Due bancomat in due settimane, diciotto assalti in Capitanata dall’inizio dell’anno
Nella notte tra sabato 12 e domenica 13 giugno un boato ha svegliato piazza Europa. Lo sportello bancomat della filiale Monte dei Paschi di Siena è saltato in aria, sventrato dalla tecnica della cosiddetta “marmotta”. Diciassette giorni dopo, questa notte, lunedì 29 giugno, la scena si è ripetuta a poche decine di metri di distanza: stessa piazza, stesso metodo, stesso boato, stavolta lo sportello della Bper. Due esplosioni nello stesso quadrilatero del centro cittadino, a distanza di meno di un mese.
Non sono episodi isolati. Quello di San Giovanni Rotondo è il diciassettesimo, e poi il diciottesimo, assalto agli sportelli automatici registrato in provincia di Foggia dall’inizio del 2026, tra colpi riusciti e tentativi falliti. Il dato colloca la Capitanata tra le aree più colpite d’Italia da questo tipo di reato, e restituisce l’immagine di un fenomeno organizzato, non di episodi estemporanei. Gruppi di tre persone a volto coperto, arrivate con auto di grossa cilindrata, esplosivo ad alto potenziale inserito nella fessura dell’erogatore, fuga in pochi minuti. Una sequenza che si ripete identica da comune a comune.
Chi vive a San Giovanni Rotondo non ha bisogno di statistiche per percepire il problema. Lo ha sentito, letteralmente, due volte in due settimane, attraverso i vetri delle finestre. I fatti però confermano la sensazione. Quando un’azione di questo tipo si ripete identica nello stesso luogo a distanza di pochi giorni, significa che chi la compie non teme di essere scoperto, né durante l’azione né dopo.
Quello che è accaduto questa notte è un segnale che va oltre il danno economico alla banca o all’edificio. È la dimostrazione pubblica che certi spazi e certi orari della città sono, di fatto, senza controllo.
Va detto con chiarezza, in nessuno dei due episodi ci sono stati feriti. Non è un dettaglio da poco, ma non basta a ridimensionare la gravità del fenomeno. L’uso di esplosivi in zone residenziali, nel cuore della notte, comporta un rischio concreto per chi abita nei palazzi adiacenti, al di là dell’esito specifico di ogni singolo colpo.
Dopo il primo assalto, il sindaco Floriana Natale ha parlato apertamente di episodi che “stanno minando e minacciando la serenità e la sicurezza della nostra comunità”, chiedendo un rafforzamento delle forze dell’ordine sul territorio e un incontro con il prefetto. Dall’opposizione è arrivata la richiesta, di istituire un commissariato di Polizia in città, attualmente priva di un presidio fisso di questo tipo.
Sul piano investigativo, carabinieri, artificieri e Sezione Investigazioni Scientifiche stanno lavorando sulle immagini delle videocamere di sorveglianza per ricostruire la dinamica e risalire agli autori, ma al momento nessuno dei diciotto colpi nel Foggiano risulta essere stato risolto con un arresto.
La richiesta di “più sicurezza” che arriva dai cittadini è legittima e va presa sul serio, ma per essere efficace deve tradursi in misure concrete, non solo in dichiarazioni da campagna elettorale.
Parlare seriamente di sicurezza per la nostra città significa impegnarsi da subito su tre punti imprescindibili.
Un presidio fisso delle forze dell’ordine, perché un commissariato o una stazione potenziata cambiano i tempi di intervento in modo decisivo rispetto a pattuglie che arrivano da fuori città.
Un investimento serio sulla videosorveglianza pubblica nelle zone sensibili del centro, perché oggi le indagini si basano quasi esclusivamente su impianti privati, spesso insufficienti a coprire le vie di fuga.
E un coordinamento provinciale tra i comuni colpiti, dato che la stessa banda o lo stesso metodo si sposta da un paese all’altro della Capitanata: una risposta isolata, comune per comune, rincorre il problema invece di prevenirlo.
San Giovanni Rotondo è una città che vive di un afflusso costante di pellegrini e visitatori, e la sua immagine di sicurezza non è un dettaglio secondario per chi la amministra.
Trasformare l’indignazione di queste settimane in pressione concreta sulle istituzioni competenti, prefettura in primis, è l’unico modo per evitare che il prossimo boato nella notte sia considerato, semplicemente, normale.
Berto Dragano

