“Riconosciuta aggravante omofoba”
A quasi due anni dall’aggressione di stampo omofobo subita dal nostro concittadino Michel Savino, è arrivata finalmente la sentenza di condanna per il responsabilie del vile gesto: tre anni e 10 mesi di reclusione, con l’aggravante della discriminazione. Una sentenza importante per non dire storica in quanto si tratta di uno dei primi casi in Italia in cui viene riconosciuta l’aggravante della discriminazione sessuale.
In una normale sera d’agosto del 2024 Michel venne preso di mira da due persone, un maggiorenne e una minorenne, mentre si trovava in giro per la città. I due avrebbero dapprima provocato Michel con frasi a sfondo omofobo: «Sai che siamo anche noi gay?» A tale esternazione, Michel non aveva dato la soddisfazione di una risposta. Da qui, si è sviluppata l’aggressione: i due hanno iniziato a colpirlo con veemenza, urlandogli contro, inoltre, parole gravi ed offensive per via del suo orientamento sessuale.
Savino riportò numerose escoriazioni e tumefazioni al volto e in varie parti del corpo. Un episodio che ha segnato profondamente la sua vita e che lasciò sgomenta tutta la nostra comunità.
Pochi giorni dopo la città si è mobilitata per dimostrare tutta la solidarietà e la vicinanza al povero Michel: un sit-in a pochi metri dal luogo dell’aggressione per ridefinire il significato sociale di quello spazio e restituendolo così ad un senso più collettivo di comunità. Il presidio di quel giorno si è rivelato in un momento di condivisione e di riflessione per tutta la comunità sangiovannese.
«È stata riconosciuta l’aggravante “speciale” prevista dall’art. 604 ter del codice penale (relativa a discriminazioni per motivi come razza, etnia e religione), applicata alla matrice omofoba dell’aggressione» – riferiscono dall’associazione Koll.Era che ha seguito e aiutato Michel nell’itergiudiziario .
«Una sentenza storica: in assenza di una aggravante specifica per l’omolesbobitransfobia – che non esiste, perché il ddl Zan non è stato approvato – si tratta di un caso raro nella giurisprudenza italiana, in particolare nel Sud. Oltre a questa aggravante è stata riconosciuta quella della minorata difesa (aver approfittato delle circostanze di luogo e tempo, ovvero la notte e il luogo isolato), e quella di avere coinvolto una persona minorenne. La somma di tutte queste aggravanti avrebbe portato a una pena persino di 10 anni, ridotta però per un attenuante comune e per aver scelto il rito abbreviato. Vogliamo ringraziare – concludono i militanti di Koll.Era – tutte le persone e le realtà che ci sono state accanto in questi due anni, sostenendo questo percorso in modi diversi. Oggi condividiamo questo risultato con chi c’è stato, con chi ha preso parola, con chi ha scelto di non restare indifferente».

