l'Imam della zona aveva incitato alla violenza contro i seguaci di Cristo. I cristiani iracheni continuano a vivere nel terrore: quasi 200 famiglie Cristiane Caldee quest’anno hanno lasciato l’Iraq.

Perché tutto questo odio verso i cristiani? Purtroppo ogni volta che c’è uno scontro tra gruppi e partiti, a pagarne il prezzo più alto sono sempre loro; l’andata via delle truppe americane rappresenta un grosso ostacolo, lasciano su questo tema un vuoto incredibile, cui le autorità locali sono incapaci di contrastare.

La Chiesa cattolica in Iraq è parte della Chiesa cattolica  in comunione con il Papa . Le Chiese sono sia di rito latino  sia di rito orientale. La più numerosa è la comunità caldea ; la particolarità di queste chiese è l’uso della lingua aramaica, la lingua parlata ai tempi di Gesù.

Altre comunità sono quella Siro-Cattolica, Armeno-Cattolica, Greco-Cattolica. Esse rappresentano una ricchezza non solo per la testimonianza che quotidianamente portano al mondo in una terra non facile, ma anche liturgicamente con canti e preghiere meravigliose che avvicinano a Cristo.

Nel mese di Settembre alcuni vescovi iracheni hanno incontrato Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo. Uno dei temi dell’incontro è stato quello sulla libertà religiosa nel paese mesopotamico e la necessità che i fedeli iracheni possano ricevere aiuti per costruire scuole peraltro frequentate in maggioranza da Musulmani. “L'istruzione aiuterebbe a sviluppare una nuova cultura e la libertà di religione, aprendo nuove prospettive per i giovani”, ha detto l'Arcivescovo Warda.

Infine, un legame alla nostra terra ed al nostro santo: molto conosciuto anche tra queste chiese orientali è la figura di San Pio da Pietrelcina; alcuni cristiani dell’ Iraq che conosco pregano anche il nostro santo perché possa intercedere per la pace in questo bel paese ricco di storia e di cultura, ma sfortunatamente martoriato.

 

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