Riscoprire la lentezza

A cura della dottoressa Pamela Longo
Psicologa e Psicoterapeuta
Mi piace terminare, prima della sospensione estiva, con una riflessione sulla necessità del riposo per il benessere psicofisico.
Le vacanze estive vengono spesso considerate una parentesi piacevole all’interno dell’anno lavorativo, quasi una ricompensa per gli sforzi compiuti, tuttavia il riposo non è un premio, ma un bisogno fondamentale dell’essere umano.
Nella nostra società, dominata dalla velocità, dalla reperibilità costante e dalla cultura della prestazione, fermarsi è diventato sorprendentemente difficile. Siamo sempre connessi, raggiungibili ovunque e, soprattutto, mentalmente sempre impegnati, ed anche quando il lavoro termina, non smettiamo di programmare, pianificare, evidenziando un’enorme fatica a staccare davvero dalle incombenze lavorative.
Questa condizione di perenne attivazione ha profonde implicazioni sul nostro equilibrio psicofisico.
Infatti, lo stress non nasce dall’intensità, ma dalla continuità. Una moderata attivazione psicofisiologica ci permette di affrontare le sfide quotidiane, mantenendo alta l’attenzione e la motivazione. Tuttavia, questo stato diventa problematico quando presenta le caratteristiche di cronicità. L’organismo umano alterna naturalmente momenti di attivazione e momenti di recupero. Quando questa alternanza viene meno, il sistema nervoso rimane costantemente orientato alla prestazione, con un aumento prolungato dei livelli di cortisolo e una riduzione della capacità dell’organismo di recuperare. Gli effetti collaterali si manifestano spesso attraverso sintomi fisici ed una maggiore vulnerabilità a livello umorale.
Eppure, nonostante i momenti di pausa rappresentino un’attività invisibile ma essenziale per il nostro funzionamento cognitivo e non solo, comportando una serie di benefici fisici e psichici, allo stato attuale emerge una sempre maggiore difficoltà a vivere serenamente questo tempo di sospensione e di apparente inattività. Le motivazioni di questo fenomeno si possono rintracciare nella nostra cultura, orientata alle performance.
Negli ultimi decenni abbiamo progressivamente interiorizzato l’idea che il valore personale coincida con la produttività. Non basta più lavorare bene, occorre essere sempre efficienti, presenti, disponibili e performanti. Pertanto quando arriva il momento del riposo, molte persone sperimentano un disagio inatteso, per cui è possibile osservare chi continua a controllare la posta elettronica, chi organizza ogni minuto delle ferie, chi trasforma anche il tempo libero in un elenco di obiettivi da raggiungere e chi, semplicemente, prova un senso di colpa nel non fare nulla.
Questo fenomeno evidenzia come rallentare significhi, per molti, uscire da un’identità costruita sul fare e confrontarsi con una dimensione più profonda dell’essere.
La vita lenta, lontana dai ritmi serrati delle routine, viene spesso confusa con l’inattività, tuttavia rappresenta una qualità diversa dell’esperienza. Camminare senza fretta, osservare un paesaggio, leggere qualche pagina, ascoltare una conversazione senza controllare continuamente il telefono, concedersi persino il diritto di annoiarsi, sono tutte esperienze che favoriscono la regolazione emotiva e riducono il sovraccarico cognitivo.
Il riposo, così spesso svalutato dalla cultura contemporanea, costituisce invece uno spazio fertile nel quale possono emergere creatività, introspezione e consapevolezza.
Forse dovremmo fermarci a riflettere su come ciò che facciamo tenda a definire chi siamo, spesso attraverso i ruoli che ricopriamo. Le vacanze sospendono temporaneamente questi automatismi e offrono l’opportunità di recuperare altre parti della propria identità. Possiamo riscoprirci lettori, viaggiatori, sportivi, amici, partner o semplicemente persone capaci di stare in silenzio con sé stesse.
Questo processo possiede un profondo valore terapeutico, perché ricorda che l’identità individuale è molto più ampia dei compiti che svolgiamo ogni giorno.
Purtroppo, osserviamo sempre più spesso come molte persone chiedano e si diano il permesso di riposare soltanto quando il corpo le costringe a farlo attraverso sintomi, esaurimento o malattia.
Tuttavia, il vero benessere non consiste nell’imparare a resistere sempre di più allo stress, ma nell’imparare a riconoscere il momento in cui è necessario interrompere la corsa.
Le vacanze rappresentano proprio questa possibilità, uno spazio in cui recuperare energia, ristabilire un dialogo con il proprio corpo, rallentare il ritmo dei pensieri e ritrovare una relazione più autentica con il tempo. Perché il tempo dedicato al riposo non è tempo sottratto alla vita.
È il tempo che permette alla vita di ritrovare il proprio equilibrio.
Buona Estate e buon riposo!

