Giftedness”: Piccoli Geni?

A cura della dottoressa Pamela Longo
Psicologa e Psicoterapeuta
Spesso, quando sentiamo parlare di plusdotazione, l’immagine mentale corre subito al “piccolo genio”, tuttavia, da un punto di vista psicologico, è una realtà molto più complessa di un semplice punteggio elevato in un test del QI.
Essere plusdotati implica, aldilà dell’intelligenza in senso stretto, un funzionamento cognitivo ed emotivo qualitativamente diverso.
In ambito scientifico, viene riconosciuta come una combinazione di capacità superiori alla media, creatività e un forte coinvolgimento nel compito. Non si tratta di una condizione statica e immodificabile, ma un potenziale che necessita di un ambiente fertile per svilupparsi.
La plusdotazione può esprimersi:
- a livello psicomotorio attraverso un’energia instancabile e bisogno di movimento;
- a livello sensoriale attraverso una percezione amplificata di suoni, luci o consistenze;
- a livello intellettivo attraverso una vivida curiosità e sete di verità;
- a livello immaginativo attraverso sogni vividi e pensiero creativo fuori dagli schemi;
- a livello emotivo attraverso un’empatia profonda e risposte emotive intense.
Nonostante le grandi capacità, la plusdotazione porta con sé sfide uniche che, se ignorate, possono sfociare in malessere psicologico. Infatti, è frequente una certa asincronia nello sviluppo per cui la mente corre più veloce del corpo o delle emozioni. Un bambino può comprendere concetti filosofici complessi ma non avere ancora le risorse emotive per gestirne l’impatto. Questo comporta con sé un senso di estraneità e diversità dall’altro, portando spesso ad un ritiro sociale o un nascondimento delle proprie capacità per una maggiore accettazione sociale. Ed insieme ad un perfezionismo paralizzante, nel quale l’elevata consapevolezza dei propri standard può generare un’ansia da prestazione tale da bloccarle è frequentissimo che in contesti poco stimolanti, prevalga la noia e lo scarsissimo coinvolgimento, portando paradossalmente a scarsi risultati scolastici o lavorativi.
Molto spesso il benessere della persona plusdotata non dipende dal successo accademico, anzi è possibile che proprio in questo contesto sperimenti molta frustrazione, soprattutto quando non adeguatamente riconosciuta, pertanto l’obiettivo dovrebbe essere quello di permettere a una personalità complessa di fiorire in armonia con la propria intensità.
In particolare, sarebbe importante fornire stimoli che siano complessi quanto basta per mantenere vivo l’interesse, evitando la ripetizione meccanica e fornire supporto emotivo, aiutando a decodificare le emozioni travolgenti e a gestire il senso critico verso sé stessi.
La plusdotazione è una varianza naturale dell’esperienza umana, che richiede una comprensione specifica. Guardare oltre il talento e vedere la persona nella sua interezza è il primo passo per trasformare un potenziale, a volte ingombrante, in una risorsa preziosa per l’individuo e per la società.
Certamente la valutazione della plusdotazione è un processo multicomponenziale che va ben oltre la misurazione del Quoziente Intellettivo, sebbene i test psicometrici ne rimangano la spina dorsale. Una corretta individuazione, permette di aiutare bambini e ragazzi nel loro percorso di crescita. Infatti identificare correttamente la plusdotazione serve a:
- Evitare diagnosi non completamente corrette: spesso i comportamenti dei plusdotati (irrequietezza, noia, pensiero iper-analitico) vengono scambiati erroneamente per ADHD, disturbi dell’umore o difficoltà nello spettro autistico;
- Supporto in ambito scolastico ed educativo: per i bambini, permette alla scuola di attivare Piani Didattici Personalizzati (PDP) di potenziamento;
- Fornire una “Chiave di Lettura”: molti adulti scoprono la loro plusdotazione dopo anni passati a sentirsi “sbagliati” o alienati. La diagnosi permette di reinterpretare la propria storia personale.
Sebbene appaia una condizione felice per bambini e i propri genitori, le implicazioni che un cognitivo elevato porta con sé richiedono un supporto per uno sviluppo armonico e per guidare i propri figli nel percorso di crescita. Chiedere aiuto ad un professionista è un primo passo verso una maggiore consapevolezza e comprensione.

