Magliano Contemporanea – OLEUM: il pittore sangiovannese in mostra con la personale “Estratto”
L’olio simbolo di identità, memoria e paesaggio è il fulcro della rassegna Magliano Contemporanea – OLEUM. Giunta alla sua seconda edizione, la manifestazione vedrà il Gargano intrecciarsi con la Maremma: due terre dove gli ulivi rappresentano un elemento identitario assoluto.
A portare un pezzetto di Puglia nel cuore della Toscana sarà il pittore sangiovannese Salvatore Marchesani con la sua mostra personale dal titolo “Estratto”. L’esposizione sarà inaugurata ufficialmente sabato 20 giugno 2026 a Magliano in provincia di Grosseto, all’interno del cartellone della rassegna.

A questa vetrina dedicata Salvatore Marchesani è arrivato grazie alla vittoria, nel settembre 2025, della prima edizione del Premio d’Arte Contemporanea Tavano Amodeo. Il primo posto nel concorso offre oggi all’artista di San Giovanni Rotondo la possibilità di presentare la propria produzione recente al pubblico e alla critica toscana.

Sincronie
I quadri selezionati per “Estratto” si sviluppano in stretta sintonia con il tema portante della manifestazione toscana. Nelle tele predomina un forte impianto materico, dove le superfici lavorate e i colori caldi richiamano la luce e la natura tipiche del paesaggio mediterraneo, elementi da sempre impressi nel DNA artistico di Salvatore Marchesani.

La mostra rimarrà aperta al pubblico per tutta la durata della rassegna, dal 20 giugno al 2 agosto 2026. Sarà possibile visitare l’esposizione dal giovedì alla domenica, dalle ore 18:30 alle 22:30, nello spazio espositivo di via Garibaldi 8 a Magliano in Toscana.
Di seguito, proponiamo la recensione integrale di “Estratto”, firmata da Maria Grazia Londrino, curatrice della mostra e direttrice artistica del Premio Tavano Amodeo.
Il testo offre un’attenta analisi critica che esplora il legame profondo tra la lentezza del tempo agricolo e la densità della materia pittorica dell’artista sangiovannese.
ESTRATTO
La personale Estratto di Salvatore Marchesani abita il tempo lento delle sostanze. Non si limita a mostrarsi: matura. Come le olive raccolte all’alba, anche queste opere nascono da una pressione silenziosa, da un peso esercitato sulla memoria finché qualcosa, finalmente, affiora.
Il titolo non indica soltanto un gesto tecnico: è un atto agricolo, quasi rituale. Estrarre significa macinare la superficie del mondo per ottenere ciò che non è immediatamente visibile. Prima la raccolta-l’esperienza vissuta, poi la frangitura-la frattura dell’immagine, la gramolatura-il rimescolamento della coscienza ed infine la separazione, dal torbido emerge una luce densa, viscosa, viva. Così nasce la pittura di Marchesani. L’olio non è metafora accessoria: è principio ontologico. Nell’ulivo l’energia solare si addensa per mesi nella polpa, nella sua pittura il tempo si deposita nei materiali. Le superfici non sono dipinte, vengono spremute. Ogni strato trattiene un residuo di gesto, ogni velatura conserva una temperatura emotiva, come se la materia ricordasse la mano che l’ha attraversata. Nelle opere la pittura non copre, ma filtra e trasuda. Le campiture emergono come emulsioni: luce e ombra non si oppongono ma si separano lentamente, come acqua e olio lasciati riposare. L’immagine appare dopo la quiete, mai durante l’azione.


In Codice linfa – Introspezione e L’origine la superficie sembra provenire da un sottosuolo organico; non osserviamo un quadro, ma una sezione.
È un carotaggio della coscienza: Marchesani scava, lacera, sutura, lasciando che il colore risalga come un fluido primordiale. Il gesto non costruisce la forma: la libera. Il tempo, nelle sue opere, non scorre: decanta.

Il tempo di un sogno

Sospensione logica
In Il tempo di un sogno e Sospensione logica l’equilibrio è quello dei liquidi lasciati in quiete tensione trattenuta, come gravità rallentata. Le figure possibili non si definiscono mai del tutto; restano in fase di separazione, come se l’immagine non avesse ancora deciso quale parte appartenere alla luce e quale alla profondità.

Black memory è un fondo oleoso, compatto, quasi bituminoso: memoria concentrata fino a diventare materia.

Confidenze invece respira: la superficie si apre in vibrazioni minute, come un dialogo a bassa voce, dove la pittura sembra ascoltare sé stessa prima ancora dello spettatore.

Quando l’artista guarda la città, Metropolis, non rappresenta edifici ma stratificazioni energetiche: la metropoli diventa un grande frantoio umano in cui esperienze, presenze e paesaggi vengono continuamente compressi fino a produrre senso.

Al contrario, in Identità mediterranea la luce torna orizzontale, antica: non descrive un luogo ma una provenienza. Il Mediterraneo qui è un olio madre, origine culturale in cui tutte le immagini sono state conservate.

L’opera Estratto, pittoscultura, è il momento della spremitura finale. La materia non resta più contenuta nel quadro: fuoriesce, si coagula nello spazio, assume corpo. Stoffa, colla e smalto funzionano come fibre vegetali: trattengono e rilasciano. La pittura diventa presenza fisica, quasi un residuo dopo la pressione, ciò che rimane quando l’immagine è stata separata dal superfluo. La formazione scenografica dell’artista si avverte non nella teatralità ma nella regia della luce: ogni lavoro è una camera di sedimentazione, uno spazio in cui lo sguardo deve sostare per permettere alla materia di chiarirsi. Marchesani non cerca l’immediatezza: pretende il tempo necessario alla visione, stesso necessario all’olio per diventare limpido. La sua pittura lo distilla il mondo, in un’epoca di immagini rapide e volatili, sceglie la densità; la lentezza agricola contro la velocità digitale, la permanenza contro la superficie. La mostra diventa quindi un attraversamento sensoriale. Davanti alle opere non si osserva soltanto: si attende e nell’attesa si comprende che l’olio, materia arcaica, domestica, luminosa è qui metafora di identità, qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si ottiene solo dopo pressione, tempo e trasformazione. Guardare queste opere significa assistere a una spremitura della visione. Alla fine, resta un residuo silenzioso: una luce calda, terrestre, umana.

SoniaRitr

