Torna all'articolo
SanGiovanniRotondoNET.it: la città in rete!

Opinioni

“Vi fidate del PD?”

14 Luglio 2009, 16:53


San Giovanni Rotondo NET - OpinioniIl punto di vista…

di Gennaro Palladino


Sembra sia terminato il
tira e molla fra l’Amministrazione Giuliani ed il Partito Democratico e, per
fortuna almeno per adesso, è stata scongiurata una crisi amministrativa che
avrebbe lasciato ancora una volta San Giovanni Rotondo senza governo.


Questo braccio di ferro
ormai protrattosi per un anno ha portato al rimpasto della Giunta così come
reclamavano i maggiorenti del PD. I commenti, come prevedibile, sono perlopiù di
condanna per questo esito e si levano proteste da più parti non solo dai
partiti di opposizione. Questo “accordo” porterebbe in Giunta il già sindaco ed
attuale consigliere provinciale Gaetano Cusenza (Ambiente, Agricoltura),
l’ex sindaco Davide Pio Fini (Turismo, Servizi Sociali), l’ex  sindaco Salvatore Mangiacotti (Lavori
Pubblici), l’ex Presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Russo (Urbanistica,
PIP, Patrimonio e Demanio),  Carlo Macrini, unica faccia nuova, (Sport,
Spettacolo, Cultura e Personale), Costanzo
Pazienza
(Attività Produttive, Arredo Urbano, Energie Alternative e Polizia Municipale, Biagio Viscio (Bilancio, Finanze, vicesindaco), unica
conferma
della precedente Giunta.


Che si arrivasse a questo
esito era prevedibile poiché la nomina di persone di fiducia da parte del
sindaco non è mai stata digerita dal PD per motivi che forse prescindono dalla
caratura politica o/e tecnica degli assessori e che vanno ricercati con una
attenta analisi. La mia, trova origine con la nascita del Partito Democratico specialmente
per quello locale all’indomani dell’inspiegabile caduta dell’Amministrazione Mangiacotti.
I nodi, prima o poi, vengono al pettine. Il dualismo fra ex popolari ed ex
diessini, si perpetua e, potrei sbagliarmi, potrebbe anche portare a
conseguenze irreversibili tanto a livello locale quanto a quello nazionale per
atteggiamenti e prese di posizioni che via via si stanno assumendo in vista del
prossimo Congresso di Ottobre in cui sarà eletto il segretario nazionale.


Oramai, e non solamente
nel Pd, nei partiti politici è preponderante la cultura della forza dei numeri
per cui più tessere, più forza per decidere ed imporre la propria volontà e
prevalere sull’antagonista politico piuttosto che convergere gli sforzi per
affrontare,discutere e risolvere i problemi della cittadinanza e valorizzare il
proprio territorio ed i propri uomini. In questo quadro, pretendere più
visibilità politica per i propri rappresentanti vale a dire portare all’incasso
la cambiale per i voti portati alla vittoria. Per un sindaco che fuori dai
partiti non è, e che, contrariamente a quanto afferma, non ha portato un valore
aggiunto significativo, fino a che punto si può pretendere una certa autonomia
senza "sporcarsi" attivamente in politica?
E per una maggioranza fino a che punto conviene assecondarla?

La risposta potrebbe
essere nella volontà di rinnovamento che sta all’interno di questi partiti. Se
oggi il sindaco accetta il rimpasto, non voglio credere lo faccia perché solo
adesso ha capito che alla sua Giunta mancava l’investitura del suo partito o
che la sua perspicacia abbia decifrato la natura della contrapposizione esistente
da sempre fra il partito di maggioranza e la sua Giunta; anche se ufficialmente
si dava l’impressione che stesse lavorando bene quando invece era sotto gli
occhi di tutti che ciò comportava “ritardi
nell’attuazione del programma, proprio perché si era troppo impegnati a
dirimere conflitti, dispute, controversie e discussioni, al punto da trascurare
di dare il giusto impulso agli obiettivi strategici che l’Amministrazione si è
impegnata a raggiungere
”.


Si azzerano le Giunte nel
momento in cui cambiano le condizioni politiche in una maggioranza (in questo
caso nel PD) e questo dobbiamo ricordarlo, il sindaco l’ha più volte ribadito.  Come asseriscono nella maggioranza del Partito
Democratico il clima, a differenza del Maggio ’08, con le condizioni politiche è
cambiato in positivo per cui l’unanimità dei suoi rappresentanti ha ritenuto
necessario “avviare un diverso percorso
politico-amministrativo che servisse a garantire la piena rappresentatività e
la piena condivisione del partito nell’azione amministrativa
”.


Nella sua lettera aperta
il sindaco si è rivolto principalmente ai tanti che hanno apprezzato il lavoro
svolto dagli assessori e oggi sono delusi da una scelta che temono ispirata a
chissà quali logiche perverse e subdole. Spiega perché responsabilmente è
rimasto al suo posto per i problemi seri da risolvere. “E chi sono io per anteporre la salvaguardia della mia dignità al
benessere della città? Chi sono io per sacrificare sull’altare della fermezza
di facciata la piena prosecuzione nell’attuazione del programma amministrativo?
”


Ha ragione nel dire che
il rinnovamento promesso dovrà essere nel metodo ma perché chiedere ai
cittadini se si fidano degli uomini del PD che lavoreranno con lui? Gli
elettori lo hanno già fatto eleggendoli e dando loro la maggioranza. A questa
domanda dà l’impressione di avere già una risposta “Ho affrontato in solitudine il momento più difficile della scelta e in
solitudine rimarrò quando dovrò decidere se il raggiungimento degli obiettivi
avrà confermato la bontà della mia scelta oppure quando il mancato
raggiungimento degli stessi avrà sancito definitivamente la mia sconfitta e le
mie dimissioni
”.


Non sappiamo quanto sarà
convincente ma questo rimpasto ricorda tanto l’interruzione molto prematura
della scorsa Amministrazione con all’incirca gli stessi protagonisti. Con un
partito serio e coeso che raccoglie e ascolta le tante sensibilità dei
cittadini, tutto questo non sarebbe dovuto accadere ma dobbiamo proprio
rassegnarci che nonostante il nostro disappunto, le nostre critiche, la nostra
indignazione, una filosofia che accompagna questo modo di fare politica c’è ed
è sempre la stessa: "adda passà a’
nuttata"
.