Over screen time: come l’eccessiva esposizione ai dispositivi tecnologici influisce sullo sviluppo del bambino

A cura della dottoressa Maria Erika Di Viesti
Psicologa clinica e della salute
Formata in Psicodiagnostica clinica e forense e Neuropsicologia clinica e riabilitativa
Ad oggi, se diamo un cellulare in mano ad un bambino anche di soli due anni (sono ottimista), questi saprà usarlo meglio di noi “boomer”.
Una ricerca ha stimato che ad oggi un bambino passa in media 6 ore al giorno di fronte a un dispositivo elettronico (Muratori, P. et al., 2022 ). Così notiamo che sempre più bambini, che siano per strada, che stiano a tavola o sul divano, a feste con gli amici o fuori da scuola , a compleanni, al cinema e chi più ne ha più ne metta , ormai sono “vittime consapevoli” dell’ over screentime, ossia dell’uso eccessivo del tempo di fronte agli schermi in termini di tecnologia (cellulari, tablet, tv….).
Diciamo che la combo SCHERMI e CERVELLI in CRESCITA suona quasi come un ossimoro, non trovate? Come fa un cervello a crescere se fondamentalmente viene bloccato sul nascere? Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica JAMA PEDIATRICS evidenzia un dato molto importante: l’esposizione di un bambino di circa 1 anno per più di 2 ore al giorno davanti ai dispositivi elettronici, favorirebbe lo sviluppo di un disturbo del neurosviluppo (attentivo, del linguaggio, psicomotorio ecc…) . L’uso dei dispositivi digitali potrebbe dunque avere un forte impatto sullo sviluppo cognitivo del bambino, soprattutto per quanto riguarda le aree dell’attenzione e della memoria.
Per quanto concerne l’area attentiva, vediamo come la concentrazione sostenuta diventa fallace e l’attenzione selettiva deficitaria. Colpa di quegli stimoli “pieni” e rapidi, di tutte quelle informazioni da contenere, eccessive per un bambino ancora troppo piccolo. Così il bambino perde la capacità di focalizzarsi su uno stimolo favorendo cosi lo sviluppo di risposte impulsive.
Parlando della memoria invece, vediamo come la sovraesposizione a risposte immediate e di facile reperibilità (lo facciamo anche noi adulti eh, in quanti non ricordano qualcosa e si avvalgono della ricerca sul telefono?) influisce negativamente soprattutto sulla memoria a lungo termine, quella che è il contenitore delle informazioni salienti e necessarie. La ricerca veloce e immediata su internet fa sì che i bambini ( e ripeto, anche noi) facciano costante affidamento sul dispositivo avvalendosi così quasi di una “ram” esterna per contenere le informazioni che necessitano. Da lì poi quella sensazione di disorientamento quando siamo senza telefono, o crediamo di averlo perso o questo smette di funzionare. Disorientamento, che dico: il panico! Il risultato sarà dunque una cattiva elaborazione delle informazioni e una grande difficoltà nel “trattenere” i concetti appresi, unitamente ad una elaborazione molto superficiale delle informazioni e l’incapacità di strutturare un pensiero logico, critico e concreto. (Gentile et al., 2012).
Vediamo dunque come, sia la qualità del tempo che la qualità cognitiva dei bambini sia a rischio , diventando molto vulnerabili a danni di natura molteplice.
Ma non dobbiamo tralasciare l’aspetto forse fondamentale, il quale viene maggiormente penalizzato ma è quello di cui ci si dovrebbe prendere maggiormente cura perché di fondamentale importanza nel percorso di sviluppo di un bambino: l’aspetto relazionale. Ad oggi abbiamo la certezza che l’utilizzo dei dispositivi digitali sottrae tempo alle relazioni, all’interazione con i genitori, con i pari, con l’ambiente in toto. Il fattore comunicativo è fondamentale. Per comunicazione si intende non solo il canale verbale, ma parliamo di mimica, parliamo di suoni, di odori, delle emozioni e di tutto ciò che crea in un bambino quella gratificazione affettiva necessaria nella fase dello sviluppo e della crescita. Il pianto va compreso, il bambino va tranquillizzato. Non bisogna metterlo davanti alla canzoncina sul tablet per placare le sue lacrime. Il bambino vi sta comunicando un bisogno in quel momento, una necessità! Come gli insegneremo in questo modo a gestire l’emozione dietro quelle lacrime? Come imparerà a gestire il capriccio, come saprà cosa è la frustrazione, chi glielo insegnerà? Bing?!? È un compito troppo importante per lasciarlo nelle mani di un pupazzetto che canta.
L’impulsività di cui vi accennavo prima appunto….
innescata dallo stimolo digitale dato il surplus di informazioni salienti e non gestite.
E da qui che vediamo il possibile insorgere di disturbi attentivi e di disregolazione emotiva, come ad esempio il DOP e L’ADHD (Disturbo Oppositivo Provocatorio e Disturbo dell’Attenzione e dell’Iperattività). Abbassando la concentrazione aumenta l’iperattività, e l’iperattività non trova il “contenimento” perché le relazioni non sono funzionali. I bambini che passano molto tempo di fronte ai device digitali hanno molte più difficoltà a gestire le emozioni perché queste non vengono “riconosciute” o condivise o contenute, e dunque vediamo come si intensificano emozioni come la rabbia e l’irritabilità. Ed è cosi che insorge la disregolazione emotiva.
In conclusione, il digitale viene sostituito a tutto ciò che invece dovrebbe essere fondamentale per lo sviluppo di un bambino, come la relazione con i genitori, i coetanei e con l’ambiente. I bimbi molto spesso vivono con estraneità ciò che li circonda e sembrano a loro agio quando sono catapultati in un mondo che non è quello funzionale, quello reale. Entrare in contatto con le emozioni del bambino , sia positive che negative, lo aiuterà a sviluppare quella che è la gratificazione emotiva, fondamentale per lo sviluppo della sicurezza e dell’autostima nel piccolo adulto di domani. Lo sviluppo emotivo soprattutto nei primi anni di vita, deve attraversare questa fase. È necessaria per costruire quell’immagine che avrà di sé e degli altri.
Mi chiedo: ma come potrebbe mai uno schermo, sostituire tutto questo?

