Quando la NOIA diventa un CRIMINE
Lettera alla Redazione di Samuele Zichella
San Giovanni Rotondo, 26 dicembre sono da poco passate le 20.00… una telefonata concitata, la voce di una ragazza che urla aiuto, il resoconto drammatico di una madre priva di sensi che non risponde a nessuno stimolo. È iniziato così quella che sembrava una serata di ordinaria emergenza per i sanitari del 118, ma che si è trasformata in una delle pagine più amare e sconcertanti della cronaca locale recente.
La corsa contro il tempo (perso)
Ricevuta la segnalazione dalla Centrale Operativa, l’allerta è scattata immediatamente in Codice Rosso. Sul posto, in Corso Regina Margherita, sono confluite ben due unità: l’ambulanza di San Giovanni Rotondo (con autista soccorritore e infermiere) e quella di San Marco in Lamis, attivata specificamente per garantire la presenza del medico a bordo, data la gravità descritta.
Arrivati al civico indicato, però, la prima amara sorpresa: al numero 13 non c’era un’abitazione, ma l’ingresso di una chiesa. Mentre i sanitari cercavano freneticamente il luogo del soccorso, tra telefonate confuse e indicazioni contraddittorie fornite dalla figlia della presunta vittima, la verità è emersa in tutta la sua squallida realtà.
”Era solo uno scherzo”
Dopo quasi un’ora di ricerche e tensioni, le ragazzine dall’altro capo del telefono hanno ammesso l’incredibile: era tutto un gioco. Uno scherzo nato dalla noia, messo in atto da due giovani amiche che, per vedere l’effetto che fa, hanno deciso di mobilitare uomini, mezzi e risorse dello Stato.
Le conseguenze: un sistema paralizzato
Bloccare due ambulanze per un’ora non è una “bravata”. È un atto di un’incoscienza inaudita che mette a rischio la vita di tutta la comunità. In quei sessanta minuti:
- Due equipe sanitarie sono state rese indisponibili per vere emergenze (infarti, incidenti stradali, traumi reali).
- Un medico è stato sottratto al territorio per inseguire un fantasma.
- Il sistema di emergenza è stato sovraccaricato inutilmente.
Oltre all’aspetto etico, c’è quello legale. Simili comportamenti configurano il reato di Interruzione di Pubblico Servizio e Procurato Allarme, mancanze gravissime che possono portare a pesanti ripercussioni giudiziarie per i responsabili (o per chi ne esercita la potestà).
Non si può giocare con la vita degli altri. Mentre i nostri mezzi erano fermi davanti a una chiesa a cercare un paziente che non esisteva, qualcuno in un’altra zona della città avrebbe potuto avere davvero bisogno di noi.
Operaratori 118
Un appello alla responsabilità
Il numero di emergenza 112/118 è un filo sottile che unisce la vita alla morte. Usarlo impropriamente significa spezzare quel filo per qualcun altro. Questo episodio deve servire da monito alle famiglie e ai giovani: la noia non può e non deve mai diventare una giustificazione per l’illegalità e la mancanza di rispetto verso chi lavora ogni giorno per la sicurezza di tutti.

