La dignità politica del 22%
Una riflessione con il massimo rispetto per il percorso fatto, per la sobrietà con cui è stata condotta la campagna elettorale e per il risultato politico ottenuto.
Il 22% raccolto al primo turno non è un dato marginale, né può essere trattato come una semplice riserva di voti da spostare su richiesta. È un risultato politico vero, costruito su una scelta chiara: non accettare decisioni calate dall’alto, non piegarsi supinamente a logiche già definite altrove, rivendicare dignità, autonomia e centralità del territorio.
Proprio per questo, ogni decisione in vista del ballottaggio andrebbe valutata con estrema attenzione.
Dopo una campagna elettorale fondata sulla fermezza, sull’autonomia e sulla critica a un metodo politico ritenuto non rispettoso delle dinamiche territoriali, sarebbe difficilmente comprensibile un appoggio gratuito al campo largo, quasi come se nulla fosse accaduto.
Chi ha votato Siena non ha espresso soltanto una preferenza personale. Ha dato forza a una posizione politica autonoma, alternativa a un metodo, prima ancora che a uno schieramento.
Per questo, la prima opzione da valutare non dovrebbe essere necessariamente quella dell’accordo, ma anche quella della piena autonomia politica al ballottaggio.
Restare autonomi non significherebbe disinteressarsi del futuro della città. Al contrario, potrebbe significare custodire fino in fondo il senso del voto ricevuto, senza trasformarlo in una trattativa e senza farlo apparire come una disponibilità da offrire all’uno o all’altro schieramento.
Un progetto politico serio si misura anche sulla capacità di costruire una opposizione vera, credibile, competente, vigile, capace di incidere nell’interesse della città senza perdere la propria identità.
Se il dibattito pubblico dovesse orientarsi verso ipotesi di accordo, non va dimenticato che il 22% può diventare una forza determinante anche fuori da ogni intesa: una forza di controllo, di proposta, di equilibrio, di vigilanza democratica.
Una presenza autonoma in Consiglio comunale, se coerente e ben organizzata, può pesare molto più di un appoggio frettoloso, soprattutto se quell’appoggio rischiasse di apparire incoerente rispetto alla battaglia condotta al primo turno.
In questo senso, anche lasciare libertà di voto agli elettori sarebbe una scelta politica alta, non una fuga dalla responsabilità. Vorrebbe dire riconoscere che quei voti non appartengono a nessuno e che ciascun cittadino deve poter decidere liberamente, in coscienza, chi ritiene più credibile tra le due candidate al ballottaggio.
Floriana Natale e Rossella Fini devono misurarsi con le proprie forze, con le proprie proposte, con la propria capacità di convincere direttamente l’elettorato. Non possono pensare che il consenso raccolto da Siena sia automaticamente trasferibile, né che possa essere preteso come conseguenza naturale di vecchie appartenenze o di equilibri politici sovracomunali.
Se poi dovesse maturare una scelta diversa, cioè una scelta di appoggio, essa non potrebbe in alcun modo essere sottobanco, implicita o affidata a messaggi ambigui. Dovrebbe essere ufficiale, pubblica, dichiarata, motivata e fondata su un accordo politico riconoscibile, trasparente e proporzionato al consenso ottenuto.
Questo anzitutto per rispetto degli elettori. Chi ha votato la coalizione Siena deve essere messo nelle condizioni di comprendere le ragioni della scelta, i contenuti dell’eventuale accordo, le garanzie ottenute e il ruolo che la coalizione intenderebbe assumere nella futura amministrazione.
Solo così ogni elettore potrebbe valutare liberamente, persona per persona, se condividere quella linea e seguirla al ballottaggio.
Un conto è un accordo politico vero, pubblico, scritto, con contenuti programmatici e responsabilità amministrative adeguate al peso elettorale conseguito, con garanzie precise su metodo, programma e rappresentanza, altra cosa sarebbe un appoggio gratuito, silenzioso o non dichiarato, che rischierebbe di apparire come una resa proprio verso quel metodo contestato durante la campagna elettorale.
La strada, quindi, forse più coerente potrebbe essere non appoggiare nessuno, non entrare in alcuna trattativa, non consegnare il proprio consenso, lasciare libertà di voto e prepararsi a svolgere una opposizione seria, autonoma e responsabile nell’interesse della città.
Il 22% vale molto, non è un pacchetto da consegnare, ma consenso politico, rappresentanza e responsabilità e proprio per questo non può essere regalato ma può essere rappresentato anche scegliendo di restare liberi.
SoniaRitr

