Tra accordi politici incrinati e una voce fermata prima di essere ascoltata, la città vede riemergere tutta la fragilità della maggioranza Barbano
C’è un filo che da settimane attraversa silenziosamente la politica sangiovannese, un filo teso che sembra pronto a spezzarsi da un momento all’altro. È quello degli equilibri — già fragili — che tengono insieme la maggioranza e che ora, tra candidature inattese, malumori crescenti e decisioni improvvise, sembra vibrare più del dovuto.
Tutto parte da una scelta politica che, pur rientrando nella piena libertà di chi l’ha compiuta, ha riaperto questioni che si pensavano superate e rimesso in discussione gli equilibri faticosamente ricostruiti nei mesi scorsi. Non è solo una questione di ruoli: è il senso stesso degli accordi sottoscritti all’avvio della nuova fase amministrativa, quando Insieme – evidentemente – aveva rivendicato un proprio rappresentante in giunta per contribuire alla stabilità della coalizione.
In effetti, in un recente comunicato diffuso dal consigliere Pasquale Viscio, questo malessere emerge chiaramente: la lista civica Insieme ritiene di aver diritto alla propria presenza nell’esecutivo, ruolo assunto invece da altri. Una disparità che, secondo Viscio, altera il patto originario e incrina l’equilibrio politico che aveva permesso alla coalizione di proseguire nonostante le difficoltà.
Per questo lo sconcerto iniziale si è trasformato in un malessere politico evidente: nelle sue parole non c’è solo il rammarico per un posto venuto meno, ma la percezione che quel filo che tiene unita la maggioranza stia lentamente logorandosi.
Ma la vicenda ha avuto un seguito inatteso, forse ancora più significativo dello scontro interno. L’annuncio, da parte di una radio locale, della partecipazione del consigliere a un programma domenicale sembrava un normale momento di confronto pubblico, com’è naturale che accada in una comunità viva e partecipata. E invece, a poche ore dalla diretta, l’appuntamento sfuma. Prima una comunicazione ufficiale che parla di impegni di programmazione, poi la replica di Insieme che racconta altro: pressioni per evitare certi argomenti, l’invito a rimandare la discussione a dopo le elezioni, la sensazione che alcune verità potessero “disturbare” più del previsto.
È qui che la storia smette di essere solo un caso politico e diventa un
segnale da non ignorare. Perché che un rappresentante eletto, in un momento
particolarmente delicato per la città, si veda limitato nella possibilità di esprimersi
su vicende amministrative, non può passare sotto silenzio.
Lo sottolinea con forza anche l’associazione “In Formazione”, parlando di
“allarme censura” e ricordando che non si può costruire una comunità
democratica spegnendo le voci che pongono domande o sollevano criticità.
A prescindere dalle versioni e dai chiarimenti, una verità resta: San Giovanni Rotondo ha assistito a un episodio che mette in discussione il valore fondamentale del confronto pubblico. Non si può chiedere ai cittadini di partecipare se, allo stesso tempo, si creano condizioni per cui chi li rappresenta deve misurare le parole o scegliere tra un’intervista e la propria libertà.
La politica locale non è un esercizio di equilibrio tra silenzi e
convenienze: è dialogo, responsabilità, trasparenza. È, soprattutto, la
capacità di accettare il confronto anche quando è scomodo.
E se oggi le tensioni nella maggioranza rischiano di incrinare la stabilità
amministrativa, un clima in cui si insinua il sospetto di una parola
controllata o filtrata rischia di incrinare qualcosa di ancora più prezioso: la
fiducia.
San Giovanni Rotondo merita una politica che non abbia paura di parlare, di spiegare, di confrontarsi. Merita chiarezza, non zone d’ombra. Merita che mai più si debba discutere non di ciò che è stato detto, ma di ciò che è stato impedito di dire. Perché quando il silenzio diventa più pesante delle parole, non è solo un problema politico: diventa un problema culturale, e riguarda tutti.

