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Dove prima c’erano gli ippocastani adesso svettano tristi monconi

Abbiamo provato a cercare su un motore di ricerca la parola “capitozzatura” e abbiamo trovato solo conferme a quanto da noi evidenziato nell’articolo di alcuni giorni fa: questa pratica viene definita all’unanimità dannosa e pericolosa.

Siamo di fronte ad una tecnica obsoleta ed errata che tagliando la cima dell’albero e tutti i suoi rami principali riduce la pianta ad un moncone.

La spiegazione che spesso si propina per giustificare questo tipo di intervento è l’intenzione di ridurre le dimensioni dell’albero e renderlo più sicuro. Peccato però che la capitozzatura non riduca il pericolo, anzi, a lungo termine, lo aumenta e il risultato è una pianta più pericolosa di prima; a tutto ciò va aggiunto il danno economico in quanto dopo la capitozzatura si renderanno necessari interventi periodici per ridurne ulteriormente le dimensioni e per evitare la rottura dei rami indeboliti da questa azione.

Se chi ha eseguito i lavori o chi li ha commissionati ritiene valida la tecnica utilizzata ci domandiamo come mai sullo stesso Corso Roma gli alberi non abbiano ricevuto tutti “lo stesso trattamento”.

Di sicuro noi non vogliamo insegnare il mestiere a nessuno, ma leggendo quanto segue vogliamo invitare tutti gli addetti ai lavori almeno a riflettere.

Certo è che l’albero viene irreversibilmente sfigurato e derubato della sua naturale armonia e francamente bisogna proprio dirlo:

Non c’è niente di più brutto di un albero capitozzato!



La potatura drastica rende gli alberi sicuri?

Molti proprietari di alberi (e anche molti amministratori pubblici) chiedono che il proprio albero venga potato drasticamente per renderlo “più sicuro”. La potatura drastica elimina una porzione di chioma tale da sconvolgere l’assetto generale di un albero ben sviluppato, interrompendo temporaneamente la facoltà di produrre sostanze nutritive e determinando una “crisi energetica” a svantaggio di funzioni vitali quali la difesa dalle aggressioni.
La chioma di un albero è paragonabile ad un ombrello parasole capace di schermare le parti dell’albero dall’azione diretta dei raggi solari. Con l’eliminazione improvvisa di questo schermo, il tessuto della corteccia residuo è fortemente esposto alle scottature solari che possono ridurre in pessime condizioni l’albero e anche farlo morire.
I monconi presenti in un albero capitozzato formano il callo da ferita con difficoltà ed in tempi lunghi. La posizione apicale di queste ferite e le loro notevoli dimensioni ostacolano il buon funzionamento del sistema naturale di difesa dell’albero, che si basa su reazioni chimiche. I monconi sono facilmente attaccabili da insetti e parassiti, come pure dalle spore di funghi agenti di carie del legno che con il tempo possono essere causa dello schianto di singole ramificazioni o parti di chioma. Inoltre se un processo di carie fosse già in atto nel ramo, tale processo risulterà accelerato dall’ulteriore ferita.
Nel migliore dei casi, il legno di un nuovo ramo epicormico emesso su una parte capitozzata presenta un’attaccatura molto più debole di quella naturale. Se nella parte tagliata si origina un processo di decadimento del legno interno, la situazione tende a peggiorare in seguito allo sviluppo ed all’appesantimento dei ricacci che vi sono inseriti.
Gli alberi, dopo un intervento di potatura drastico, diventano più insicuri che prima dell’intervento! La potatura drastica non è mai un intervento di “messa in sicurezza” dell’albero!

La potatura drastica rallenta la crescita dell’albero?
Frequentemente lo scopo di capitozzatura, cimatura e potatura drastica è il controllo della crescita in verticale di una pianta. Spesso però si ottiene l’effetto opposto: infatti i ricacci successivi (rami epicormici) sono nettamente più numerosi di quelli che si svilupperebbero in una situazione normale e crescono con grande rapidità, tanto da riportare in breve tempo l’albero alla grandezza precedente, con l’aggravante di una chioma più disordinata e meno sana.

da www.arboricoltura.info/pura-fantasia/


da www.isaitalia.org

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1 Commento

  1. Enzo scrive:

    Questo è il regolamento del verde ( in questo caso dal Comune di Parma) a cui un privato cittadino deve attenersi per quanto i riguarda la manutenzione del suo giardino…… Il verde Pubblico di conseguenza dovrebbe sicuramente esserne da esempio…..!!!!
    Abbattimento, capitozzatura e potatura
    L’abbattimento di un albero privato è consentito solo in caso di morte della pianta, grave patologia o deperimento altrimenti non trattabili e pericolo per l’incolumità di persone o danni alle cose, dimostrati con l’analisi di un agronomo. Gli interventi di capitozzatura (eliminazione dell’intera chioma) sono sempre vietati salvo in caso di instabilità della pianta, necessità di conservare le alberature “a forma di salice” (filari di gelsi, salici…) e interferenza delle ramificazioni dell’albero con linee elettriche o filoviarie. Per l’abbattimento o la capitozzatura i cittadini debbono richiedere l’autorizzazione al Comune almeno 30 giorni prima dell’intervento. Chi abbatte o “capitozza” un albero senza autorizzazione rischia una multa che va da 166 a 498 euro per ogni pianta, più l’obbligo di sostituzione. La potatura è necessaria solo per favorire il corretto sviluppo dell’albero, per rimuovere rami spezzati o gravemente lesionati, per ridurre la chioma per motivi di sicurezza e per garantire la visibilità della segnaletica stradale. Deve essere effettuata secondo precise norme botaniche, ma non è soggetta al rilascio di alcuna autorizzazione. Chi non provvede alla potatura nei casi sopra indicati, però, incorre in una sanzione da 50 a 300 euro.
    VINCENZO CAMPANILE

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