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#siamotuttiap

bullismo s. m. [der. di bullo]. – Comportamento da bullo; spavalderia arrogante e sfrontata. In partic., atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate spec. in ambienti scolastici o giovanili. (Dizionario Treccani)

Forse mai avremmo pensato che potesse essere qualcosa che ci avrebbe riguardato così da vicino.

Ma è proprio ciò che sembra essere successo nei mesi scorsi ad una nostra giovane concittadina, a quanto pare colpevole di un’idea e di un modo d’essere.

Nella giornata di venerdì 15 febbraio, nell’ambito di un’assemblea studentesca, il Liceo “M. Immacolata” si è reso protagonista di una manifestazione spontanea di solidarietà a favore di una giovane ragazza divenuta oggetto di minacce e volgari offese perché evidentemente scomoda…e pochi coetanei di bassa levatura hanno ritenuto più semplice infamarla piuttosto che affrontarla nel dialogo e nel confronto civile.

Quelle che all’inizio sembravano solo chiacchiere sussurrate tra una lezione e l’altra pare siano diventate con il passare del tempo ingiurie sempre più serie e denigratorie. Messaggi privati, la comparsa sotto casa di una scritta che allude ad orientamenti sessuali o ancora il monito di guardarsi le spalle, hanno spinto la giovane studentessa ad uscire allo scoperto e provare a denunciare quelle calunnie che non possono essere tollerate in una società civile quale si proclama quella in cui viviamo.

Una manifestazione che colpisce perché partita dal basso.

Da una ricostruzione della vicenda si apprende che il corpo docente non fosse a conoscenza delle intenzioni degli studenti accorsi così numerosi in quella che sarebbe dovuta essere una normale assemblea di istituto; un segnale, quello dei ragazzi, che ha forse voluto escludere il “mondo dei grandi” per permettere alla ragazza coinvolta di sentirsi a suo agio tra pari, ma sicuramente gli insegnanti se messi al corrente dei fatti avrebbero trovato il modo di tutelare la studentessa nei modi e nelle sedi opportune… perchè non è sufficiente solo manifestare e sentirsi supportati, per dire BASTA bisogna sempre denunciare alle autorità competenti per gli opportuni approfondimenti.

“Non sei sola!”. Questo è quello che i 52 studenti, un esercito di 52 tute blu, colore simbolo della lotta al bullismo, hanno voluto gridare alla vittima in questione e alla nostra comunità. Prendere i microfoni all’interno di una scuole è stato, da un lato, un modo di scuotere le coscienze troppo spesso assopite dei loro coetanei che, presi da loro stessi, non si accorgono di ciò che succede al loro vicino di banco, e dall’altro un modo per chiedere aiuto a quegli adulti rimasti fuori alla vicenda perché colpevoli di non poter capire a pieno quello che è il mondo dei nostri giovani ragazzi.

Una manifestazione che deve far riflettere perché sono queste le cose che vogliamo raccontare: la bellezza di quei ragazzi che sono capaci, da soli, di schierarsi a favore di una persona non solo perché loro amica, ma anche e soprattutto perché fatti gravi come quelli subiti dalla ragazza non rimangano mai taciuti.

È l’omertà che alimenta questi vili personaggi, che si sentono forti dietro un messaggio senza nome o una bomboletta spray, ed è compito di noi tutti impedire che episodi di una tale gravità possano ancora ripetersi.

In che modo? Denunciando, parlandone, urlando che ad ogni loro insulto ci sarà una tuta blu pronta a dire che #siamotuttiap.

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