La finalità terapeutica dell’Intelligenza Artificiale: un rischio o un privilegio?

A cura della dottoressa Maria Erika Di Viesti
Psicologa clinica e della salute
Formata in Psicodiagnostica clinica e forense e Neuropsicologia clinica e riabilitativa
Negli ultimi tempi si sente molto parlare di Intelligenza Artificiale: ci rivolgiamo a lei per domandare ormai qualsiasi cosa, da che tempo farà durante la giornata a se tenere in piedi o no una relazione, fino alla diagnosi di sintomi ed altre domande relative soprattutto alla salute. Ma quanto questo può essere davvero fruttuoso, e quanto possiamo affidarci davvero ad un dispositivo elettronico per sentirci meno soli o semplicemente “ascoltati”?
Oggi tratterò per voi questa tematica, per mettere in luce pregi e difetti dell’utilizzo dei chatbot, e per capire insieme che la tecnologia non va demonizzata ma va semplicemente utilizzata in modo adeguato e consapevole.
Mi fa riflettere molto questa realtà, questo modo di essere costantemente connessi con il mondo ma sempre più disconnessi da noi stessi. Ci sentiamo non compresi e poco ascoltati, troviamo sempre più spesso poca empatia nei nostri interlocutori e poca disponibilità nel fornire quella che dovrebbe essere davvero la vicinanza. Tutto ciò sicuramente alimenta in noi un forte senso di solitudine e questo modo di vivere ci fa chiudere sempre più in noi stessi, generando apatia e demotivazione, soprattutto nelle generazioni più giovani, che sempre meno si sentono comprese e appoggiate dal mondo che velocemente scorre.
Ed ecco che entrano qui in gioco, i chatbot. Loro ci sono sempre, pronti a darci la risposta immediatamente. Ci sembra di avere il sollievo a portata di mano e la soluzione dietro ad un “click”.
Molte ricerche oggi evidenziano come l’Intelligenza Artificiale viene sempre con più frequenza utilizzata a scopi terapeutici. Ma non dobbiamo mai dimenticare che questa può sì essere utile come supporto alla pratica terapeutica, ma mai sostituirla!
Ed ora vi spiego il perché.
La relazione terapeutica è composta da importanti fattori determinanti la buona riuscita di un percorso terapeutico, ossia: l’empatia, la fiducia, l’ascolto attivo, la connessione umana e la personalizzazione del trattamento. Il dispositivo elettronico può generare risposte alla luce di domande ben precise, ma non potrà mai fornire quelle dinamiche interpersonali che invece la relazione terapeutica innesca e che sono fondamentali per il successo di un lavoro su sé stessi.
Ma allora perché utilizziamo l’IA?
- FACILE ACCESSIBILITÀ: rispetto alle terapie tradizionali è molto più semplice, sbrigativa e non dispendiosa.
- SUPPORTO EMOTIVO SEMPRE DISPONIBILE: ogni volta che vogliamo ci fa sentire meno soli. Ci dà la parvenza di parlare con qualcuno e l’illusione di essere compresi.
- ANONIMATO e NON GIUDIZIO: spesso molti vedono ancora la volontà di intraprendere un percorso psicologico come un tabù. E il timore di essere giudicati, di essere etichettati come “problematici” o “pazzi”, o semplicemente l’incapacità di affrontare davvero i nostri problemi per timore che mostrarli ci renda agli occhi degli altri delle persone meno “forti”, ci spinge ad affidarci a qualcuno (qualcosa) che ci darà l’illusione della privacy e della comprensione.
Ora vediamo invece quali sono i lati negativi nell’affidarsi ai dispositivi tecnologici per supporto personale.
- NON C’È EMPATIA: l’empatia è fondamentale e necessaria per una efficace relazione di cura. L’IA non comprende davvero le emozioni umane. Le simula.
- NON C’È DAVVERO PRIVACY: i rischi per la privacy sono invece molto alti perché l’IA immagazzina e memorizza dati sensibili e non c’è un contratto che davvero ci tutela.
- INADEGUATA IN SITUAZIONI DI CRISI: l’IA non può gestire situazioni di emergenza.
- MANCA LA RELAZIONE UMANA.
Nel percorso terapeutico con uno Psicologo invece siamo in uno spazio che ci garantisce un ambiente supportivo e sicuro dove le persone sono davvero aiutate ad affrontare le proprie difficoltà.
Lo Psicologo fornisce strumenti e strategie utili per gestire stress, problemi ed emozioni negative. Avvia processi di analisi e insight utili ad identificare schemi e comportamenti negativi trasformandoli in nuove prospettive.
In breve, aiuta davvero la persona a trovare il proprio personale vero potenziale.
Noi siamo fatti di emozioni, non di algoritmi.

