Due canti della tradizione popolare si intrecciano e diventano la colonna sonora di una storia d’amore
Cantante, chitarrista (classica e acustica) e paroliere, Riccardo Santarelli segue una missione semplice: creare dei momenti di causale piacere e riflessione attraverso una musica espressiva, che venga dal cuore, senza inutili virtuosismi.
Originario di San Giovanni Rotondo, dopo il diploma si è traferito a Pescara per frequentare l’università e lì si è stabilito definitivamente. Nel suo ultimo brano, fresco di lancio, due canti della tradizione popolare si intrecciano e diventano la colonna sonora di una storia d’amore che non ha un lieto fine ma rivive nel ricordo dei giorni felici.
«Ho messo insieme due canzoni della tradizione popolare di due regioni diverse “Lu Mariulì” di San Giovanni Rotondo, in Puglia, il mio paese natale e “Mara Maje”, una canzone famosissima dell’Abruzzo, dove adesso si trova la mia casa – scrive l’artista nella presentazione del brano. – Ho scelto il titolo “Il canto degli sposi” perché il brano è composto da due canti legati al matrimonio. In “Lu Mariulì”, cantata al mio paese alle serenate, si possono trovare tutte le fasi dell’amore: dall’innamoramento “ma come e tè bella figghjola / j non l’aje petuta truvà” alla morte “nennèlla mia, jè fatte notte / iame allu lètte a repusà”; “Mara Maje” è lo straziante lamento di una vedova».
Il brano registrato insieme a Nicole Massanisso è impreziosito da un video animato realizzato da Cristina Chiarilli che, appunto, racconta la storia…
Siamo negli ultimissimi anni della transumanza, appena prima del mondo contemporaneo. Due giovani si innamorano, si sposano; subito dopo lui parte pastore e non fa più ritorno. Durante il lutto lei, abruzzese, ricorda il canto che lui, pugliese, le aveva cantato e piano piano lo fa suo, fino a ritrovare la pace e rincorrere la speranza.
«Può sembrare una storia triste. Occorre però non dimenticare che la malinconia, la nostalgia, la tradizione non sono sinonimo di tristezza ma ci riconducono al nostro presente e ci fanno ricostruire il nostro futuro» – conclude Santarelli.

