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Virtual…Mente
5 Novembre 2026, 16:00
Gli effetti psicologici e legali di un uso inconsapevole dei social media
A cura della dottoressa Pamela Longo
Psicologa e Psicoterapeuta

Negli ultimi anni, i social network sono diventati una parte integrante della nostra vita quotidiana, rappresentando un passatempo indispensabile riuscendo a catturare la nostra attenzione da pochi minuti che diventano ore interminabili passate davanti allo schermo. Nonostante ognuno di noi sia piuttosto consapevole degli effetti collaterali di un utilizzo eccessivo, tendiamo a sottovalutare difatti l’effetto subito. Cosa succede, quindi, alla nostra mente e alla nostra vita quando questo utilizzo diventa acritico, passivo e inconsapevole?
Dal punto di vista psicologico, un consumo non filtrato e massiccio di piattaforme digitali può alterare il benessere emotivo e la percezione di sé. L’effetto più importante è rappresentato dall’influenza del feed sull’identità associato alla paura costante di essere tagliati fuori o di perdersi qualcosa di divertente o importante che gli altri stanno facendo, generando ansia e un bisogno compulsivo di rimanere connessi. Questo oltre a determinare uno stato di tensione costante si associa ad un confronto sociale distorto, poiché sui social tendiamo a mostrare solo la “vetrina” delle nostre vite, i momenti felici, i successi, i viaggi. Vedere continuamente le vite apparentemente perfette degli altri porta spesso a svalutare la propria, alimentando insicurezze, calo dell’autostima e, nei casi più gravi, sintomi depressivi. Inoltre, si verifica un fenomeno paradossale di isolamento, nonostante le piattaforme siano “social”, più ore passiamo a interagire dietro a uno schermo, meno tempo dedichiamo alle relazioni reali, faccia a faccia, portando a un senso di solitudine e a una maggiore difficoltà nel gestire le interazioni sociali dal vivo. Un uso eccessivo delle piattaforme può portare persino ad una dipendenza comportamentale, poiché il sistema di notifiche e il meccanismo dei like sfruttano lo stesso principio dei giochi d’azzardo, rilasciando piccole dosi di dopamina che ci spingono a tornare continuamente dove veniamo gratificati.
Altro aspetto fondamentale, è la mancata percezione delle conseguenze delle proprie azioni, spesso, infatti, si pensa che il web sia una zona franca dove tutto è concesso, quasi come se le azioni perdessero di concretezza. In realtà, ogni azione digitale ha un riscontro nel mondo reale e per di più assume le caratteristiche di velocità e massima diffusione oltre che “incancellabilità”, talvolta sfociando in condotte illecite di cui sfugge la rilevanza.
Osserviamo sempre più frequentemente come “semplici”, nel senso di mancata consapevolezza circa l’effetto prodotto, commenti offensivi, prese in giro ripetute o la condivisione di contenuti umilianti non sono solo “scherzi da chat” ma possono configurarsi come reati di diffamazione o, nei casi più gravi e sistematici, di cyberbullismo e stalking, con conseguenze legali serie sia per i maggiorenni che per i minori. Anche l’utilizzo di un linguaggio offensivo, discriminatorio o minaccioso nei confronti di singoli o gruppi basato su razza, genere, religione o orientamento sessuale espone a pesanti sanzioni penali.
Così come la pubblicazione di foto, video o informazioni private di altre persone senza il loro esplicito consenso viola le norme sulla privacy e tutela dell’immagine. Ed anche inoltrare immagini ricevute in privato, come nei fenomeni di sexting non consensuale, si configura come un reato perseguibile dalla legge.
E la legge non ammette ignoranza.
Avverto forte l’esigenza di ribadire il concetto di avviare un processo di “igenizzazione digitale”, da qui la scelta di dedicare questo spazio a questo tema che sento piuttosto sensibile e quanto mai attuale ed urgente.
È fondamentale per i più piccoli e non solo, anzi particolare attenzione agli adulti digitali, diventare utenti digitali consapevoli, il che non vuol dire demonizzare i social media, anzi nel tempo si sono mostrati un’importante risorsa, ma riprendere il controllo del proprio tempo e delle proprie scelte. Sarebbe importante fare una “dieta digitale” circa il tempo e la qualità dei contenuti, monitorando il tempo passato sulle app e filtrando ciò che vediamo, infatti se un profilo o una pagina ci fanno costantemente sentire inadeguati o provare ansia e insoddisfazione, probabilmente è necessario fare un unfollow o silenziarne i contenuti.
Inoltre, dovremmo ripristinare una certa sensibilità e accuratezza nella pubblicazione, che non riguarda il perfezionamento delle sbavature di una foto o della grammatica, quanto piuttosto pensare alle conseguenze che un commento o una foto possono implicare. Il che non vuol dire rimuginare o rendere macchinoso un processo di pubblicazione, ma prima di postare un commento, una foto o una storia, sarebbe auspicabile chiedersi se lo pubblicheremmo su un cartellone pubblicitario in piazza, visibile a tutti: famiglia, professori, futuri datori di lavoro.
Se la risposta è no, forse è meglio evitare.
Infine, sento il dovere di sottolineare un concetto probabilmente banale ma fondamentale: dovremmo tutti, nessuno escluso, ricordare che le esperienze più autentiche, accadono spesso lontano dallo schermo, e pertanto auspicare un ritorno a coltivare la vita offline vivendo la possibilità di condividere con il mondo le nostre esperienze come un valore aggiunto e non totalizzante.

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